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martedì, Maggio 11, 2021

Roberto Palermo

ESCLUSIVA: PONTE ORETO COME IL PONTE CORLEONE, ANZI PEGGIO!

Il ponte Oreto come il ponte Corleone? Forse anche peggio….

La condizione del Ponte Oreto appare in tutta la sua evidenza in una nota di pochi giorni fa (04/04/2021) avente come oggetto <<Restauro, risanamento conservativo, recupero funzionale e strutturale del ponte sul fiume Oreto lungo l’omonima via”- Stato di conservazione dell’opera e richiesta interventi urgenti>> a firma del Responsabile Procedimento: ing. Tonino Martelli, inviata al propro Capo Area, al Dirigente del settore OO.PP.al Sindaco ed all’assessore ai LL.PP. Siamo in condizione di mostrarvene il contenuto, che riportiamo integralmente.

Proviamo qui a sintetizzarne le 11 pagine, dove si legge che:

dalla fase di reperimento della documentazione presente agli atti d’ufficio, per l’avvio delle attività di RUP di propria competenza, …… è emersa la presenza di n. 2 elaborati tecnici significativi sullo stato di conservazione e sulle condizioni statiche del Ponte, notevolmente dettagliate, ancorchè risalenti nel tempo (2002/2004)..”

In pratica, due relazioni specialistiche vecchie di 16/19 anni, che sembrano “emergere” soltanto negli ultimi giorni. Ma andiamo a vedere di che si tratta:

  • Relazione del DISEG (Dipartimento di Ingegneria Strutturale e Geotecnica) dell’Università di Palermo, datata 01.07.2002, a firma dei Proff. Ingg. Maurizio Papia, Mario Di Paola e Marcello Arici, riportante gli esiti di una INDAGINE CONOSCITIVA sul ponte Oreto in adempimento del Contratto stipulato con il Comune di Palermo giusta DGM n. 70 del 29/02/2000..”
  • “CONSULENZA finalizzata all’individuazione delle condizioni statiche del “Ponte Oreto” sul Fiume Oreto sito nell’omonima via e degli eventuali interventi esecutivi da realizzare sul medesimo, datata giungo 2004, a firma del Professionista Incaricato Ing. Francesco Paolo Filizzola;”

 Nella prima relazione si legge, con parole facilmente comprensibili anche ai non addetti ai lavori, che:

 “Il quadro lesivo e fessurativo dell’opera nel suo complesso manifesta con evidenza uno stato di avanzato degrado della struttura, come peraltro ampiamente documentato nelle documentazioni fotografiche che fanno parte integrante della… relazione.

Tale situazione di degrado, dovuta anche alla mancanza di manutenzione nel tempo, denuncia uno stato di sofferenza strutturale di alcuni elementi costituenti il manufatto. In particolare le solette di intradosso degli archi del primo e del terzo tratto appaiono in cattivo stato di conservazione.

Infatti, in alcune zone è avvenuto il distacco del calcestruzzo di copriferro e le armature risultano in avanzato stato di ossidazione. Tale fenomeno, ove non si intervenga, è ovviamente destinato ad estendersi ed aggravarsi…

I parapetti dell’impalcato sono in pessime condizioni; molti di essi presentano infatti lesioni strutturali importanti. I distacchi di alcuni di essi dalle mensole portanti sono dovuti a spostamenti relativi degli elementi strutturali.

Le lastre di marmo di Billiemi che rivestono i paramenti del ponte sono in gran parte distaccate o in fase di prossimo distacco. Tale accadimento provoca pericolo per i veicoli e per le persone che transitano sotto il ponte.

Si e verificata la presenza di estesi fenomeni di umidita all’interno delle spalle del manufatto, dovuti certamente a perdite e rotture delle tubazioni che le attraversano. Tali fenomeni hanno determinato un’aggressione delle strutture delle spalle provocando carbonatazione nel calcestruzzo ed ossidazione delle armature. All’atto dei sopralluoghi, nella spalla lato Palermo, si è riscontrata la presenza di una notevole quantita d’acqua, raccolta al piede del manufatto, che ricopriva le fondazioni.

