SULLA CRISI RUSSO-UCRAINA, OSPITIAMO IL CONTRIBUTO DI LIVIO GHERSI, CHE CI AIUTA A MANTENERE IL SENSO CRITICO SU QUANTO CI MOSTRANO I MEDIA

Un parere che può fare discutere ma che riteniamo di porre alla vostra attenzione, alla luce dei fatti drammatici che avvengono in questi giorni. Ce lo propone Livio Ghersi, laureato in giurisprudenza, ha lavorato come dipendente della struttura burocratica servente dell’Assemblea regionale siciliana, con la qualifica di consigliere parlamentare. Ha pubblicato diversi libri di contenuto storico e filosofico, tra i quali “Croce e Salvemini. Uno storico conflitto ideale ripensato nell’Italia odierna” (Casa Editrice Bibliosofica, Roma 2007).


 

Tutti i canali televisivi, del servizio pubblico e privati, trasmettono ogni giorno immagini del tipo: donna con il volto insanguinato; edificio di civile abitazione sventrato dalle bombe o dai colpi d’artiglieria; carro armato russo che sale sopra un’automobile in movimento e la schiaccia; donne ucraine raccolte in preghiera in una chiesa di Roma; donne ucraine che raccontano, piangendo, dell’angoscia che provano per aver sentito i propri familiari rimasti in Ucraina.

In altre parole, è in corso un’operazione di uso massiccio degli organi di informazione, condotta a reti unificate, che deve avere come esito il fatto che gli italiani si convincano che i russi sono “cattivi”, spregiatori dell’umanità, nemici dei diritti umani e della gente comune. Gli italiani devono essere, poco a poco, educati ad odiare questo “nemico”. In questo clima diventa veramente difficile tentare di dire qualcosa fuori dal coro. L’emotività viene sollecitata proprio per togliere spazio ai discorsi razionali. Ci vuole anche del coraggio fisico ad insistere sugli argomenti, contro le passioni che urlano.

Poi, però, succede di ascoltare i nostri rappresentanti politici che, nella solennità delle due  Camere del Parlamento, esprimono la loro ferma condanna. Sanzioni: non bisogna più comprare gas dalla Russia, o grano dall’Ucraina. Sanzioni ancora più dure: bisogna estromettere la Russia dal sistema internazionale delle transazioni bancarie. I nostri valorosi rappresentanti politici ammettono, certo, che le sanzioni avranno anche conseguenze molto negative sull’economia italiana.

Ma ecco la soluzione geniale: ci penserà l’Unione Europea a creare un apposito fondo, consistente il doppio, anzi il triplo, di quello che è stato istituito in occasione della pandemia del covid-19. Tutti i 27 Stati membri dell’Unione potranno attingere liberamente da quel fondo. In questo modo coloro che patiscono gli effetti negativi delle sanzioni, a partire dai camionisti, saranno prontamente risarciti. Grazie al denaro, facile e illimitato dell’Unione Europea, nessuno avrà problemi.

Posso dire che mi vergogno di essere rappresentato da uomini politici così irresponsabili e cialtroni? Si trascura di ricordare che i fondi europei stanziati per l’Italia in ragione della pandemia ancora sono stati erogati soltanto in minima parte, sono condizionati alla effettuazione di riforme che non si sa se il nostro Paese sarà effettivamente capace di fare e si prevede che debbano essere restituiti entro un
certo lasso di tempo.

Questi politici, che disonorano la politica e le Istituzioni, dovrebbero essere colpiti con la sanzione dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Promettono, con leggerezza, ciò che sanno perfettamente non sarà possibile mantenere. Illudono la gente. La corrompono per ottenere consenso, largheggiando con un “denaro finto”, un denaro che non c’è.

I predetti politici sarebbero tenuti – per dovere d’ufficio – a masticare un po’ d’economia. Il grande problema è che per avere le risorse finanziarie che occorrono non basta stampare denaro. Non basta mettere in circolazione tanta carta-moneta, dollari o euro che siano. Perché se questa carta-moneta non rispecchia i valori reali dell’economia, in poco tempo si deprezza, si genera inflazione. Di conseguenza, i prezzi di ogni merce iniziano a salire vertiginosamente.

Ritorno, quindi, a parlare di Ucraina. In modo lucido, non conformista, come si dovrebbe fare. La mia simpatia e la mia solidarietà incondizionate vanno alla popolazione ucraina, tanto filoccidentale, quanto filorussa, che è in grave sofferenza. Esprimo, invece, il mio dissenso dalla tesi che l’attuale governo di Kiev incarni la causa della libertà.

