
L’aeroporto di Comiso torna al centro del dibattito sulla mobilità in Sicilia sud-orientale. Nei giorni scorsi l’assessore regionale alle Infrastrutture e alla Mobilità Alessandro Aricò ha espresso soddisfazione per l’avvio della continuità territoriale e per l’introduzione di nuove rotte nazionali, definendo il provvedimento “un passo concreto per garantire ai cittadini il diritto alla mobilità”.
I dati, tuttavia, raccontano una realtà più sfumata. Se da un lato la continuità territoriale è finalmente attiva, dall’altro i numeri e le condizioni operative restano modesti.
Le tariffe agevolate per i residenti siciliani fissano i voli Comiso–Roma intorno ai 56 euro e i Comiso–Milano a circa 68 euro, tasse incluse. In alcuni casi, i bandi regionali parlano di costi inferiori (38 o 50 euro più tasse), ma le offerte effettive sui siti delle compagnie oscillano tra 34,99 e 39,99 euro, spesso riservate a determinate date o soggette a disponibilità limitata. Quindi, almeno in determinati giorni dell’anno, le tariffe rimangono superiori a quelle di mercato.
Inoltre, i “prezzi competitivi” sono riservati a chi può accedere alla continuità territoriale, ma per gli altri viaggiatori? Non dovevamo agevolare il turismo, anzi: non dovevamo “vivere di solo turismo”?
L’attuale offerta dallo scalo ibleo si limita ai collegamenti quotidiani con Roma e Milano, operati da Aeroitalia, mentre per l’estate 2026 sono previste tre nuove rotte nazionali – verso Torino, Bologna e Verona – che dovrebbero ampliare la rete domestica.
Si tratta però ancora di un numero ridotto, con appena tre voli giornalieri complessivi e una frequenza che non permette a Comiso di competere, per esempio, con Catania o Palermo. L’annunciata “fase di rilancio” è quindi solo all’inizio, e la piena operatività richiederà investimenti stabili e un piano di lungo periodo.
Rimane inoltre il problema storico dei collegamenti con lo scalo. Le linee di autobus e le navette verso Ragusa, Modica o il resto della provincia sono poche e mal coordinate con gli orari dei voli, e mancano infrastrutture adeguate per l’accesso rapido dall’autostrada o dalla rete ferroviaria.
Una vecchia abitudine tutta siciliana, quella di non integrare fra loro i modi di trasporto: l’intermodalità rimane solo sulla carta, ed ognuno fa quello che vuole. Chi dovrebbe dirigere l’orchestra, cioè, ancora una volta, la Regione siciliana, lascia che ogni strumento vada per conto suo, creando un caos assordante. Nella speranza che i video su Facebook o Tik Tok bastino a convincere i ragusani, e non solo, che stanno ascoltando la nona di Beethoven.
Nel caso specifico, Comiso è ancora lontano dagli standard di un vero polo regionale. Inoltre, appare avulso da una seria pianificazione della mobilità da e per il continente. L’assessore Alessandro Aricò ha salutato l’avvio della continuità territoriale come una conquista per il territorio, ma l’entusiasmo appare, almeno per ora, eccessivo. Soprattutto se non si accompagna ad un’analisi su larga scala che abbracci tutto il sistema aeroportuale siciliano.