Alcune sezioni degli elementi (travi, pilastri, puntoni) che costituiscono l’intrecciata struttura delle spalle manifestano evidenti segni di sofferenza strutturale, rendendo praticamente inservibile ed inefficace l’elemento stesso

… seppure può affermarsi che non vi sia attualmente pericolo di crollo immediato,… del manufatto, certamente la situazione e tale da non consentire un giudizio positivo sul comportamento strutturale dell’opera e tale da non garantire un adeguato coefficiente di sicurezza per la struttura nel suo complesso

Il movimento dei giunti ha generato la perdita la perdita di impermeabilita degli stessi permettendo l’infiltrazione delle acque meteoriche all’interno della spalla

Condizioni che, come è riportato nel seguito della relazione:

“non consentono di affermare l’adeguatezza dei margini di sicurezza nei confronti di una crisi locale”;

Insomma, sembra quasi di rileggere esattamente quanto è stato scritto sul Ponte Corleone dagli esperti chiamati a valutarne le condizioni. La relazione, inoltre, non manca di elencare gli interventi da mettere in atto come “indispensabili ed indifferibili…” già nel luglio del 2002.

Non molto diverse le conclusioni del Prof. Filizzola, corredate di ampia documentazione fotografica, dove si legge che:

 “In alcuni nodi della struttura intelaiata la sezione resistente residua delle stesse barre e praticamente nulla…” e che “si riscontrano gravi segni di ammaloramento della struttura in c.a. Con distacchi di placche di calcestruzzo e messa a nudo dei tondini di armatura”

 Il tutto, naturalmente, in presenza delle solite, immancabili “cospicue e diffuse infiltrazioni d’acqua attraverso la soletta dell’impalcato stradale” che l’autore della relazione, con una nota a piè di pagina, si affretta a confermare scrivendo:

Analoga constatazione si è potuta registrare nel corso del sopralluogo del 19.03.2021 accedendo all’interno della struttura intelaiata/pila del “terzo tratto” notando percolazioni d’acqua copiose e diffuse pur a distanza di molte ore dagli eventi meteorici.”

Lo crediamo bene: se le infiltrazioni erano già “cospicue” nel 2004, come dovevano essere pochi giorni fa?

Le conclusioni non sono più confortanti rispetto alla relazione precedente, infatti…“…Ne è risultato per la prima e per la seconda condizione di carico un coefficiente di sicurezza, in ogni caso superiore all’unità, che però risulta inferiore al valore minimo fissato dalla normativa vigente “,

ma dopo aver effettuato un calcolo statico:

 “..riferito alle strutture riparate e quindi riportate alle condizioni di resistenza originarie.” Mentre invece oggi esse presentano “sezioni di calcestruzzo e di ferro inferiori a quelle che avevano in origine,” ovvero: si è ridotta la parte resistente delle stesse.

Non prima di aver sottolineato la “Mancanza di manutenzione ordinaria….”, anche in questo caso:

deve essere eseguito con assoluta priorità un intervento idoneo a ripristinare le originarie caratteristiche di resistenza di tutte le componenti strutturali e, nel contempo, finalizzati ad eliminare le cause che lo hanno innescato ed alimentato.”

Il tecnico, a questo punto, informa i destinatari che non esiste agli atti un progetto definitivo che consenta di effettuare i necessari lavori di risanamento, e che per farlo occorre ricorrere ad incarico esterno in ragione delle “ulteriormente ridotte risorse umane e professionali degli uffici tecnici..”;  deduce, finalmente che:

“è ora URGENTISSIMO ed INDEROGABILE adottare adeguati provvedimenti (già all’epoca richiesti all’unisono) per ridurre i rischi per la pubblica incolumità”.

Provvedimenti di manutenzione straordinaria, insomma, finalizzati soltanto a “evitare l’ulteriore deperimento delle strutture che potrebbe, realisticamente, compromettere la stabilità dell’opera”.

Per il risanamento del ponte ed il suo adeguamento alla normativa vigente occorrono invece interventi più pesanti, per i quali è necessario procedere all’incarico esterno di progettazione definitiva/esecutiva e, quindi, all’affidamento dei lavori. La stima ottimistica, è di almeno 3 anni.

Nel frattempo, il funzionario chiede “ove non sia ritenuta possibile la chiusura totale della struttura, quantomeno la inibizione dei passaggi pedonali (marciapiedi) e la limitazione del traffico al solo transito di veicoli leggeri, con esclusione degli autocarri (con peso superiore a 35 q.li), o altra misura ritenuta idonea.”

Insomma, un’altra tegola che cade sul complicato sistema viario palermitano, che può contare, ormai, solo su due ponti su 4 per attraversare, senza limitazioni di sorta, il fiume Oreto. E’ il risultato, nemmeno tanto imprevedibile, di almeno 20 anni di totale noncuranza, sancita da relazioni e perizie molto dettagliate e chiare nel richiedere interventi urgenti. Che questi ponti ancora aspettano.

ponte oreto

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