STRETTO DI MESSINA, PREOCCUPA IL SILENZIO SULL’INCENDIO DELLA “OLYMPIA” – L’INIZIATIVA DI RETE CIVICA ANCORA SENZA RISPOSTA

La vicenda della nave Euroferry Olympia, il traghetto della Grimaldi Lines diretto a Brindisi dalla Grecia, devastato da un incendio scoppiato nella notte tra giovedì e venerdi scorsi,  è un fatto di cronaca agghiacciante. In questo momento, si registrano un morto e dieci dispersi, ma, a tre giorni dalla tragedia, è purtroppo presumibile che il bilancio andrà ad aggravarsi.

Su questa vicenda, che ancora una volta mette in luce le gravi carenze esistenti da sempre nella sicurezza della navigazione, non abbiamo visto l’attenzione che ci saremmo aspettati da parte dei media italiani. Non sappiamo se ciò sia dovuto alla nazionalità dei passeggeri, per la maggior parte stranieri, o perché l’incidente non sia avvenuto in acque italiane o, ancora, perché giornali e TV abbiano ritenuto di occuparsi di altro. Motivi che non giustificano affatto la scarsa attenzione.

Il problema della sicurezza sul mare andrebbe invece affrontato con serietà ed attenzione, e non solo da parte dei media. Basti pensare alle sacrosante leggi vigenti nel campo della sicurezza in Italia, spesso molto rigide, che sembrano valere ovunque ma non per mare. Ed in uno stato affacciato sul mare da tre lati, e con gravi precedenti (si pensi soltanto alla Moby Prince o alla Concordia) la cosa dovrebbe quanto meno destare allarme.

Il caso più clamoroso e preoccupante, in tal senso, è la condizione di alcune linee di navigazione “critiche”, dove le norme di sicurezza sembrano quanto meno sottovalutate; è il caso dello Stretto di Messina. Si consideri che sullo Stretto, ogni giorno, vengono effettuate fino a 254 corse di navi traghetto, da Messina a Villa San Giovanni e viceversa. Queste corse, a cui si aggiungono decine di corse di aliscafo, vengono effettuate nell’intero arco delle 24 ore, 365 giorni all’anno.

Il flusso, già impressionante, si incrementa nel periodo estivo, quando occorre far fronte alle migliaia di veicoli che si accodano per chilometri sulle due sponde dello Stretto. Un flusso di autoveicoli, leggeri e pesanti, nonché di treni, che riguarda ogni giorno decine di migliaia di passeggeri.

Della loro sicurezza si è occupata Rete Civica per le Infrastrutture (QUI una conversazione con il suo presidente, Avvocato Fernando Rizzo), che oltre 6 mesi fa, il 3 agosto 2021 ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica, preceduto da una diffida sottoscritta da 114 persone alle seguenti autorità: RFI, Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile, Prefetto di Messina, Capitaneria di Porto di Messina e Reggio Calabria, Autorità di Sistema Portuale dello Stretto.

L’esposto ha come oggetto proprio le condizioni di sicurezza in fase di navigazione, e segnatamente quelle che riguardano i passeggeri dei treni. Le carrozze di questi ultimi, per chi non lo sapesse, dopo lo sgancio del locomotore e la scomposizione del treno, vengono imbarcate sul traghetto con il loro carico di viaggiatori, per essere sbarcate a destinazione dove il treno viene ricomposto e dotato di locomotore per continuare il viaggio.

Come sa chiunque si sia spostato dalla Sicilia al continente e viceversa in treno, durante la traversata i passeggeri scendono dalle carrozze o vi rimangono (magari perché i treni sono notturni e stanno già dormendo) a loro piacimento. In realtà, non dovrebbe essere così: per precisa disposizione della Capitaneria di Porto di Messina, ai fini della sicurezza, i viaggiatori dovrebbero scendere dalle carrozze prima dell’inizio della traversata, spostarsi sul ponte salone passeggeri durante la stessa e rientrare sul treno soltanto quando la nave è giunta a destinazione.

I fatti di venerdì scorso spiegano il perché di questa disposizione: è infatti accertato che la vittima ed i dispersi della “Grimaldi” si trovavano nel garage della nave, a bordo dei propri veicoli e non hanno fatto in tempo a raggiungere un luogo sicuro. I passeggeri delle carrozze ferroviarie, durante la traversata dello Stretto, sarebbero in una condizione ancora più sfavorevole: dovrebbero infatti, in caso di emergenza, uscire di corsa tutti insieme da una delle due uscite di ogni carrozza prima ancora di accedere al percorso verso un luogo sicuro:  operazione più complessa della semplice apertura della portiera di un autoveicolo.

Una denuncia assolutamente fondata, quindi e, purtroppo, anticipatrice della disgrazia verificatasi sull’Adriatico; denuncia che, tuttavia, non ha avuto alcun seguito. Nessuna risposta, infatti, è pervenuta a Rete Civica da nessuno degli interessati: né da RFI, né dal Ministero, né dal Prefetto né, tanto meno, dalla stessa Procura della Repubblica. Al punto che Rete Civica ha pensato bene di inviare, scaduti i sei mesi dalla presentazione della denuncia, una richiesta di informazioni sul procedimento.

Un esempio di scarsa attenzione alla sicurezza o di semplice lentezza nell’attivazione di un procedimento di verifica a carico di chi, quella sicurezza, dovrebbe assicurarla? Non ci è dato sapere, ma preferiremmo, comunque, che il procedimento si avvii al più presto, soprattutto per capire se è sicuro, o meno, attraversare lo Stretto in questo modo.

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