
fonte: Bagheria News
C’è chi la definisce una delle voci più straordinarie passate da X Factor negli ultimi anni: potente, esplosiva, con una maturità interpretativa che raramente appartiene a una ragazza della sua età. Eppure Delia Buglisi, ormai universalmente conosciuta semplicemente come Delia, si è fermata al terzo posto. Un risultato che, più che chiudere un percorso, ha aperto un caso: il “caso Delia”.
Si, perchè chi l’ha sentita cantare, fin dalla prima esibizione (LINK QUI), ha avuto la netta sensazione di assistere ad un talento fuori scala, ben al di sopra di qualsiasi altro concorrente. Anche quelli che di solito non seguono i talent, nè tanto meno ne comprendono i meccanismi, l’avevano data per sicura vincente: ne è prova l’enorme clamore suscitato dalla cantante a livello mediatico, ed il seguito che ha riscosso sui social. Poi, al termine della finale, tenutasi nella splendida piazza Plebiscito di Napoli, la sorpresa.
Che, a ben pensarci, tanto sorpresa non è.
Delia ha scelto più volte di esibirsi in siciliano, lingua nobile e antichissima, nata ben prima dell’italiano moderno, utilizzata da poeti e trovatori della Scuola Siciliana già nel XIII secolo. Una scelta identitaria, culturale, artisticamente potentissima. Ma nel contesto di un talent show nazionale, forse anche un azzardo.
Perché se da un lato il siciliano emoziona, dall’altro rischia di creare distanza con un pubblico generalista abituato a canzoni immediatamente comprensibili. E in una finale decisa dal televoto, questa distanza può diventare decisiva. Non è la prima volta: in Italia l’innovazione linguistica e la ricerca non sono sempre premiate.
Ovvero, molto più semplicemente, il merito non paga. E Delia potrebbe esserne l’ennesima prova, nel Paese del nulla che diventa star.
Il problema non si limita certo alla trasmissione X Factor, per la quale non mancano affatto i precedenti. Basterebbe ricordare che Giusy Ferreri, oggi uno dei nomi più solidi della musica italiana, al suo esordio pubblico nell’edizione del 2008 arrivò solo seconda, scavalcata nel televoto da un gruppo musicale di ragazzi bellocci di cui nessuno ha più sentito parlare. O che Noemi, ormai una colonna della scena pop nazionale, si classificò addirittura quinta, non arrivando nemmeno alla finale.
Ma anche altrove, e con un seguito ben più ampio, il fenomeno si ripete. Ogni anno, per esempio, il Paese si ferma davanti al Festival di Sanremo, discute, vota, si divide per una settimana. Poi, pochi mesi dopo, tutto svanisce: alzi la mano chi ricorda il nome del vincitore dell’ultima edizione.
Quel che è più grave, è che il “caso Delia” non riguarda solo un’ottima cantante arrivata terza. Riguarda l’Italia, il suo rapporto complicato con il talento puro e, nel caso specifico, con la diversità linguistica.
Riguarda un Paese in cui — nel breve — vincono il riconoscibile, il rassicurante, il già visto. Ma, ancor più spesso, va avanti il “raccomandato” scavalcando chi ha studiato, è più brillante o, semplicemente, potrebbe fare meglio in quel ruolo. E se nel campo musicale, prima o poi, emergono le voci che hanno davvero qualcosa da dire, come ci auguriamo per Delia, altrove il più bravo rimane al palo, e guarda gli altri andare avanti.
E non possiamo certo meravigliarci se ci ritroviamo ai più alti livelli dei perfetti incapaci, che mandano in malora ciò che gli viene affidato. E qui non parliamo di un talent show, ma di servizi essenziali: scuole, ospedali, strade e ferrovie. Guarda caso, tutte cose che in Italia lasciano a desiderare. E’ quello che raccontiamo ogni giorno noi di “In Progress”.
Il pubblico social, intanto, ha già incoronato Delia come “vincitrice morale”, l’unica voce davvero “internazionale” di questa stagione. Il paradosso è evidente: non ha vinto, ma è quella di cui si parla di più. Come se la classifica televisiva avesse, per fortuna, sempre meno valore rispetto alla percezione reale del talento.
A questa ragazza di Paternò, di origini bagheresi, che quindi rappresenta in sè l’intera Sicilia, non possiamo fare altro che augurarle ciò che merita: un futuro di successo. Da raggiungere con la sua splendida ed esuberante voce che userà, lo speriamo, per cantare tante, tante altre canzoni in siciliano.
LINK: Delia nella sua esibizione in finale, a Napoli