
fonte: shippingitaly.it
I lavori per la costruzione della nuova diga di Genova si concluderanno entro dicembre 2027, in anticipo rispetto ai tempi originariamente previsti per le fasi A e B in successione (ora invece previste in parallelo), con extra costi lievitati a 160 milioni per la prima fase (cui se ne aggiungeranno almeno oltre 140 milioni per Fase B), con un incremento delle dimensioni del cerchio di evoluzione di ponente da 450 a 550 metri e un allargamento dell’imboccatura di ponente da 138 a 235 metri.
La variante di layout della Nuova Diga Foranea di Genova è stata definitivamente approvata da parte dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale e dalla struttura Commissariale per la ricostruzione di Genova.
Nelle intenzioni della variante approvata c’è la “creazione di maggiori spazi di manovra nel bacino di ponente, consentendo l’accesso e l’ormeggio di navi di maggiori dimensioni rispetto alla configurazione precedente”, la “ottimizzazione del futuro sviluppo a terra con possibilità di realizzare una linea di banchina unica, oltre al conseguente ampliamento degli spazi operativi e di stoccaggio a terra” e il “miglioramento della sicurezza della navigazione nel porto di Genova, sia in condizioni di normale esercizio sia in condizioni di eventuale emergenza, grazie alla definizione di una più ampia imboccatura secondaria a ponente che consente di allocare una maggior quota del traffico navale in accesso e in uscita nel Bacino di Sampierdarena”.
Viene sottolineato che “la variante è stata studiata al fine di massimizzare la disponibilità e l’utilizzo degli specchi acquei portuali interni alla nuova diga e consiste in una:
– riduzione della lunghezza della sezione T1 in corrispondenza dell’imboccatura principale a levante, in ottemperanza alle prescrizioni formulate dal CSLLPP in fase di approvazione del PFTE;
– ottimizzazione del pennello T5 per coniugare la funzionalità dell’opera con le necessità pianificatorie di spostare più a levante il cerchio di evoluzione e ampliare lo specchio acqueo ai fini di una maggiore sicurezza della manovra;
– eliminazione della sezione T4, transitoria tra FASE A e FASE B;
– spostamento verso il mare aperto del tratto di sezione T7;
– allungamento del ramo di sopraflutto dell’imboccatura secondaria di ponente tramite estensione della sezione T9”.
Da Palazzo San Giorgio e commissario straordinario la conferma che sono state riconosciute al consorzio Pergenova Breakwater (al cui vertice c’è WeBuild) “le maggiori lavorazioni per garantire una migliore tenuta rispetto alla natura dei fondali riscontrata durante le lavorazioni nonché altre attività aggiuntive effettivamente necessarie. L’atto aggiuntivo firmato dalle parti – si precisa – annulla e cancella ogni riserva pregressa e stabilisce un nuovo cronoprogramma estremamente serrato per la fine dell’opera che conseguentemente prevede oggi la posa dell’ultimo cassone della nuova diga foranea di Genova entro il mese di agosto 2027, la fine dei lavori entro il mese di dicembre 2027”.
Con la variante si approva la modifica contrattuale che risolve il contenzioso fra appaltante e appaltatore e le riserve iscritte dall’uno e dall’altro, con una contabilità favorevole a Pergenova, dato che l’integrazione contrattuale stabilisce il riconoscimento a suo favore di 160 milioni di euro “relativo alle riserve iscritte al Sal (Stato avanzamento lavori) nr.11 in contabilità”.
Dall’articolato contrattuale si evince che i conguagli richiesti da Pergenova hanno per la maggior parte a che fare con “l’esecuzione delle colonne di sottofondazione”: le opere di consolidamento del fondale, cioè, su cui a suo tempo l’ex project manager Piero Silva lanciò un’allerta rimasto inascoltato. Oltre 56 milioni di euro sono invece imputati allo slittamento dei tempi.
(fonte: shippingitaly.it)