AST, IL NUOVO PRESIDENTE E LA POLITICA SENZA PUDORE

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La nomina di Luigi Genovese a Presidente dell’AST fa scalpore, ma non ci dice nulla di nuovo sul governo della Cosa Pubblica

La nomina di Luigi Genovese alla guida dell’Azienda siciliana trasporti (AST) non è un fulmine a ciel sereno. È, piuttosto, l’ennesima conferma di un sistema consolidato: in Sicilia, come altrove, le nomine pubbliche seguono criteri di appartenenza e pacchetti di voti, più che merito e competenze.

Genovese, si legge in una nota della Regione siciliana, è stato scelto per portare avanti un piano di rilancio aziendale e il rinnovamento della flotta. Missioni delicate, che richiederebbero manager con esperienza specifica nel settore dei trasporti. Ma il dibattito che si è acceso attorno alla sua designazione ruota attorno al solito sospetto: non contano i curricula, contano le parentele e le fedeltà politiche.

Non è un caso che il presidente della Regione, Renato Schifani, abbia già offerto un esempio di incoerenza: solo pochi mesi fa aveva contestato la nomina di Annalisa Tardino all’Autorità portuale di Palermo, giudicandola inadeguata perchè non competente nella delicata materia della gestione degli sali portuali, arrivando persino a presentare ricorso al TAR. Un ricorso poi prudentemente “rimodulato” con la rinunzia alla sospensiva, in un imbarazzante dietrofront che ridimensiona qualsiasi pretesa di difendere il merito come criterio guida.

Le opposizioni, dal canto loro, si stracciano le vesti, gridando allo scandalo. Lo stesso esponente democratico Fabrizio Micari ha usato toni ironici, sui social, per denunciare il metodo delle nomine, ma non si può dimenticare che quando il centrosinistra era al governo regionale, gli schemi erano esattamente gli stessi. Anche il PD e persino il M5S hanno fatto ricorso alla stessa, vecchia pratica della lottizzazione, distribuendo incarichi a amici, parenti e fedelissimi, senza distinzione.

Il punto è chiaro: in Sicilia, e più in generale in Italia, la spartizione delle poltrone non conosce colore politico. Si cambia il nome del presidente, si alternano maggioranze e opposizioni, ma il manuale resta identico. La conseguenza è una politica che ha perso credibilità, perché incapace di distinguere tra competenza e appartenenza.

Per i cittadini, costretti a viaggiare su autobus vetusti e a fare i conti con servizi inefficienti, questa ennesima nomina conferma una verità amara: quando le cariche pubbliche diventano terreno di scambio e ricompensa politica, la qualità del servizio è sempre la prima a pagare.

 

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