Molte opere, pochi risultati percepiti. Le infrastrutture avanzano soprattutto grazie a FCE, mentre crescono le polemiche su pulizia, mobilità, sicurezza e qualità degli interventi urbani.
Catania continua a vivere una fase contraddittoria. Da una parte cantieri, finanziamenti e opere che dovrebbero accompagnare una trasformazione importante della città; dall’altra una quotidianità fatta ancora di sporcizia, degrado, problemi di sicurezza, servizi insufficienti e una mobilità lontana dagli standard di una grande area urbana.
È probabilmente qui che va cercata anche la spiegazione del forte arretramento del sindaco Enrico Trantino nelle classifiche di gradimento pubblicate nei mesi scorsi. Non è la classifica in sé a interessare, quanto ciò che fotografa: una parte consistente della città evidentemente non percepisce quella svolta che era stata promessa.
Piste ciclabili, quando la mobilità sostenibile diventa cattiva progettazione
Uno dei simboli più evidenti di questa stagione amministrativa sono diventate le piste ciclabili. Non perché la mobilità ciclabile sia sbagliata: una città moderna deve favorirla. Il problema è quando i percorsi appaiono mal progettati, poco funzionali, invasivi o addirittura inutili.
Su Sicilia in Progress avevamo già dedicato un articolo molto critico alla pista ciclabile di via Cristoforo Colombo, non a caso intitolato “Pista ciclabile di via Colombo, la grande bruttezza”, contestandone non soltanto l’impatto visivo ma anche diversi aspetti tecnici legati al tracciato, alla sicurezza e alla funzionalità complessiva dell’intervento.
https://www.siciliainprogress.com/pista-ciclabile-di-via-colombo-la-grande-bruttezza/
Le polemiche si sono poi estese ad altre zone. Emblematico il caso del Passiaturi, dove il tracciamento di una pista ciclabile ha provocato l’intervento della Soprintendenza e lo stesso sindaco ha successivamente riconosciuto che quell’intervento non era stato autorizzato e che, in quel punto, risultava sostanzialmente inutile. Anche in viale Africa e in altre aree della città le ciclabili hanno provocato contestazioni e richieste di revisione.
Il problema, quindi, non è essere favorevoli o contrari alle biciclette. È pretendere che le opere pubbliche siano progettate bene, inserite correttamente nello spazio urbano e realmente utili.
Una città ancora sporca e insicura
Rimane poi il problema più immediatamente percepibile: la pulizia urbana. Cassonetti pieni, rifiuti abbandonati, marciapiedi sporchi e aree degradate continuano a caratterizzare troppe zone della città.
L’inciviltà di una parte dei cittadini esiste, ma dopo tre anni non può diventare una giustificazione permanente. Amministrare significa anche predisporre servizi efficienti, controlli e sanzioni capaci di ridurre il fenomeno.
Anche la sicurezza continua a rappresentare una criticità. Parcheggiatori abusivi, microcriminalità, degrado e una diffusa percezione di insicurezza restano elementi quotidiani della vita cittadina.
Aeroporto, una città che ha subìto l’emergenza
La crisi estiva di Fontanarossa ha mostrato un’altra fragilità. L’Etna non dipende dal Comune, naturalmente, ma la gestione delle conseguenze sì, almeno in parte.
Centinaia di voli cancellati o dirottati, passeggeri lasciati senza informazioni sufficienti, difficoltà nei trasferimenti e collegamenti alternativi insufficienti hanno mostrato l’assenza di un vero piano di mobilità d’emergenza.
Trantino è intervenuto pubblicamente e quindi sarebbe scorretto parlare di silenzio. Ma da una città che ospita uno degli aeroporti più importanti d’Italia ci si sarebbe aspettati una pressione molto più forte perché un sistema di emergenza fosse predisposto prima, non durante la crisi.
Le infrastrutture migliorano soprattutto grazie a FCE
Sul fronte delle infrastrutture qualcosa si muove, ed è giusto riconoscerlo. Ma la trasformazione più importante della mobilità urbana continua a essere legata soprattutto alla Ferrovia Circumetnea.
La metropolitana è probabilmente l’opera che più di ogni altra sta cambiando Catania. Ma procede con tempi molto lunghi, soprattutto verso l’aeroporto di Fontanarossa, dove ritardi, problemi contrattuali e nuovi affidamenti hanno rallentato ulteriormente un collegamento strategico.
È quasi paradossale: le opere più importanti per il futuro della città dipendono in larga parte da enti diversi dal Comune, mentre molti interventi direttamente riconducibili all’amministrazione diventano oggetto di contestazioni.
Il bacio al teschio di Sant’Agata
Poi c’è un episodio che, pur non riguardando direttamente la gestione amministrativa, è diventato inevitabilmente simbolico.
Durante le celebrazioni agatine il sindaco Trantino ha baciato il cranio-reliquia di Sant’Agata, gesto che ha provocato una valanga di critiche sui social e un ampio dibattito pubblico. Molti cittadini hanno parlato di scena macabra o fuori luogo; altri l’hanno difesa come espressione di devozione. Lo stesso Trantino ha spiegato che lo rifarebbe “mille volte”.
Per quanto ci riguarda, la scena è stata disgustosa. Non discutiamo la devozione religiosa né il significato che il culto delle reliquie assume per molti fedeli. Ma vedere il sindaco di una grande città, con la fascia tricolore, baciare un teschio umano ha restituito un’immagine che abbiamo trovato macabra e difficilmente conciliabile con il ruolo istituzionale rappresentato in quel momento.
È un giudizio naturalmente opinabile. Ma il fatto che l’immagine abbia provocato una reazione così vasta dimostra quanto il gesto abbia diviso la città, ben oltre il significato religioso attribuitogli dal sindaco.
Cultura e promozione, molti eventi ma poca strategia
Sulla cultura sarebbe scorretto sostenere che non venga organizzato nulla. Gli eventi esistono. Il problema è capire se una sequenza di manifestazioni equivalga davvero a una politica culturale.
Catania possiede l’Etna, il barocco, il mare, Bellini, un patrimonio archeologico straordinario e uno degli aeroporti più importanti del Mezzogiorno. Ha quindi tutte le condizioni per diventare una grande destinazione mediterranea.
Eppure la promozione della città continua a sembrare debole e frammentaria, mentre manca ancora un progetto riconoscibile capace di mettere insieme cultura, turismo, mobilità e riqualificazione urbana.
Manca soprattutto una visione
La critica più seria all’amministrazione Trantino non è che non faccia nulla. Sarebbe falso.
Il problema è che continua a essere difficile individuare una visione complessiva della città. Le piste ciclabili vengono realizzate ma spesso contestate. La metropolitana avanza, ma grazie soprattutto a FCE. L’aeroporto entra in crisi e il sistema reagisce rincorrendo l’emergenza. Sporcizia e insicurezza restano problemi quotidiani. Gli eventi culturali esistono, ma non sembrano ancora costruire una vera strategia di promozione.
Catania avrebbe bisogno di meno interventi scollegati e di una maggiore capacità di mettere insieme mobilità, decoro urbano, sicurezza, cultura, turismo e infrastrutture.
Il problema non è fare qualcosa. È capire dove si vuole portare la città. E, dopo tre anni di amministrazione, questa direzione continua a essere difficile da vedere.








