
fonte: greenreport.it
La diga Rosamarina (nostro filmato QUI sul canale Youtube “IN PROGRESS”), una delle principali infrastrutture idriche della Sicilia occidentale, è al centro di un articolato progetto di ripristino della piena funzionalità dell’invaso. Un intervento strategico che punta a recuperare efficienza operativa, sicurezza strutturale e capacità utile in un contesto sempre più segnato dalla pressione sulle risorse idriche.
Situata nel territorio di Caccamo, in provincia di Palermo, la diga Rosamarina intercetta il fiume San Leonardo ed è destinata ad usi multipli:
L’infrastruttura serve un comprensorio agricolo di oltre 15.000 ettari, rendendola fondamentale per l’economia agricola e per l’approvvigionamento idrico dell’area (dgdighe.mit.gov.it) . Dal punto di vista ingegneristico, si tratta di una diga a schema arco-gravità, alta circa 84 metri e lunga circa 200 metri al coronamento.
Negli anni, l’invaso ha mostrato diverse criticità che hanno compromesso la piena funzionalità dell’opera, quali l’accumulo di sedimenti e progressiva riduzione della capacità utile, problemi al sistema di drenaggio interno, fenomeni di filtrazioni nel corpo diga e la necessità di aggiornamento delle verifiche sismiche e strutturali
In particolare, indagini recenti hanno evidenziato canne drenanti in gran parte ostruite e infiltrazioni torbide nei cunicoli, segnali di un sistema che necessita interventi profondi di manutenzione straordinaria. (OpenCoesione)
Il progetto di ripristino si inserisce nel quadro più ampio del Progetto di Gestione dell’Invaso (PGI), previsto dalla normativa nazionale (D.Lgs. 152/2006), che definisce le operazioni necessarie per garantire sicurezza e funzionalità nel tempo. Gli interventi principali riguardano:
A questi si affiancano attività fondamentali di carattere tecnico come indagini geognostiche, geofisiche e batimetriche, studi di rivalutazione sismica, idrologica e geotecnica e monitoraggio continuo delle condizioni strutturali (Regione Siciliana)
Uno degli aspetti centrali del progetto è la gestione dei sedimenti accumulati nell’invaso. Il piano prevede: operazioni di rimozione , meccanica, interventi di spurgo e fluitazione accompagnati dal monitoraggio ambientale durante le attività. L’obiettivo è recuperare capacità utile e garantire la funzionalità degli scarichi, in particolare dello scarico di fondo, spesso compromesso proprio dall’interrimento.
Il progetto si inserisce in una più ampia strategia di investimento regionale. Tra gli interventi collegati:
Questi interventi dimostrano come il ripristino della diga Rosamarina non sia un’azione isolata, ma parte di un piano più ampio di messa in sicurezza e modernizzazione delle infrastrutture idriche siciliane.
Il progetto sulla diga Rosamarina evidenzia un dato ormai evidente: gran parte delle infrastrutture idriche siciliane necessita di interventi strutturali profondi dopo decenni di utilizzo. Il ripristino della piena funzionalità dell’invaso non riguarda solo la sicurezza della diga, ma anche la capacità di accumulare acqua, l’efficienza nella distribuzione e la resilienza del sistema idrico regionale. In un contesto di cambiamenti climatici e crescente domanda, recuperare ogni metro cubo disponibile diventa una priorità strategica.
Il caso Rosamarina dimostra che la gestione dell’acqua in Sicilia non può più essere affidata a interventi emergenziali. Servono pianificazione di lungo periodo, manutenzione costante e investimenti strutturali. Solo così infrastrutture come Rosamarina potranno tornare a esprimere pienamente il loro potenziale, garantendo sicurezza e risorse per il territorio.