
Nei giorni scorsi un articolo pubblicato da Repubblica ha riportato alcuni dati relativi al personale AMAT, evidenziando come oltre un centinaio di autisti risulterebbero temporaneamente o definitivamente non idonei alla guida. Secondo quanto riferito dalla testata, tale situazione contribuirebbe alle difficoltà dell’azienda nel garantire il numero di corse programmato, alimentando il dibattito sulle cause delle persistenti criticità del trasporto pubblico palermitano.
La notizia ha inevitabilmente suscitato attenzione e polemiche, poiché il tema degli autisti inidonei si inserisce in un contesto già caratterizzato da forti disagi per l’utenza. Da tempo, infatti, cittadini e pendolari segnalano frequenze insufficienti, attese prolungate alle fermate, corse cancellate e una disponibilità di autobus spesso inferiore a quella prevista dai programmi di esercizio.
In questo quadro, il numero degli autisti non impiegabili alla guida è stato indicato come uno dei fattori che inciderebbero sulla capacità operativa dell’azienda. Una ricostruzione che, tuttavia, viene oggi contestata dalle organizzazioni sindacali, secondo cui il vero problema non sarebbe rappresentato dai lavoratori dichiarati non idonei, bensì dalla cronica insufficienza degli organici e da una programmazione del servizio che non terrebbe adeguatamente conto delle risorse effettivamente disponibili.
Le organizzazioni sindacali del trasporto pubblico palermitano hanno diffuso un comunicato con cui respingono le responsabilità attribuite agli autisti per le criticità che da tempo interessano il servizio AMAT.
Secondo i sindacati, alcuni articoli di stampa avrebbero lasciato intendere che le inefficienze del servizio siano riconducibili ai lavoratori, mentre le cause andrebbero ricercate nelle scelte organizzative e nella programmazione aziendale.
«Quando viene programmato un servizio senza prevedere un numero adeguato di risorse umane, il problema non può essere scaricato su chi quotidianamente garantisce la realizzazione del servizio stesso», scrivono le sigle sindacali, aggiungendo che gli operatori di esercizio «non decidono organici, turnazioni o investimenti» e che le criticità nascerebbero «da una programmazione insufficiente o da scelte dirigenziali non adeguate alle reali necessità operative».
Nel documento vengono riportati alcuni dati relativi agli organici necessari per garantire il servizio programmato.
Per il Programma di Esercizio Gommato 2026, approvato dal Comune di Palermo, sarebbero necessari 713 operatori di esercizio per assicurare il numero di vetture previsto durante l’anno. Per il 2027, con un programma leggermente ridotto, il fabbisogno scenderebbe a 647 autisti.
Secondo quanto dichiarato dai sindacati, gli operatori di esercizio idonei oggi presenti in azienda sarebbero invece 534, dei quali circa venti impiegati in altre mansioni. Gli autisti effettivamente disponibili per il servizio di linea sarebbero quindi 514, un numero che consentirebbe di garantire circa 145 vetture diurne, a fronte di una programmazione che ne prevedeva oltre duecento.
Le organizzazioni sindacali evidenziano inoltre che nelle principali aziende italiane di trasporto pubblico viene normalmente considerata una quota di indisponibilità del personale compresa tra il 10% e il 13% tra ferie, malattie e altre assenze previste dalla normativa, sostenendo che il problema non sia l’assenza degli autisti ma il mancato adeguamento degli organici alle esigenze effettive del servizio.
Un passaggio del comunicato riguarda anche il tema degli autisti temporaneamente o definitivamente inidonei alla guida, al centro del dibattito delle ultime settimane.
I sindacati ricordano che l’idoneità alla guida viene accertata attraverso le visite mediche periodiche svolte presso la Direzione Sanitaria delle Ferrovie dello Stato, organismo che rilascia le certificazioni previste dalla legge. Per questo motivo ritengono improprio attribuire ai lavoratori responsabilità legate a tali valutazioni.
Al di là del confronto tra azienda e sindacati, rimane tuttavia una questione difficilmente contestabile: il servizio di trasporto pubblico offerto ai cittadini continua a presentare gravi carenze.
Che le responsabilità siano da attribuire a scelte organizzative, a carenze di organico, alla gestione delle risorse umane o ad altri fattori, il risultato non cambia per gli utenti che ogni giorno utilizzano autobus e tram per spostarsi in città.
Le frequenze ridotte, le corse soppresse e le difficoltà nel garantire una programmazione stabile rappresentano problemi ormai cronici. Se i numeri forniti dai sindacati corrispondono alla situazione reale, emerge con evidenza una distanza significativa tra il servizio programmato e quello concretamente realizzabile.
Una distanza che continua a penalizzare migliaia di cittadini e che richiede risposte strutturali, perché Palermo non può permettersi un trasporto pubblico che da anni opera in condizioni di costante emergenza.