ALCUNE IMMAGINI FANNO COMPRENDERE QUANTO SIA COMPLESSO IL RECUPERO DI UNA FERROVIA, LA NOTO-PACHINO, CHIUSA DA 36 ANNI.

Abbiamo già affrontato il tema del ripristino della ferrovia dismessa Noto-Pachino, in un nostro precedente intervento, palesando tutte le nostre perplessità per le finalità che si vorrebbero perseguire: utilizzare l’infrastruttura esclusivamente come “ferrovia turistica”.

Dal momento che ci piace parlare avendo contezza della situazione reale, e diffidando da proclami e facili entusiasmi (reperibili a tonnellate sui social), siamo andati a verificare le condizioni della ferrovia dismessa Noto-Pachino mediante un sopralluogo. Conoscevamo già, invero, i problemi del ripristino della linea sospesa nel 1986 e definitivamente dismessa nel 2002, e sapevamo che avremmo scoperto nuove difficoltà. Mai avremmo immaginato di scoprirne di così grosse.

Va detto che la linea si dirama dalla Siracusa-Canicattì all’altezza della stazione di Noto, dalla testata di stazione lato Siracusa. Una configurazione che ha sempre condizionato l’esercizio della linea che, per la relazione Pachino-Siracusa esigeva il “cambio banco” dei  treni utilizzati, con inversione di marcia. In realtà, sappiamo benissimo che la ferrovia venne concepita soprattutto per le merci, e la sosta a Noto, comunque utilizzata per i necessari smistamenti, un dato certo per l’esercizio.

Dalla stazione netina la linea si immette in un lungo ponte in muratura che scavalca il fiume Asinaro che già, di suo, dovrebbe essere oggetto di una pesante riqualificazione, dopo oltre 36 anni di manutenzione assente. Proseguendo in direzione est verso il mare, la linea è interessata da diverse opere d’arte e tratti in trincea. Una di queste è molto recente: si tratta dello scavalcamento dell’autostrada, eseguito in occasione della realizzazione della stessa intorno al 2006. In quel periodo, si pensava di utilizzare la linea esclusivamente come pista ciclabile, pertanto è facile prevedere che il dimensionamento del ponte non consente il passaggio dei treni.

Ma la  nostra attenzione è stata focalizzata nel tratto che interessa la contrada di Lido di Noto, raggiunta dalla linea al termine di un rettilineo quasi ininterrotto dove, con un’ampia curva, la linea corre parallelamente alla linea cdi costa. Qui è facile vedere, in corrispondenza di uno dei numerosi passaggi a livello, quanto siano vicine le abitazioni dal tracciato ferroviario. Ci aiutano, in tal senso, i lavori di sfalcio e pulizia del sedime ferroviario eseguiti recentemente, troppo frettolosamente definiti “interventi di ripristino” della linea dismessa.

La situazione diventa molto più complessa qualche centinaio di metri più avanti. Dove la strada provinciale litoranea si avvicina pericolosamente al tracciato ferroviario. Un intervento dei primi anni duemila, infatti, ha reso necessario l’arretramento a monte della provinciale per sottrarla all’erosione costiera. Pertanto, adesso la strada si trova addossata alla linea ferroviaria, e le distanze sono tali da rendere impossibile un esercizio ferroviario minimamente scuro. Siamo nei pressi dell’antica stazione di Noto Marina.

Ancora più avanti, la linea impegna alcuni rilevati realizzati con le metodologie del tempo, ovvero a scarpate molto ripide. Una tipologia che non assicura la necessaria stabilità alla sede ferroviaria secondo gli standard vigenti, e che quindi renderà necessario il rifacimento integrale dei manufatti, sula scorta di quanto si sta facendo sui rilevati di line realizzate nello stesso periodo: citiamo, ad esempio, il caso della Alcamo-Milo-Trapani.

Materiale di risulta occupa ancora la linea ferroviaria presso Lido di Noto

Di seguito, il problema dei problemi: ovvero il complicato rapporto della ex linea ferroviaria con l’edificazione degli ultimi anni nella contrada marinara di Lido di noto. In particolare,  la linea costeggia una strada, la via Istrice, vicinale fitta di abitazioni e di accessi alle stesse. in questo tratto, il vecchio sedime ferroviario, situato più in basso, è completamente ricoperto da uno spesso riempimento. Tanto difficile da rimuovere da essere rimasto intatto nonostante i recenti lavori effettuati per liberare il binario esistente da erbacce e risulte.

La sede ferroviaria in trincea, completamente ricoperta di materiale presso via Istrice
Via Istrice e gli ingressi delle abitazioni. al centro, l’ex sedime ferroviario interamente interrato

Quello che preoccupa, in tale situazione, non è tuttavia il materiale da rimuovere, bensì gli accessi a fondi ed abitazioni private realizzate proprio grazie al riempimento. Tra questi, anche esercizi di tipo alberghiero. In alcuni punti, addirittura, il vecchio sedime ferroviario si trova inglobato all’interno delle proprietà private, con tanto di recinzioni e cancellate. La via Istrice, peraltro, corre praticamente a ridosso delle rotaie, e non si riesce minimamente ad immaginare la ferrovia nuovamente in esercizio senza il ridimensionamento, se non la completa eliminazione della strada: in alcuni punti, la sua larghezza è di soli tre metri.

E pensare che, insieme alla realizzazione della linea, si prevede pure il suo affiancamento con una pista ciclabile! Come la mettiamo con gli accessi che, come spiegato sopra, la strada garantisce a villette ed esercizi alberghieri? Difficile trovare una soluzione tecnica che non preveda opere complesse, sottopassi ed ampi espropri compresi.

Non andiamo oltre, per il momento, nell’esame della linea che da qui a Pachino percorre ancora una ventina d km, irti di problematiche similari, sia come opere d’arte (si pensi al lungo attraversamento del fiume Tellaro) sia come urbanizzazioni a ridosso (si pensi alla zona di Marzamemi). Difficile pensare che in queste condizioni possa bastare lo stanziamento di 40 milioni previsto nel PNRR, tanto pubblicizzato nelle scorse settimane, se si pensa che soltanto la sostituzione dell’armamento (rotaie e massicciata) richiede somme quantificabili in oltre un milione di euro a km. Ed i km sono 27…

Considerando anche che lo stanziamento comprende le “somme a disposizione” in cui sono inserite l’IVA, gli oneri di progettazione e Direzione lavori, ma anche gli espropri, quanto rimane per la riqualificazione delle opere civili esistenti o, più probabilmente, per il loro rifacimento? E quanto serve per risolvere i problemi che abbiamo evidenziato, seppur solo in una parte della linea?

Fra pochi giorni, metteremo on line un FILMATO che riassume l’intero sopralluogo. Seguiteci ed iscrivetevi, nel frattempo, al nostro canale Youtube “IN PROGRESS”: riceverete in anticipo l’avviso della messa on line del filmato!

Situazione in via Istrice, a Lido di Noto
NOTO PACHINO
Via Istrice a ridosso delle rotaie della ferrovia dismessa

114 Commenti

  1. Thank you for the sensible critique. Me & my neighbor were just preparing to do a little research on this. We got a grab a book from our area library but I think I learned more clear from this post. I’m very glad to see such magnificent information being shared freely out there.