ALTRA FOLLIA A VILLA S.G.: DOPO IL “NO” AL PONTE, SPOSTAMENTO DEL PORTO A SUD !

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Il progetto: porto a sud nell’area di Bolano. Le legittime polemiche sui social e la sindaca che si oppone all’unica vera soluzione: il Ponte.

Il progetto di trasferire gli imbarchi dei traghetti a sud di Villa San Giovanni, nell’area di Bolano, nasce con l’obiettivo dichiarato di liberare il centro cittadino dal traffico pesante e riorganizzare i flussi verso la Sicilia. In sostanza, si punta a spostare fuori dall’abitato il sistema degli imbarchi, dei mezzi su gomma come dei treni (video sul traghettamento QUI), realizzando nuove infrastrutture portuali e viarie più a sud.

Un’operazione che, sulla carta, dovrebbe migliorare la vivibilità urbana, ma che rischia di produrre effetti opposti sul piano dei collegamenti. Il tema è emerso con forza anche sui social, dove una cittadina, Giusi Calabrò, ha criticato duramente l’ipotesi, sottolineando come l’allontanamento del porto dalla stazione ferroviaria possa compromettere uno dei pochi elementi che oggi rendono ancora utilizzabile il sistema: il passaggio diretto tra nave e treno. “Significa condannare la città di Messina a non poter prendere i Freccia che partono dalla stazione di Villa. È una follia totale per il trasporto ferroviario”.

Un sistema già fragile

Il punto non è secondario. Oggi il collegamento tra Calabria e Sicilia si basa ancora sull’anacronistico traghettamento, che impone tempi lunghi e un’elevata incertezza. Per un automobilista l’attraversamento comporta facilmente un’ora tra attese e imbarco, mentre per chi viaggia in treno il tempo perso è di almeno due ore e, in molte tratte, può superare anche le tre. Tutto questo in condizioni di mare favorevoli: quando il meteo peggiora, i tempi si allungano. Senza parlare dei periodi antecedenti e seguenti le vacanze.

In questo contesto, la vicinanza tra porto e stazione rappresenta più una compensazione che una soluzione. Spostare il porto a Bolano significherebbe perdere anche questo minimo vantaggio, introducendo un trasferimento intermedio che renderebbe il viaggio ancora più lento e complicato.

E’ per questo che l’ipotesi va molto al di là del centro calabrese, incidendo direttamente sulla mobilità da e verso la Sicilia, con particolare riguardo per la città di Messina, che perderebbe l’accesso ai treni nazionali ad Alta Velocità via aliscafo.

Il nodo è politico

A questo punto la questione diventa inevitabilmente politica. La sindaca Giusi Caminiti, espressione del Partito Democratico, ha assunto una posizione nettamente contraria al Ponte sullo Stretto di Messina, arrivando a sostenere un ricorso contro l’opera insieme al sindaco di Reggio Calabria, poi respinto dal TAR. Una scelta legittima, ma che solleva un dubbio sempre più forte: si stanno davvero prendendo decisioni nell’interesse del territorio, o si sta inseguendo acriticamente una linea politica, anche a costo di penalizzare il proprio territorio?

Il paradosso è evidente anche sul piano ambientale. Da un lato si contesta il Ponte per il suo impatto su un territorio interno già devastato dall’abusivismo, dall’altro si propone di trasferire traffico, rumore e pressione su aree costiere più delicate dal punto di vista ambientale come quelle di Bolano, senza eliminare il problema ma semplicemente spostandolo.

Con il Ponte, invece, non ci sarebbe bisogno di spostare nulla, né di spendere centinaia di milioni di euro devastando chilometri di costa: il traffico portuale si ridimensionerebbe drasticamente ed il traghettamento dei treni semplicemente, scomparirebbe.

Una scelta che guarda al passato

Il punto, allora, è strutturale. Senza un collegamento stabile, il sistema dello Stretto continuerà a dipendere da un modello lento, costoso e vulnerabile. Intervenire sul porto senza affrontare questo nodo significa agire sugli effetti, non sulle cause, e rischiare di peggiorare anche ciò che oggi, pur con tutti i limiti, riesce ancora a funzionare.

La sensazione più disturbante è che, dietro una decisione presentata come tecnica, si nasconda in realtà una direzione politica capace di danneggiare il territorio proprio nel momento in cui avrebbe più bisogno di visione.

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