
Sulla sua pagina Facebook, il giornalista Davide Camarrone ha pubblicato una riflessione amara ma difficilmente contestabile sul divario tra la Sicilia e il resto d’Italia nella classifica delle Bandiere Blu 2026.
“La Sicilia non perde per natura. Perde per manutenzione. Perde per amministrazione”, scrive Camarrone, sottolineando come l’Isola continui a raccontarsi come capitale del turismo mediterraneo mentre i numeri restituiscono un’altra realtà.
La Liguria, con circa 350 chilometri di costa, conquista 35 Bandiere Blu. La Sicilia, con quasi 1.600 chilometri di litorale, si ferma a 16. Un dato che smonta l’ennesima illusione ripetuta da decenni da una parte della politica siciliana: “potremmo vivere di solo turismo”.
La verità è che il turismo non vive di slogan, ma di infrastrutture e servizi. E il principale nodo siciliano continua ad essere quello della depurazione. L’assenza cronica di depuratori, oppure il loro cattivo funzionamento, rappresenta probabilmente la causa principale di questo disastro ambientale e amministrativo.
Una situazione che certifica una incapacità diffusa delle amministrazioni locali, ormai ridotte all’osso sotto il profilo dell’organico tecnico e delle risorse disponibili. Comuni spesso incapaci perfino di garantire manutenzione ordinaria, gestione efficiente delle reti fognarie e, a maggior ragione, continuità negli impianti di trattamento. I quali, a differenza di quanto si possa credere, funzionano grazie ad un equilibrio chimico-batteriologico delicatissimo, che facilmente viene compromesso se non sottoposto ad una continua ed attentissima gestione.
E il confronto con le regioni del Nord diventa inevitabile. Guarda caso, il problema non riguarda con la stessa intensità quei territori dove la pubblica amministrazione funziona meglio, programma meglio e riesce a garantire servizi essenziali continui ed efficienti.
Non è il mare siciliano a mancare. Mancano gestione, programmazione e capacità amministrativa. E senza queste condizioni, anche il patrimonio naturale più straordinario rischia di trasformarsi soltanto nell’ennesima cartolina buona per i comizi e le campagne promozionali.