RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO QUESTO CONTRIBUTO DA PARTE DEI RESPONSABILI REGIONALI DI “DEMOCRAZIA LIBERALE”

Democrazia Liberale: perche’ non convince il programma di Fratelli d’Italia, probabile candidato a prima forza politica del Paese

Chiunque abbia pragmaticamente a cuore le sorti del Sud ha certamente letto con molto interesse il documento programmatico proposto da Giorgia Meloni alla Convention milanese del suo partito. Quindici punti che mirano a tradurre i valori fondanti di Fratelli d’Italia in obiettivi adeguati ai tempi. Certamente un sofferto e non facile sforzo culturale che merita rispetto e va letto in modo critico e costruttivo insieme.

La prima impressione è che siamo di fronte a un progetto che marca una linea politica avanzata – condivisibile o meno -, culturalmente coerente e sostanzialmente diversa dalle iniziative frammentate, contraddittorie, estemporanee e spesso clientelari che caratterizzano altre forze politiche. Diciamo subito, però, che chi sperava di individuare una rinnovata attenzione di FdI verso il Mezzogiorno rimane profondamente deluso proprio da quel punto 8 del programma, dal titolo “RILANCIO DELL’ECONOMIA NAZIONALE PARTENDO DAL SUD ITALIA”.

Da un partito da anni all’opposizione ci saremmo aspettati un’attenzione ben diversa sulla parte del Paese che si trova, da decenni, in condizioni di gravissimo disagio economico, sociale e culturale. A maggior ragione se tale parte è stata palesemente tradita dal partito – il Movimento 5 Stelle – che ha ottenuto proprio in quelle regioni lo straordinario successo elettorale che l’ha condotto a essere, numericamente, la maggiore forza politica del Parlamento.

Invece, al punto 8 non vi è nulla o quasi di innovativo: nessuna idea originale e strategicamente strutturata in grado di mostrare una vera svolta. Come, a parere di Democrazia liberale, la dimensione e la drammaticità della Questione meridionale meriterebbero.

È deludente constatare la mancanza di un’anima nelle proposte di FdI per il Sud. Quell’anima che, da molti anni, decine di esponenti neomeridionalisti hanno illustrato con estrema efficacia, nella speranza di trovare una forza politica che la faccia propria.
Il programma è generico, confuso, disorganico, inefficace e non risponde alla domanda fondamentale: quale deve essere il ruolo del Mezzogiorno nel panorama euromediterraneo?
Secondo FdI, invece, ancora una volta il futuro del Sud dipende dalla ripresa del Nord.
Come se l’area più vasta a basso Pil per capita e con la più alta disoccupazione dell’intera Ue non richieda – e imponga – soluzioni rivoluzionarie, più efficaci e adeguate ai tempi e alla dimensione del problema. Dal punto di vista culturale, sociale ed economico. In piena sintonia con la politica di coesione dall’Ue e che rappresenta l’anima del Next Generation Plan EU.

Non basta titolare che il “Rilancio dell’economia nazionale” deve partire dal Sud Italia se, poi, si ricalcano vecchie, logore e scontate formule come “… lotta alla criminalità, controllo del territorio .. tasse al 10% per i pensionati italiani e stranieri che spostano la residenza nel Sud Italia ..” e analoghi banali pseudo-rimedi.

Per essere credibili bisogna spiegare quale debba essere il “… piano pluriennale per dare al Sud Italia le condizioni infrastrutturali, logistiche, economiche necessarie alla crescita e allo sviluppo del territorio” e, soprattutto, quali debbano essere le finalità di tale Piano.
Unica novità l’appello mirato a indurre “le aziende del Nord” ad aprire “sedi secondarie nel Meridione” che, però, così formulato, pare solo un beneficio contributivo fine a se stesso piuttosto che ciò che dovrebbe essere: l’ineluttabile necessità di dare nuove prospettive alla PMI manifatturiera italiana, troppo condizionata dall’andamento dell’ormai fragile mercato mitteleuropeo. L’attuale incombente crisi energetica e delle materie prime sembra non aver insegnato nulla.

In altre parole, nel rapporto tra FdI e il Mezzogiorno sembra mancare quella visione proiettata verso la creazione di un Paese che vuole (deve) crescere in modo coeso ed egualitario. Alla ricerca di una maggiore indipendenza da – più o meno prevedibili – condizionamenti esterni.

Nulla di nuovo, purtroppo, rispetto al modo di considerare il Sud degli altri partiti e dei Governi nazionali degli ultimi decenni. Peccato. Speriamo che Meloni ci smentisca, correggendo e approfondendo le deludenti proposte per il Sud del suo coraggioso programma.

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