I SOLITI, INCREDIBILI “DISSERVIZI” FANNO SCAPPARE I TURISTI. MA LA SICILIA NON DOVEVA “VIVERE DI SOLO TURISMO” ? LE COLPE DELLA REGIONE E DELLA POLITICA

 

Pochi giorni fa, esattamente il 24 giugno scorso, duecento malcapitati turisti tedeschi sono atterrati per loro sfortuna in ritardo al Falcone-Borsellino di Palermo. E per loro sfortuna, il ritardo si è verificato in tarda serata, come spesso accade per i voli, specie low cost. Ma se succede a Palermo è un problema: alle 1:30 di notte, i poveri, ancorchè a parole osannati, turisti, si sono trovati costretti a…pernottare in aeroporto. Già a quell’ora non c’erano più treni (ultima corsa 00:25, poi il nulla), bus (ultimi a mezzanotte) e persino taxi. Con loro grande sorpresa, visto che certi “disagi” non è facile sperimentarli neanche nel terzo mondo, figuriamoci dove si dovrebbe ”vivere di solo turismo”.

Dove può anche accadere che un autista di bus turistico venga picchiato perché… distribuisce bottigliette d’acqua ai propri passeggeri. E’ successo pochi giorni fa nella villa comunale di Noto, in pieno centro, in pieno giorno, ad opera di un rivenditore di bibite, che ha voluto ribadire a sprangate, calci e pugni il proprio “monopolio” su qualsiasi tipo di bevanda nella sua ”zona” riservata. Senza che si vedesse in giro un qualsivoglia rappresentante delle forze dell’ordine. E pensare che si tratta della terza aggressione in una settimana da parte dello stesso soggetto, e per gli stessi motivi.

Nel frattempo, come avviene da decenni in piena estate, le nostre principali città affondano sotto i rifiuti, regalando ai malcapitati turisti un’attrazione in più per i loro servizi fotografici. Eppure, vogliamo “vivere di solo turismo”.

Premettiamo che l’affermazione è totalmente falsa:  è infatti impossibile far vivere di solo turismo i quasi 5 milioni di residenti in Sicilia, a meno di non quintuplicare le attuali presenze, che in tutta l’isola risultano inferiori alla sola città di Venezia (o, se preferite , la metà della provincia di Bolzano), in presenza di una concorrenza su scala mondiale. Ad ogni modo, sarebbe lecito aspettarsi, oltre alle chiacchiere, qualche provvedimento concreto, quanto meno per non fare scappare quei turisti che ancora, nonostante tutto, preferiscono la Sicilia

Impresa ardua, dove ci si dimentica di ben altri altri settori produttivi, quali l’agricoltura, i servizi e l’industria manifatturiera, ormai in via di estinzione. Non serve rammentare ai siciliani, come ha fatto il Presidente Musumeci, di vivere nella “regione digitalmente più infrastrutturata del Mediterraneo” se poi la burocrazia regionale si dimentica di far riparare le condotte irrigue (in piena siccità abbiamo l’acqua negli invasi ma non riusciamo a distribuirla nei campi) ed  affossa per anni le autorizzazioni alle attività produttive nei campi più disparati.

O, peggio, per tornare al turismo, dichiarare pubblicamente di avere raggiunto il “tutto esaurito” come è successo nel disastroso intervento al teatro greco di Taormina, dove i comici Ficarra e Picone hanno ricordato al nostro Governatore lo stato fatiscente delle nostre autostrade: avevano percorso la Palermo-Catania per giungere alla kermesse serale. Il leader di “Diventerà Bellissima” se l’è cavata, a malapena, ricordando che  si tratta di autostrada di competenza ANAS, quindi statale: è stato fortunato.

Se i due comici, anziché palermitani, fossero stati messinesi, non avrebbe avuto scampo: la Messina-Catania è infatti di proprietà del Consorzio Autostrade Siciliane, controllato proprio dalla Regione. Dove, a pochi metri dal teatro di Taormina, a Letojanni, gli effetti di una frana interrompono ancora l’autostrada a quasi 7 anni dal dissesto: i lavori per rimediare procedono con una lentezza disarmante. Mentre alla Regione contavano le presenze turistiche, qualcuno se ne è occupato?