Non si tratta di patrioti, ma di nazionalisti. I quali, come tutti i nazionalisti, sono estremisti, aggressivi, guerrafondai. Trasudanti retorica: non cederemo ai russi un metro del nostro sacro suolo, eccetera. Non dimentichiamoci che gli ucraini non furono soltanto invasi dai tedeschi nel luglio del 1941, ma alcuni di loro si unirono come volontari alle forze armate di Hitler e concorsero alla “Operazione Barbarossa”; contro l’Unione Sovietica. È storicamente documentata l’esistenza di una divisione delle SS che prendeva il nome dai volontari della Galizia.

Come tutti dovrebbero sapere, gli Stati Uniti d’America, il Regno Unito e l’Unione Sovietica sono stati alleati nella seconda guerra mondiale. La resistenza dell’Unione Sovietica fu di fondamentale importanza per la sconfitta del nazismo e del fascismo. Gli attuali nazionalisti ucraini sono chiaramente collegati ai circoli più oltranzisti degli Stati Uniti e della Nato. Viktor Janukovyc, legittimo presidente dell’Ucraina (eletto in libere elezioni), ma con il torto di essere filorusso, fu allontanato dal potere nel febbraio del 2014.

Da violente manifestazioni di piazza promosse per la causa della libertà e determinatesi spontaneamente, come in Occidente si preferisce ritenere. Non sarebbe inappropriato, però, parlare di un colpo di stato. Di questo i servizi segreti ed i servizi di intelligence degli Stati Uniti sanno più di qualcosa. Avvenimenti accaduti un mese prima che, nel marzo del 2014, il “cattivo”; Putin iniziasse a tutelarsi, occupando la Crimea.

La responsabilità politica e storica di quanto sta avvenendo non può essere addossata unicamente a Putin e alla Russia. È anche il risultato della politica dissennata condotta dagli Stati Uniti d’America che, a partire dal 1999, poi nel 2004, poi nel 2009, non hanno lasciato niente di intentato per portare sotto la propria sfera di influenza gli Stati che prima avevano fatto parte del Patto di Varsavia, quindi pure Stati che prima erano parte integrante dell’URSS. Quella che è stata giustamente definita la “insaziabile bulimia” della Nato ha avuto una chiarissima finalità antirussa.

Si pensava forse che tutto questo potesse avvenire “gratis”, che la Russia avrebbe sempre subìto senza reagire? Ricordiamo la crisi internazionale del 1962, quando il Presidente degli USA John F. Kennedy fu prossimo a scatenare una guerra mondiale perché venivano installati missili con testate nucleari a Cuba? Perché quando la medesima esigenza di proteggersi ispira le azioni della Russia ciò viene visto come un atto di arroganza?

La Russia sta reagendo ad una prolungata aggressione dell’Occidente. La russofobia non mi appartiene. Un popolo che ha espresso Dostoevskij è parte integrante dei vertici dell’umanità, dal punto di vista spirituale. Allo stesso livello dei popoli che hanno espresso Dante Alighieri, Shakespeare, o Goethe. Le mediocri persone che al momento sono ai vertici delle Istituzioni dell’Unione Europea, invece di riflettere sulle responsabilità della UE nel consentire che si si arrivasse alla situazione attuale, invece di porsi come mediatori, invece di pensare a quale possa essere il ruolo proprio dell’Europa nel contesto
internazionale, invece di tenere conto che è interesse precipuo degli europei avere buone relazioni con i russi e stabilire con loro rapporti di cooperazione economica e di interscambio commerciale reciprocamente vantaggiosi, svolgono il loro compitino di servi degli Stati Uniti.

Si intende che è pure interesse degli europei continuare ad avere buone e proficue relazioni con gli Stati Uniti. Basta sapere che i loro interessi non coincidono necessariamente con quelli della nostra vecchia amata Europa; anzi, molte volte sono confliggenti. È questo il caso del gasdotto denominato “Nord Stream 2”, le cui tubazioni sono posate sul fondo del Mar Baltico e collegano la Russia con la Germania, senza entrare nei territori dell’Ucraina e della Polonia.

La tenace cancelliera tedesca Angela Merkel è riuscita a far realizzare tale opera, resistendo a pressioni, da parte degli americani, che sono state continue e molto pesanti. Non si vede cosa ci sia di scandaloso nel fatto che Germania e Russia, Paesi geograficamente vicini, abbiano trovato fra loro un accordo di cooperazione, reciprocamente vantaggioso. Oggi l’opera, completata nel mese di settembre del 2021, appare destinata a restare inutilizzata: sarà soltanto un “pezzo di ferro” nel Mar Baltico, come in queste ore ha dichiarato con soddisfazione un esponente della Nato che parlava in nome e per conto del governo americano.

Gli Stati Uniti sono così premurosi nei confronti degli europei, così attenti alle loro esigenze, che li riforniscono di gas allo stato liquido, prodotto, guarda un po’, in territorio americano e trasportato con grandi navi via oceano. Peccato che il tutto faccia crescere in modo notevole il prezzo del gas. Bisogna precisare che questa politica americana è costante, qualunque sia il presidente USA che la incarna. Non ci sono differenze sostanziali tra l’atteggiamento verso l’Europa delle amministrazioni di George W. Bush, Barack Obama, Donald Trump, Joseph Biden.

