
Dovevano essere inaugurate nel settembre 2025. Poi si è parlato di un’imminente apertura all’esercizio. Oggi, a luglio 2026, le fermate Porto e Politeama dell’anello ferroviario di Palermo sono ancora chiuse.
L’ennesimo rinvio è tornato al centro del dibattito dopo le dichiarazioni del deputato regionale Adriano Varrica, secondo cui il principale ostacolo sarebbe rappresentato dal trasferimento delle opere dal Comune di Palermo a Rete Ferroviaria Italiana. Una ricostruzione rilanciata anche dalla stampa locale che non ci convince affatto. Anzi, possiamo tranquillamente dire che non è questo la vera causa dell’impasse.
Il primo annuncio risale addirittura al 28 ottobre 2024, quando l’allora presidente di Rete Ferroviaria Italiana, Dario Lo Bosco (oggi Amministratore Delegato di Italferr), dichiarava all’ANSA:
«Nel settembre del 2025 inaugureremo le fermate Porto e Politeama, completando la prima fase dell’Anello ferroviario di Palermo.» Quel settembre è passato senza alcuna inaugurazione.
Nei mesi successivi arrivarono nuove rassicurazioni. Lo stesso Lo Bosco visitò personalmente le due fermate, facendosi fotografare all’interno delle stazioni e dichiarando che era ormai tutto pronto per l’apertura all’esercizio. Anche quell’annuncio è rimasto tale.
Successivamente si è iniziato a parlare della fine del 2026, senza che, ancora oggi, sia stata comunicata una data ufficiale di apertura. Eppure basta osservare le fermate dall’esterno per rendersi conto che i lavori sono sostanzialmente conclusi da tempo.
Negli ultimi giorni, come accennavamo in premessa, si è sostenuto che il ritardo dipenderebbe dal trasferimento delle opere dal Comune a RFI.
Per noi, che la Pubblica Amministrazione la conosciamo bene, questa spiegazione non convince affatto. Al contrario, ci sembra una ricostruzione da dare in pasto alla gente, confidando nella sfiducia diffusa verso la burocrazia. Discolpando, sostanzialmente, la politica.
Pensare che un’infrastruttura attesa da oltre un decennio possa rimanere chiusa per mesi esclusivamente a causa di un verbale di consegna significa immaginare una macchina amministrativa incapace di organizzare perfino l’ultimo atto di un iter seguito per anni. E’ vero, siamo messi male ma non fino a questo punto. Noi ci rifiutiamo di crederlo.
In tal senso, ci viene in aiuto una fonte qualificata, ovviamente riservata, che ci propone una lettura completamente diversa. Secondo questa ricostruzione, il trasferimento delle opere rappresenterebbe un aspetto secondario. Il vero nodo sono i costi dell’apertura all’esercizio.
Aprire Porto e Politeama non significa semplicemente sbloccare due fermate. Significa incrementare il servizio ferroviario sull’anello, programmare nuove corse, reperire i treni necessari e sostenere maggiori costi di esercizio, che dovrebbero essere coperti con fondi pubblici. Insomma, ci vogliono i soldi.
E quindi, dovrebbe essere già stato programmato il relativo finanziamento, da parte della Regione e, probabilmente, da parte del Comune. La prima perchè Ente responsabile del Trasporto Pubblico Locale su tutto il territorio regionale, e quindi onerato del pagamento delle corse a Trenitalia, il secondo perchè le opere civili e gli “impianti fissi”, ancorchè dati in gestione a RFI, rimarrebbero di proprietà comunale.
La domanda sorge spontanea: questi soldi ci sono? O meglio, dato che quando c’è la volontà politica, i soldi si trovano, sono stati previsti nei relativi bilanci?
Questa la nostra ipotesi, ovviamente in attesa di conferma (o di smentita) ufficiale. Ma se questa spiegazione continua a circolare tra addetti ai lavori, sarebbe opportuno che qualcuno chiarisca pubblicamente quale sia il reale ostacolo.
C’è però un altro aspetto sul quale nessuno sembra soffermarsi. Che cosa ha fatto il Comune di Palermo negli ultimi mesi? Parliamo dell’Ente committente dell’opera, che ha seguito il cantiere per anni e che rappresenta la città destinata a beneficiare del nuovo servizio.
Dopo il mancato rispetto delle prime scadenze, quali iniziative sono state assunte per ottenere una data certa? Quali interlocuzioni sono state avviate con RFI e Trenitalia? Quali garanzie sono state chieste affinché i continui rinvii cessassero una volta per tutte?
Se davvero, come è stato dichiarato più volte, “è tutto pronto”, perché alimentare dubbi e ricostruzioni alternative invece di spiegare con chiarezza ai cittadini cosa manca realmente? Il silenzio istituzionale, in questi casi, finisce inevitabilmente per lasciare spazio alle indiscrezioni.
Al di là dei sorrisi dell’assessore Alessandro Aricò nelle inaugurazioni e nelle conferenze stampa, non si registrano iniziative concrete della Regione siciliana su questa annosa vicenda. Si parla spesso di turismo per celebrare ogni nuovo treno, dimenticando che, proprio mentre scriviamo, in piena estate, circa metà della rete ferroviaria siciliana è interessata da interruzioni per lavori, con inevitabili disagi per pendolari e viaggiatori.
Il potenziamento della mobilità ferroviaria è fondamentale, ma le infrastrutture producono benefici solo quando entrano realmente in esercizio.
Dopo oltre dieci anni di cantieri, fallimenti d’impresa, varianti progettuali, infiltrazioni d’acqua, collaudi e promesse non mantenute, i cittadini non chiedono nuovi annunci. Chiedono una sola cosa: una data certa. E, questa volta, il rispetto di quella data.