E chi si è occupato del Trasporto Pubblico Locale (competenza regionale), quello che dovrebbe servire, ad esempio, il sopra citato aeroporto di Palermo?

Chi scrive chiede da anni un rafforzamento del servizio sul passante ferroviario palermitano, con incremento delle frequenze dei treni che, svolgendo un servizio metropolitano, passano in media ogni mezz’ora, ma solo nelle stazioni più servite. In altre, come nella “turistica” Sferracavallo, la frequenza è di 1 ora. Ma altre ancora, come Maredolce e Orsa (turistica anche questa, perché a 2 passi dal mare) non vedono la fermata di nessun treno. Da sempre. Eppure si tratta di opere pubbliche costate un botto: 1,2 miliardi per tutto il passante ferroviario (in cui ancora si lavora).

Uno dei problemi sollevati all’apertura del servizio su questa linea fu proprio l’orario dei treni, che a Punta Raisi si estendeva fino alle 22:30, tagliando fuori tutti i coli in arrivo a tarda serata. Su intervento di “In Progress” e di ADOC (Associazione Difesa ed Orientamento dei Consumatori) l’orario venne esteso dalle 5:25 alle 0:25. Ma, evidentemente non è bastato. E comunque, quando ti atterra un volo ad orari che vanno al di fuori di quelli di servizio, perché non prevedere una corsa straordinaria? E i bus privati, che hanno anche una maggiore elasticità di esercizio, non rispondono anch’essi alla Regione, che contribuisce lautamente ai loro bilanci?

Ma non importa, i numeri sono comunque buoni e magari qualcuno ci crede che il “tutto esaurito” sia merito del governo regionale, o di qualsivoglia politico che lo dichiari. Merito effimero peraltro: “tutto esaurito” significa aver saturato l’offerta, non vuol dire aver acquisito tutti i turisti che vorrebbero arrivare in Sicilia ma che, magari, optano per altre mete. In ogni caso, se non rendi infrastrutture e servizi di trasporto pubblico all’altezza dei facili proclami, difficilmente quel già effimero “tutto esaurito” si ripeterà.

Ricordiamo che la Sicilia, oltre ad avere infrastrutture fatiscenti (statali o regionali che siano) ha anche ben poco in programma: non avremo mai l’Alta Velocità, così come difficilmente vedremo mai il Ponte sullo Stretto. Eppure, anche in questo caso, oltre a dare la colpa “a Roma” abbiamo visto ben poche iniziative concrete per sollecitare la realizzazione di queste opere da parte degli amministratori locali. Nulla, o quasi, per la sistemazione di ferrovie che sembrano appartenere al terzo mondo, più che all’occidente industrializzato, con servizi fatiscenti che si interrompono, regolarmente, nei fine settimana; ovvero, come sta accadendo proprio in questi giorni, per intere stagioni.

E’ il caso dei tre mesi di interruzione della Palermo-Catania, per lavori di raddoppio che, in altri tempi, si realizzavano senza interrompere il servizio neanche per un giorno; interruzione estiva simile a quella “programmata” negli anni precedenti, sullo stesso tracciato, ma anche sulla Palermo-Messina e sulla Catania-Siracusa. In compenso, autoservizi sostitutivi e cambio in assolate stazioni sperdute nell’entroterra siciliano. Cosa ne penseranno i turisti?

Non basta certo una fermata qua e là, magari dentro il proprio collegio elettorale, per gridare alla “svolta storica”: anche perché, se mantieni con Trenitalia un contratto che prevede pro-capite la metà della spesa della Lombardia (4 volte meno in termini assoluti) in quelle fermate passeranno comunque ben pochi treni.

Ancora una volta, quindi, si guarda all’”effetto annuncio” che al valore concreto delle cose, come prevede la “politica spettacolo” che ormai da un ventennio ha preso piede in tutta Italia, e non solo. Evitando, scientificamente, di affrontare i problemi: cosa che apporterebbe vantaggi reali ai cittadini e darebbe ai turisti un valido motivo per tornare.

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