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lunedì, Novembre 29, 2021

Roberto Palermo

TRAGHETTAMENTO DEI TRENI E SICUREZZA, ECCO L’ESPOSTO DI RETE CIVICA

Preannunciato da “In Progress”, l’esposto di Rete Civica giunge alle Autorità competenti, evidenziando palesi carenze sulla sicurezza del traghettamento ferroviario.

Ne avevamo parlato qualche settimana fa, durante una diretta sulla pagina fb di Pino Aprile, scrittore e leader del Movimento 24 Agosto – Equità Territoriale. Oggi l’annuncio ufficiale, che parte dalla riflessione: Rfi, il Prefetto, la Capitaneria di Porto, l’Autorità di Sistema portuale e lo stesso Ministro delle infrastrutture e dei Trasporti possono garantire che il traghettamento dei convogli ferroviari attraverso lo Stretto di Messina si svolge nel rispetto delle norma di sicurezza?

Rete Civica per le Infrastrutture nel Mezzogiorno e decine di cittadini – con il patrocinio dello studio legale Rizzo e Vadalà – hanno posto questa domanda alle Autorità competenti nel loro esposto, al fine di comprendere se le centinaia di passeggeri che, ogni notte, attraversano lo Stretto chiusi dentro gli scompartimenti dei treni, a loro volta imprigionati nella pancia dei gloriosi Ferry boat, possono viaggiare sereni.

Il quesito, sotto forma di diffida, è stata inviato, per conoscenza, anche al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio dei Ministri, al fine di evitare l’ulteriore eccessivo protrarsi di una situazione che presta il fianco a gravi perplessità.

Paradossalmente, a dare origine alla reazione popolare è stata proprio l’ipotesi del Ministro Giovannini – prontamente ripresa dal collega Cingolani – secondo il quale, la soluzione dell’antico problema poteva essere quella di … lasciare tutto inalterato (opzione zero) o potenziare le caratteristiche di un servizio che nessun altro Paese dell’Ue offre.

Una proposta – sostengono i firmatari della diffida – quasi certamente dovuta alla scarsa conoscenza di un problema che meriterebbe di essere trattato con minore sufficienza e superficialità. Secondo i firmatari della diffida, infatti, in Europa esistono soltanto altri due bracci di mare in cui i convogli ferroviari passeggeri vengono imbarcati su navi traghetto. A differenza di quanto avviene in Italia, però, in Germania, Danimarca e Russia, durante la navigazione, i passeggeri scendono dai convogli e si recano sui ponti superiori.

Mentre, di notte, il traghettamento viene interrotto o deviato su percorsi più sicuri. In entrambi i casi, inoltre, ponti e tunnel sommersi sono pronti (o quasi) a sostituire definitivamente una modalità considerata antiquata e pericolosa. Il che rende la proposta di Giovannini e Cingolani decisamente in contrasto con le pratiche europee.

Ma c’è dell’altro: chiunque abbia effettuato il traghettamento con il treno, conosce le condizioni in cui i passeggeri sono ospitati all’interno dei vagoni. Riesce difficile credere che, in caso di pericolo, persone di ogni età e condizione che riposano nelle cuccette e nei WL, al fischio delle sirene, balzino giù dai giacigli, si rivestano, percorrano i corridoi dei vagoni e ne aprano le pesanti porte, scendano altissimi scalini, individuino le vie di fuga, si incuneino tra vagoni posti a pochi centimetri l’uno dall’altro, si accalchino lungo le anguste scalette per risalire dal ponte binari e raggiungano … rapidamente i punti di raccolta per essere condotte in salvo.

E’ questo il “percorso di sfuggita” che, secondo la Convenzione internazionale per la salvaguardia della vita umana in mare (molti altri Regolamenti) dovrebbe essere privo di ostacoli e il più diretto possibile? Un’esagerazione? Provare per credere. Se i Ministri Giovannini e Cingolani avessero dedicato qualche ora a verificare di persona l’opportunità di proporre opzioni mortificanti per chi le subisce da tanti decenni, probabilmente la diffida non sarebbe mai partita.

E, probabilmente, non si sarebbero accampate tante perplessità, alcune assolutamente a sproposito, sull’attraversamento stabile sullo Stretto, che da almeno 30 anni è stato individuato nel Ponte a campata unica. Opera già appaltata che, se finanziata nell’ambito del Recovery Fund, potrebbe essere subito cantierizzata, risollevando le sorti dell’intero meridione e ponendo l’Italia al centro dei flussi commerciali internazionali

esposto traghettamento

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