Un aumento che in Sicilia pesa di più, a causa dell’assenza del collegamento stabile con il continente

L’aumento del prezzo del petrolio dovuto alla crisi nello stretto di Hormuz colpisce tutti. Ma non colpisce tutti allo stesso modo: ancora una volta la Sicilia dimostra quanto pesi, ogni giorno, la sua condizione di isola. E’ di oggi, infatti, la notizia che in Sicilia si stanno sentendo, più che altrove, gli effetti della crisi petrolifera sul trasporto di prodotti agricoli ed industriali.

Il motivo è semplice, quanto disarmante: mentre nel resto d’Italia l’aumento dei carburanti si distribuisce su un sistema logistico articolato, fatto di ferrovia, autostrade e trasporto intermodale, in Sicilia quasi tutto viaggia su gomma. E quando aumenta il diesel, aumenta tutto. Aumentano i costi del trasporto, aumentano i prezzi delle merci, aumenta il costo della vita. Il motivo è semplice: non abbiamo alternative.

Perché in Sicilia le merci viaggiano quasi solo su gomma

La Sicilia ha, pur malconcia, una rete ferroviaria, ma di fatto non può competere nel trasporto merci verso il continente. Il problema non è tecnologico né organizzativo, ma puramente economico: la rottura di carico nello Stretto rende il trasporto ferroviario più costoso e meno competitivo rispetto alla strada.

C’è poi un dato fondamentale che spesso viene ignorato nel dibattito pubblico. Il trasporto merci su ferrovia diventa realmente competitivo rispetto alla gomma solo quando le distanze superano circa i 700 chilometri. È una soglia economica prima ancora che tecnica, come abbiamo spiegato nei nostri approfondimenti sul sistema ferroviario siciliano. Questa distanza semplicemente non esiste tra due punti interni alla Sicilia, ma potrebbe essere realizzata nei trasporti da e verso il continente.

Questo significa che all’interno dell’isola il camion resterà inevitabilmente più conveniente del treno. L’unico modo per rendere competitivo il trasporto ferroviario merci è quindi il collegamento diretto con il continente, cioè il superamento della discontinuità dello Stretto e della rottura di carico di cui sopra.

Come abbiamo già evidenziato analizzando la nuova linea Messina-Catania-Palermo, senza il Ponte anche le nuove infrastrutture ferroviarie rischiano di perdere gran parte del loro senso strategico europeo, perché la rete TEN-T di fatto si interrompe in Calabria.

Il costo economico dell’insularità

La crisi energetica rende semplicemente evidente un problema strutturale che esiste da sempre. Quando il petrolio aumenta, si scopre che l’insularità, tassa invisibile, diventa improvvisamente visibile.

Secondo lo studio dell’istituto Prometeia, il costo economico dell’insularità per la Sicilia è stimato in circa 6,4 miliardi di euro l’anno tra maggiori costi logistici, minore competitività e svantaggi strutturali. Una parte rilevante di questi costi deriva proprio dal trasporto delle merci.

La domanda oggi è semplice: quanto sono diventati quei costi con il diesel ai livelli attuali? Perché ogni aumento del carburante qui pesa di più. Pesa per la distanza, pesa per l’assenza di alternative, pesa per una fragilità logistica che Sicilia in Progress documenta da anni con analisi tecniche e dati.

E pensare che in tanti, ancora qualcuno dubitano dell’utilità dell’opera, come chi ha fatto il tifo per la Corte dei conti che (ironia della sorte) ha bloccato, almeno per il momento, l’opera.

Un’infrastruttura economica, prima ancora che simbolica

Ma il Ponte non è una bandiera politica, o almeno non dovrebbe esserlo, in un Paese appena normale. È una infrastruttura economica, che serve a tutti, anche a chi si oppone alla sua costruzione. Come ha ricordato anche il professor Enzo Siviero, tra i maggiori esperti internazionali di ponti, il collegamento stabile non va visto come un’opera locale ma come una infrastruttura strategica capace di collegare la Sicilia ai corridoi europei e alle grandi direttrici logistiche del Mediterraneo.

Ed è proprio questo il punto che spesso si dimentica: il Ponte non serve solo ad attraversare lo Stretto. Serve a superare l’isolamento economico.

La domanda vera

La vera domanda quindi non è se il Ponte serve. La vera domanda è quanto costa alla Sicilia non averlo. Perché tutte le crisi lo dimostrano: i territori collegati reagiscono meglio. Gli altri pagano il prezzo dell’isolamento. E la Sicilia continua a pagare, ogni anno, anche il costo delle infrastrutture che ancora non ha.

Link:
– il futuro di Augusta dipende dal Ponte
– Siviero: dal Ponte sullo Stretto al ponte Sicilia-Tunisia