LA GARA PER LA DIGA FORANEA DI GENOVA E’ ANDATA DESERTA, MA LA COSA NON CI SORPRENDE. ECCO COSA AVEVAMO ANTICIPATO E COSA E’ REALMENTE ACCADUTO

Sulla diga foranea di Genova abbiamo già scritto, evidenziando le enormi problematiche del progetto, assolutamente sottostimato (pur ammontando a 929 milioni di euro) rispetto ai costi reali. Talmente sottostimato che lo stesso responsabile del Project Management Consulting (PCM, una sorta di supervisore globale) si era dimesso non più tardi di qualche mese fa.
Come abbiamo riportato in un nostro articolo, parlando apertamente di “scandalo”, infatti, lo scorso mese di aprile Piero Silvaingegnere idraulico di lungo corso, forte di un’esperienza di ben 41 anni nel campo delle opere marittime, si dimetteva “per evidenti ragioni etico-deontologiche” dall’incarico di direttore tecnico della società che si era aggiudicata il ruolo tecnico di PCM dell’opera. Sostenendo che “ci vorranno almeno 2 miliardi di euro e 15 anni di lavori”, ovvero  più del doppio dei costi e tre volte il tempo previsto per l’esecuzione dei lavori.
La notizia è passata sotto silenzio, e si è andati avanti come se nulla fosse, sotto la spinta dell’ineffabile ministro Giovannini, indicendo la gara di appalto, peraltro in un periodo di prezzi drasticamente aumentati, spesso più che raddoppiati, causa guerra in Ucraina. In queste condizioni, nessuna impresa , o raggruppamento di imprese, avrebbe corso il rischio di ritrovarsi esposta per centinaia di milioni di euro. Quindi è semplicemente avvenuto quello che era normale aspettarsi: gara deserta.

L’Amministratore Delegato di uno dei partecipanti, WeBuild, leader mondiale nel settore delle costruzioni, ha motivato la mancata partecipazione in una nota al presidente del porto di Genova, Paolo Emilio Signorini, in cui si afferma che vi erano «condizioni economiche a base di gara del tutto inadeguate, considerata anche la significativa allocazione di rischi non quantificabili in capo all’offerente e i tempi di realizzazione estremamente contenuti. L’insieme di tali elementi, non ha consentito di poter formulare un’offerta economicamente sostenibile e in linea con i canoni di serietà e professionalità del gruppo e dei suoi partner».

Per la cronaca, la procedura negoziata per l’appalto integrato per la progettazione e la realizzazione della nuova Diga, aveva a base d’asta l’importo di 929 milioni di euro.

E’ solo il primo frutto amaro di un PNRR a trazione settentrionale che continua a non decollare. Purtroppo, stante l’attuale cecità della classe politica, ed il totale appiattimento degli organi tecnici ad essa (a parte qualche eccezione) dobbiamo aspettarci altri fallimenti come questo.

 

 

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