
fonte: italia.it
Il collettore fognario a servizio della riviera di Acicastello e Acitrezza è prossimo al completamento dopo un lungo e complesso iter che ha richiesto quasi venti milioni di euro di risorse pubbliche. L’infrastruttura nasce con l’obiettivo di convogliare i reflui verso il depuratore di Pantano d’Arci, superando una delle più storiche criticità ambientali della costa etnea. Tuttavia, a pochi passi dalla conclusione dei lavori, emerge un paradosso che rischia di vanificare l’investimento: non è ancora definito chi dovrà gestire l’opera una volta consegnata.
La vicenda mette in luce una falla strutturale nella programmazione delle opere pubbliche. La realizzazione materiale del collettore non è stata accompagnata da un percorso altrettanto chiaro sulla governance futura dell’impianto. I soggetti potenzialmente chiamati alla gestione hanno manifestato perplessità e riserve, soprattutto in relazione alle responsabilità operative e ai rischi tecnici connessi al funzionamento del sistema. In assenza di un accordo, l’opera rischia di restare inutilizzata, trasformandosi in un’infrastruttura “senza padrone”.
Il collettore non è un sistema isolato, ma si innesta su una rete più ampia che attraversa il territorio di Catania, storicamente caratterizzata da punti deboli e criticità strutturali. La mancanza di un coordinamento pieno tra enti locali, gestori del servizio idrico e amministrazioni coinvolte rende più complesso individuare un responsabile unico della gestione. A ciò si aggiungono i dubbi sulla sostenibilità economica e tecnica dell’esercizio dell’opera nel medio-lungo periodo.
Il rischio concreto è che un’infrastruttura strategica e costosa resti ferma o venga avviata in ritardo, con conseguenze dirette sull’ambiente e sulla qualità della vita dei cittadini. Le apparecchiature già installate potrebbero deteriorarsi prima ancora di entrare in funzione, generando ulteriori sprechi di risorse pubbliche. Il caso del collettore fognario di Acicastello diventa così l’ennesimo esempio di un approccio che privilegia la realizzazione delle opere senza affrontare in modo adeguato il tema, decisivo, della loro gestione. Senza una governance chiara e condivisa, anche gli investimenti più rilevanti rischiano di non tradursi in benefici concreti per il territorio.