BRANCACCIO, TERRA DI NESSUNO: SPAZZATURA, DEGRADO ED ISOLAMENTO

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Brancaccio, terra di nessuno: dal trasporto pubblico ai rifiuti fino alle aree incolte

di Gioele Pennino

Il quartiere di Brancaccio, a Palermo, continua a essere l’emblema dell’incapacità amministrativa locale. Basta transitarvi e guardarsi intorno per capire che la nostra classe politica, di destra o di sinistra, non sa più gestire una città. D’altronde, a Palermo, il problema non riguarda soltanto le periferie, perchè nessuna zona viene risparmiata, nemmeno il “salotto buono” di viale della Libertà.

La stazione ferroviaria di Palermo Brancaccio rimane scollegata dal quartiere, mentre la vicina stazione di Palermo Maredolce, costruita ma mai aperta, è ormai chiusa e sbarrata. Un paradosso se si pensa che l’intera area è circondata da linee ferroviarie. Nel frattempo, i collegamenti su gomma sono quasi inesistenti: da via Giafar passa un solo autobus diretto a Ciaculli, mentre chi vuole raggiungere il vicino parcheggio Oreto è costretto a percorsi complicati e lunghissimi. Un tragitto che in auto richiederebbe appena 1,3 km diventa di oltre 6 km se affrontato con i mezzi pubblici. E poi ci si chiede perché i palermitani preferiscano spostarsi in macchina.

Ma il vero dramma di Brancaccio è il degrado quotidiano. Via Giafar è stata sì ripavimentata, ma nel resto del quartiere le buche diventano crateri. Le aree verdi, pensate come spazi di socialità e gioco per i bambini, sono oggi abbandonate, sommerse dalla sporcizia e con le attrezzature distrutte dai vandali o dall’usura. I rifiuti, la mancanza di cura, l’assenza di servizi essenziali trasformano il quartiere in una terra dimenticata.

Questa è la realtà di Palermo, ultima in Europa per trasporto pubblico, per traffico veicolare, per raccolta differenziata e, quindi, per efficienza dei servizi comunali. In queste condizioni, non c’è da meravigliarsi se politici e cittadini festeggiano ogni volta che viene riasfaltato mezzo chilometro di strada.

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