Nel 2014, al tempo del democratico Obama, la vice Segretario di Stato per gli affari europei, Victoria Jane Nuland, proprio con riferimento alla seconda crisi ucraina, si lasciò scappare una frase nei confronti dell’Unione Europea che non si sta qui a ripetere, né nell’originale inglese, né nella traduzione italiana, perché si tratta di una volgarità gratuita che, oltre tutto, non sta bene in bocca a una signora.

Mi viene quasi da ridere per il fatto che, da “liberale”, mi tocchi argomentare che Putin non è folle e non ha tutti i torti. Il fatto è che i “liberali” nostrani pensano che la fedeltà alla Alleanza Atlantica sia un cardine del liberalismo. Mi permetto di raccontare un aneddoto. Durante la prima Legislatura repubblicana, Benedetto Croce era membro di diritto del Senato (perché ex membro del Senato del Regno, della Consulta nazionale, dell’Assemblea Costituente).

Nel mese di marzo del 1949 il Partito Comunista italiano cominciò ad agitarsi, in entrambe le Camere del Parlamento, per protestare contro l’intento del Governo italiano di aderire al Patto atlantico. Il Trattato fu sottoscritto a Washington il 4 aprile del 1949. Seduta dopo seduta, molti oratori del PCI intervenivano sulle “comunicazioni” rese dal Governo. Mentre, dal punto di vista parlamentare, un dibattito si sarebbe dovuto aprire in un momento successivo: al momento della discussione del disegno di legge di ratifica del Trattato.

Croce aveva allora 83 anni, era di salute malferma e, per effetto di una caduta, aveva difficoltà nella deambulazione. Di conseguenza, non poteva recarsi a Roma. Scrisse allora una lettera all’amico liberale senatore Alessandro Casati; però, contemporaneamente, passò il testo della lettera al quotidiano Il giornale di Napoli. Voleva che i contenti della lettera fossero resi pubblici. Il vecchio filosofo sosteneva l’adesione alla Nato, ma in funzione esclusivamente difensiva. Citò, come precedente storico, l’adesione del Regno d’Italia alla Triplice alleanza con il Regno di Prussia e la duplice Monarchia austro-ungarica, avvenuta nel maggio del 1882, quando presidente del Consiglio dei Ministri era Agostino Depretis (della cosiddetta Sinistra” di allora).

La Triplice era appunto una alleanza soltanto difensiva: l’obbligo di intervenire militarmente in difesa di un alleato sarebbe scattato unicamente se uno dei tre contraenti fosse stato attaccato da altre potenze. Poiché la grande guerra europea del 1914 deflagrò su iniziativa dell’Austria-Ungheria (che non era stata attaccata da alcuno) l’Italia, legittimamente, ritenne di non aver alcun vincolo di alleanza con gli Imperi centrali. La Nato aveva un senso quando fu istituita, nel 1949, poi negli anni Cinquanta, Sessanta, Settanta, Ottanta, del Novecento: quando il mondo appariva diviso in due sfere d’influenza e o si stava con l’Occidente, o si stava con i Paesi del cosiddetto “socialismo reale”. Meglio con l’Occidente (con tutti i suoi difetti).

Benedetto Croce non ebbe dubbi e io penso che fece bene e sono d’accordo. Dopo lo scioglimento dell’Unione Sovietica, nel 1991, la Nato andava radicalmente ripensata. Ad esempio, sarebbe stato intelligente coinvolgere in essa pure la Russia; perché in questo modo si sarebbe operato effettivamente per la stabilizzazione del continente europeo e per la pace. Agli Stati Uniti, però, non stava bene: volevano continuare ad avere saldamente in mano la catena di comando. Non volevano negoziare seriamente con la Russia; semplicemente, volevano annettersi, poco a poco, tutti gli Stati già facenti parte del Patto di Varsavia e poi le stesse repubbliche facenti parte dell’Unione Sovietica (Paesi
baltici, Georgia, Ucraina).

Infine, auspicabilmente, la medesima Russia. Le tragiche emergenze attuali dimostrano quanto sarebbe importante realizzare effettivamente quella politica di difesa comune europea, della quale tanto si parla. Tale politica, tuttavia, ha senso soltanto se sarà determinata, organizzata e diretta dalle Istituzioni dell’Unione Europea. Non dagli Stati Uniti. Se pure dovesse restare una alleanza militare più ampia, come la Nato, ma auspicabilmente con altro nome, è chiaro che all’interno di essa l’Unione Europea, intesa come soggetto unitario, dovrebbe avere una autonomia decisionale non inferiore a quella di cui gode, ad esempio, la Turchia.

Palermo, 26 febbraio 2022

Livio Ghersi

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