Precisazioni sul comunicato stampa dall’Associazione Ferrovia Valle Alcantara

MESSINA – Con riferimento al comunicato stampa diffuso ai media il 18 marzo 2022 dall’Associazione Ferrovia Valle Alcantara (Associazione FVA), lo scrivente Comitato pro ferrovia Valle Alcantara, composto dall’Associazione Ferrovie Siciliane e da Sicilia in Progress, rappresenta quanto segue.

Innanzitutto, ci fa piacere constatare che l’Associazione FVA prenda finalmente in considerazione il ripristino commerciale della linea Alcantara – Randazzo, avendo per anni lottato per il semplice ripristino come “ferrovia turistica” nell’ambito della Legge 128/2017. Un ripristino, lo rammentiamo, che vedrebbe circolare sulla linea soltanto qualche treno storico al mese, quando l’esercizio commerciale garantirebbe alla Valle Alcantara e ai suoi abitanti treni moderni che effettuerebbero un servizio regolare con decine di corse al giorno, tutti i giorni dell’anno. Treni che li collegherebbero con l’area metropolitana di Messina, da una parte, e con quella di Catania e il suo aeroporto dall’altra.

In tal senso, rassicuriamo i membri dell’Associazione FVA che, riguardo all’esercizio commerciale le “le giuste condizioni atte a sostenerlo” esistono già, e sono state accertate da uno studio di fattibilità commissionato dall’Associazione Ferrovie Siciliane e presentato il 10 marzo 2017 a Giardini Naxos alla conferenza “La ferrovia Alcantara-Randazzo: il suo ruolo comprensorio, il suo ruolo turistico, il suo ruolo commerciale” alla presenza di rappresentanti degli Enti Locali, di consumatori e dei pendolari e della stessa Rete Ferroviaria Italiana (RFI). L’Associazione FVA, pur invitata, ritenne in quell’occasione di non presenziare l’appuntamento, come peraltro non ha fatto neanche lo scorso 5 marzo 2022, durante il sit-in organizzato dalla scrivente alla stazione FS di Taormina-Giardini proprio a favore della riapertura della ferrovia Alcantara-Randazzo. Né sono andati a buon fine i diversi tentativi, susseguitisi negli scorsi anni, di aprire una qualsiasi interlocuzione con l’Associazione FVA, forse troppo intenta a consolidare la sua partnership con Fondazione FS Italiane.

Il ripristino commerciale, peraltro, è tutt’altro che “impossibile” come sostiene la nota, e non esiste alcuna “notevole differenza nei costi di ripristino”: ribadiamo, ancora una volta, che il ripristino di una ferrovia, sia essa percorsa da treni storici o da treni moderni, deve rispondere a precisi standard tecnici e di sicurezza che, grazie al cielo, sono affidati a professionisti seri e coscienziosi come quelli dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie e delle Infrastrutture Stradali e Autostradali (ANSFISA), e non certo alle convenienze di qualche improvvisato ferro-amatore. Pertanto, nessuna differenza di costo può esserci tra il ripristino come “linea turistica” e il ripristino come linea commerciale.

Quest’ultima ipotesi, oltre ad essere diventata una richiesta unanime del territorio a seguito del lavoro d’interlocuzione che a tutti i livelli abbiamo intrapreso da oltre un decennio, non precluderebbe affatto la percorrenza di treni turistici e, quindi, permetterebbe di ottenere tutti i benefici possibili (trasporto pubblico locale, riduzione del traffico veicolare su gomma, accessibilità della Valle, trasporto turistico mediante treni moderni, treni storici, traffico merci), a fronte della stessa spesa di denaro pubblico. Appaiono pertanto incomprensibili le ragioni per cui un’infrastruttura pubblica, per tornare alla sua originaria finalità mediante soldi pubblici, debba passare attraverso la gestione ad opera di soggetti privati per finalità che, pur rispettabilissime, rimarrebbero appannaggio di un’esigua utenza di nicchia.

Seri dubbi, infine, ci derivano dall’entità di somme destinate dal fondo integrativo del PNRR: 60,5 milioni di euro per tutte le ferrovie dismesse in Sicilia, di cui 40 milioni per la sola ferrovia Noto – Pachino, rimarrebbero 20,5 milioni per tutte le altre linee siciliane, fra cui la ferrovia Alcantara – Randazzo. Del tutto insufficienti al vero ripristino dell’infrastruttura: la stima che ci proviene da fonti RFI, confermata dallo studio sopra citato, ammonta ad almeno 200 milioni di euro. Il ripristino della ferrovia nella sua interezza, pertanto, sarebbe impossibile attraverso i fondi legati alle “ferrovie turistiche” che, evidentemente, finirebbero per essere impegnati per finalità diverse: forse la riqualificazione di qualche fabbricato di stazione.

 

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