L’emergenza siccità è finita, gli invasi sono pieni rispetto alla drammatica situazione degli anni scorsi, ma in alcune zone si continua ad aspettare l’acqua anche per venti giorni. Forse è diventato difficile spiegare perché.
La Corte dei conti e i dati che non arrivano
La crisi idrica dell’Agrigentino continua a produrre paradossi. L’ultimo emerge dalla notizia riportata da AgrigentoNotizie, che richiama le osservazioni della Corte dei conti e le difficoltà nell’acquisizione di dati e informazioni da parte degli enti locali sul sistema idrico.
Non è una questione meramente burocratica. La stessa Corte dei conti, nella propria indagine sull’emergenza idrica siciliana, aveva rilevato che l’ATI Agrigento non risultava aver ottemperato agli obblighi di trasmissione dei dati e delle informazioni necessari alla definizione della proposta tariffaria ARERA 2024-2029.
Un problema di trasparenza e conoscenza dei numeri che diventa ancora più grave quando si guarda a ciò che sta accadendo nelle case.
Gli invasi sono pieni, ma dai rubinetti l’acqua continua a non arrivare
Da mesi su Sicilia in Progress raccontiamo una situazione che appare sempre più paradossale. Rispetto alla drammatica crisi del 2024-2025, gli invasi siciliani hanno recuperato enormi quantità d’acqua. In diversi casi si è arrivati persino a rilasciare acqua a valle perché le dighe avevano raggiunto le quote autorizzate.
In questo senso possiamo dirlo senza troppi giri di parole: gli invasi sono pieni. Certamente non tutti al massimo della loro capacità teorica, ma pieni rispetto alla condizione di emergenza che per anni è stata utilizzata per spiegare e giustificare razionamenti e turnazioni.
E soprattutto non è soltanto una nostra valutazione: AICA e ATI hanno ufficialmente riconosciuto la cessazione dello stato di emergenza idrica nella Regione Siciliana.
Eppure nell’Agrigentino l’emergenza dei rubinetti continua. In diverse zone persistono turnazioni lunghissime, guasti, perdite e ricorso alle autobotti. In alcuni quartieri di Agrigento i turni possono arrivare addirittura a venti giorni.
Vent’anni fa sarebbe stata siccità. E oggi?
Quando gli invasi erano quasi vuoti, la risposta era semplice: siccità. Piove poco, manca la risorsa, bisogna ridurre le forniture. Adesso quella risposta non regge più.
Se gli invasi sono tornati pieni e l’emergenza siccità è ufficialmente cessata, come si spiegano turnazioni che arrivano fino a venti giorni? Quanta acqua entra effettivamente nel sistema agrigentino? Quanta ne arriva ai serbatoi? Quanta viene immessa nelle reti? Quanta se ne perde per strada? E soprattutto, perché dopo anni di emergenza e milioni di euro stanziati il servizio continua a presentare criticità di questa portata?
Sono dati che dovrebbero essere disponibili, pubblici e aggiornati.
E allora perché questi silenzi?
La domanda diventa inevitabile proprio alla luce delle osservazioni della Corte dei conti.
Perché questi silenzi? Forse perché quando gli invasi erano vuoti era molto più semplice rispondere. Bastava indicare la siccità, mostrare le dighe prosciugate e spiegare ai cittadini che l’acqua semplicemente non c’era.
Oggi l’acqua c’è. E se con gli invasi pieni si continua ad aspettare anche venti giorni perché esca dai rubinetti, allora bisogna cercare altrove le cause: nelle reti, nelle perdite, negli impianti, nell’organizzazione del servizio e nella capacità di gestione.
Ed è proprio adesso che servirebbero più dati e più spiegazioni, non meno. La Corte dei conti chiede dati e informazioni. I cittadini chiedono acqua. Il silenzio non può essere la risposta né agli uni né agli altri.








