
Negli ultimi giorni, una riflessione pubblicata dalla pagina Facebook “Cronache Catanesi” ha riacceso il dibattito sulla raccolta differenziata a Catania. Un tema che, al di là delle polemiche, merita di essere affrontato con lucidità e senza slogan.
Il punto centrale è semplice: la differenziata, così come è stata introdotta in città, non nasce da una visione industriale strutturata, ma da un’esigenza emergenziale. Discariche al collasso, costi di smaltimento fuori controllo e la necessità di trovare una soluzione rapida hanno portato a scaricare una parte significativa del sistema direttamente sui cittadini.
Nelle grandi città europee, spesso citate come esempio, la raccolta differenziata funziona perché è solo l’ultimo anello di una filiera complessa ed efficiente. A monte ci sono impianti moderni, sistemi di selezione avanzati, controlli rigorosi e una gestione trasparente dei risultati.
A Catania, invece, questa filiera è incompleta. Mancano infrastrutture adeguate, impianti sufficienti e una gestione moderna del ciclo dei rifiuti. Il rischio, concreto, è che la differenziata si riduca a un esercizio formale: i cittadini separano i rifiuti, ma il sistema non è in grado di valorizzarli davvero. Quando altrove è direttamente dentro il sistema che si separano i rifiuti conferiti dai cittadini, senza assillarli con mastelli, giornate di ritiro che cambiano o saltano, indicazioni poco chiare sulla differenziazione dei materiali.
Va detto con chiarezza: oggi le tecnologie nel settore dei rifiuti non sono più quelle di vent’anni fa. Esistono soluzioni avanzate per il trattamento, il recupero e persino la valorizzazione energetica dei materiali non riciclabili. Ignorare questi strumenti significa restare indietro e continuare a inseguire emergenze invece di prevenirle.
Una gestione moderna richiede equilibrio tra raccolta differenziata, impiantistica e trattamento del residuo. Senza uno di questi elementi, l’intero sistema perde efficacia.
In questo contesto si inseriscono anche le dichiarazioni del sindaco Enrico Trantino, che più volte ha richiamato la necessità di una maggiore collaborazione da parte dei cittadini. In un’intervista ha parlato di “maggiore consapevolezza della gente, chiamata a garantire l’osservanza delle norme”, sottolineando quindi il ruolo attivo della popolazione nella gestione dei rifiuti.
Nello stesso intervento ha anche affermato che la città avrebbe bisogno di “maggiori coccole da parte dei suoi cittadini”, un’espressione che richiama implicitamente un tema di responsabilità civica diffusa.
Parole che intercettano un aspetto reale — perché comportamenti scorretti esistono — ma che rischiano di scaricare comodamente tutte le colpe sui cittadini, autoassolvendosi. Perché se la questione viene raccontata soprattutto come deficit di consapevolezza o senso civico, si finisce per mettere in secondo piano il nodo principale: le carenze strutturali del sistema.
Ed è proprio su questo punto che la riflessione di Cronache Catanesi appare centrata: senza impianti adeguati, una filiera completa e una pianificazione efficace, la raccolta differenziata non può funzionare pienamente, indipendentemente dal comportamento dei cittadini.
La questione, quindi, non è essere favorevoli o contrari alla raccolta differenziata. La vera domanda è: esistono le condizioni per farla funzionare?
Senza investimenti, pianificazione e trasparenza, la risposta è no. Oggi è semplicemente un modello incompleto che, se non drasticamente rivisto ed adeguato alle nuove tecnologie, rischia solo di aumentare frustrazione e inefficienze.
La differenziata può essere una risorsa, ma solo se inserita in un sistema che funziona davvero. Altrimenti, resta quello che oggi molti cittadini percepiscono: non un progresso, ma un trasferimento di responsabilità.