Per la prima volta nella sua storia, il porto di Rotterdam ha toccato la soglia dei quindici milioni di teu movimentati in un anno. E i porti italiani?

Dal sito Transeuropa.it leggiamo che per la prima volta nella sua storia, il porto di Rotterdam ha toccato la soglia dei quindici milioni di teu movimentati in un anno. Anzi, in poco meno di un anno, perché il container che ha portato la movimentazione a tale cifra è sbarcato il 22 dicembre, accompagnato dalle sirene di un’unità dell’Autorità portuale.

Già alla fine di settembre, quando le statistiche portuali hanno mostrato un aumento nel container del 7,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Ma, continua il sito, “la ripresa post-pandemica dello scalo olandese è iniziata già nell’autunno del 2020. L’Autorità portuale segnala che il numero di container movimentati mostra un tasso di aumento maggiore del tonnellaggio relativo al loro contenuto, spiegando che ciò avviene per due motivi. Il primo è che stanno aumentando il trasbordi di container vuoti e il secondo che è l’aumento dei noli sta escludendo dal trasporto in container alcune tipologie di merci, tra cui quelle più pesanti e di minor valore, che riduce il peso medio dei contenitori pieni.”

Interessanti le dichiarazioni della direttrice commerciale della Port of Rotterdam Authority, Emile Hoogsteden, la quale prevede che proseguirà l’attuale congestione dei terminal container del porto anche nel 2022: “Questo perché la flotta internazionale di navi portacontainer e la capacità dei terminal non stanno crescendo ad un ritmo commisurato alla domanda. L’Autorità portuale continuerà a sottolineare e incoraggiare l’importanza della digitalizzazione, della cooperazione e della condivisione dei dati per fornire una risposta migliore alla pressione globale sulla catena logistica, ora e in futuro”.

In Italia, quindi, ci sarebbe spazio per aiutare i poveri olandesi, che, con le loro strutture (100 km di banchinamenti solo a Rotterdam) proprio non ce la fanno a tenere testa al traffico mondiale. Potrebbe aiutarli Gioia Tauro, attrezzata già per l’attracco delle mega-portacontainers (come quella in foto) da 15.000 TEU ed oltre. Oppure Augusta, che può contare su un’enorme rada, da collegare però al continente tramite il Ponte sullo Stretto. Ma dalle nostre parti va di moda Genova, oggetto, quasi in monopolio, dei fortissimi investimenti previsti dal PNRR.

Il capoluogo ligure, però, insieme a tutti i porti della Liguria (Vado Ligure e Savona in particolare) riesce a malapena a superare i 2 milioni di tonnellate di TEU annui. Cioè, devono mettersi insieme 3 enormi porti del nord Italia per arrivare a meno di un settimo dei volumi movimentati a Rotterdam.

D’altronde, neanche tutti i porti d’Italia messi insieme riescono a raggiungere i volumi olandesi, dato che tutto quello che c’è a sud di Napoli lavora al massimo al transhipment. Non facendo sistema, ma puntando soltanto su uno o due porti (l’altro destinatario dei fondi del PNRR è Trieste) è facile comprendere che gli olandesi dovranno risolverseli da soli i loro problemi di congestione.

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