IL RIPRISTINO DELLA NOTO-PACHINO PONE PROBLEMATICHE DIFFICILMENTE RISOLVIBILI. QUALI LE ALTERNATIVE?

Prescindendo dal non trascurabile dettaglio dei costi, destinati a superare la soglia dello stanziamento di 40 milioni di euro previsto dal PNRR, la domanda che ci poniamo è: ne vale la pena?

Dobbiamo considerare che l’esercizio previsto per una linea “turistica” prevede esclusivamente treni storici, che, per forza di cose (esigenze manutentive, pause tecniche, costi) possono consentire soltanto poche corse al mese.

Gli esempi già esistenti in Italia parlano chiaro: la più affollata linea turistica italiana, la Sulmona-Carpinone effettua al massimo due corse a settimana. In Sicilia, l’ultimo treno storico, tra Agrigento e Porto Empedocle risale alla giornata del FAI. E non se ne prevedono altri nell’immediato.

Ci chiediamo, con queste frequenze, quale potrà essere il ritorno in termini di presenze turistiche, a fronte di un investimento che, anche se rispettasse la previsione dei 40 milioni di euro, sarebbe comunque ingente. Previsione per la quale ci auguriamo che esista almeno uno studio di fattibilità tecnico-economica a supportarla, con tanto di analisi costi-benefici.

Cosa che, per esempio, è stato fatto per il ripristino della ferrovia Aosta-Pre St. Didier, di lunghezza similare (35 km). Ma nonostante la linea fosse stata semplicemente sospesa nel 2016 (soltanto 6 anni fa e non 36 come per la Noto-Pachino…) e mantenuta nel frattempo “esigibile”, ovvero pronta ad essere riaperta in qualsiasi momento, lo studio di fattibilità ha calcolato un onere di 53,4 milioni di euro per la sua semplice riapertura: oltre 1,5 milioni a km per una linea che, in confronto alla Noto-Pachino, è nuova di zecca.

Tornando alla disponibilità (che a questo punto non esitiamo a definire esigua) di 40 milioni per il ripristino della ferrovia, siamo proprio sicuri che tale somma, stanziata nel nome della “ripresa e resilienza”, non si sarebbe potuta sfruttare meglio? Magari con una più verosimile, ancorchè già prevista (e persino finanziata) trasformazione della vecchia linea in pista ciclabile? Un’infrastruttura che non avrebbe richiesto le pesanti opere civili sopra rammentate, che non avrebbe infranto diritti acquisiti e che, magari con un progetto organico di accoglienza,  avrebbe consentito un ritorno più consistente, in termini di presenze turistiche.

Le somme da stanziare avrebbero potuto favorevolmente essere impiegate per ristrutturare i fabbricati viaggiatori esistenti creando nuove attività ricettive o ristorative per le quali, magari, si sarebbe potuto migliorare la viabilità di accesso.

Inoltre, uno o più musei ferroviari lungo il tracciato consentirebbero di mantenere la memoria storica dei luoghi, richiamando i tanti appassionati di ferrovia che, in tal modo, potrebbero ammirare ugualmente i rotabili di un tempo, magari in sosta nei vecchi piazzali ferroviari. Ed avere accesso, nello stesso tempo, alle spiagge ed alle aree naturalistiche di cui il vecchio tracciato ferroviario è zeppo.

Insomma, iniziative concrete e realizzabili con un uso più appropriato delle notevoli risorse a disposizione. Evitando imprese pressochè impossibili, dai costi incerti e dai benefici tutt’altro che consistenti. O forse, più probabilmente, destinati a pochi.

LINK: REPORTAGE-VIDEO SULLA FERROVIA DISMESSA NOTO-PACHINO

82 Commenti

  1. Peccato per la mancanza di fiducia nella riattivazione. Noto un evidente astio nei confronti delle iniziative, finora rivelatesi ben riuscite, inerenti il recupero di linee dismesse a scopo turistico. Certo è che in Fondazione FS o RFI sapranno il fatto loro in merito alla ricostruzione di una ferrovia per la mobilità turistica, come ampiamente dimostrato dal successo dei “Binari senza tempo” in questi anni. Trovo ingeneroso sparare a zero sul settore dei treni storici.

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