Rimborsi promessi, attese infinite e una misura che rischia di restare solo sulla carta

Che fine ha fatto la tanto sbandierata lotta al caro voli? E soprattutto: quanto tempo serve perché un rimborso arrivi davvero nelle tasche dei cittadini siciliani?

La domanda sorge spontanea alla luce della segnalazione che ci arriva da un nostro lettore, che ci ha fornito l’immagine che pubblichiamo in copertina. Si tratta della schermata del portale regionale SiciliaPEI – Bando Caro Voli, da cui risulta che una richiesta di rimborso per due voli Catania–Milano e Milano-Catania effettuati il 24 e 25 aprile 2025, risulta ancora oggi “in lavorazione”.

Le domande sono state inoltrate il 13 e 14 maggio 2025. Ad oggi sono passati oltre sette mesi, quasi otto dal viaggio, nove dall’acquisto del biglietto (avvenuto il 23/03/2025).

Sette mesi non sono bastati alla Regione Siciliana per accreditare poche decine di euro a un cittadino che ha usufruito di una delle tratte più tipiche — e più penalizzate — nei collegamenti tra Sicilia e Continente. Un’attesa che, con amara ironia, ricorda più i tempi di una gestazione che quelli di una procedura amministrativa digitale.

 

lo screen shot che ci ha fatto pervenire il nostro followers. abbiamo cancellato i dati sensibili

Eppure il contributo sul caro voli viene tuttora presentato come una risposta concreta a un problema reale e strutturale. Ma se i rimborsi arrivano (quando arrivano) con tanti mesi di ritardo, il beneficio rischia di trasformarsi in una promessa svuotata di efficacia, buona per i comunicati stampa ma poco utile nella vita reale.

Lo avevamo già scritto in precedenza, sollevando dubbi e criticità su una misura che sembra intervenire a valle, senza incidere davvero sul nodo centrale del problema: tariffe fuori controllo, soprattutto nei periodi di alta domanda. E oggi, sotto le feste natalizie, gli aumenti dei prezzi dei biglietti aerei hanno superato anche il 600% rispetto alla media annuale, rendendo di fatto proibitivo tornare in Sicilia per molti residenti e fuorisede.

Sul caro voli oltre ai ritardi, il folclore

In barba anche ad altre soluzioni geniali sbandierate dal governo regionale, come i mitici “Sicilia Express” di cui anche oggi si è parlato in entusiastici servizi giornalistici in cui si continua a nascondere la cruda realtà dei numeri che, come è noto, non fanno politica: con i loro 1000 posti offerti, i due treni straordinari pagati “a sangue di papa” dalla Regione siciliana (nostro articolo QUI) incrementano l’offerta Sicilia-continente dello 0,66%. Cifra che serve solo a non turbare il sonno delle compagnie aeree, che continuano ad incassare utili favolosi sotto le feste.

Tutto ciò, in un regime di libero mercato, è difficile da digerire, ma comprensibile. Così come è complicato non diciamo imporre, ma anche soltanto chiedere alle compagnie aeree di ridurre drasticamente le tariffe in periodi sensibili. Tuttavia occorrerebbe evitare, da parte delle istituzioni, almeno la presa in giro nei confronti dei tanti siciliani (sono centinaia di migliaia, altro che i mille del “Sicilia Express”) che vorrebbero ricongiungersi con i loro cari durante le feste.

Cominciando, magari, a rendere meno tormentato il recupero di quanto sborsato dopo i sistematici, puntualissimi incrementi delle tariffe aeree, attraverso procedure rapide, tempi certi, rimborsi che arrivino in tempi ragionevoli.

Perché altrimenti la “lotta al caro voli” rischia di restare ciò che sempre più cittadini percepiscono: una misura efficace solo sulla carta, mentre nella realtà si continua ad aspettare. E a pagare.