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Il via libera all’innalzamento della quota della diga Trinità di Castelvetrano segna un passaggio importante per il sistema idrico del Trapanese, ma si inserisce in un quadro che resta complesso e, per molti aspetti, ancora irrisolto.
Come già evidenziato in un precedente articolo di Sicilia in Progress l’autorizzazione arriva infatti dopo mesi di attesa, quando una parte della stagione utile per l’accumulo delle acque è già trascorsa.
Il Ministero delle Infrastrutture ha autorizzato l’innalzamento della quota massima da 62 a 64 metri sul livello del mare, con validità sperimentale di un anno.
L’incremento consente di aumentare la capacità dell’invaso di circa 2,6 milioni di metri cubi, che si sommano agli 1,6 milioni già presenti, riportando una disponibilità idrica più coerente con le esigenze del territorio.
Si tratta di un miglioramento significativo se si considera che la diga, a pieno regime, può arrivare a contenere fino a circa 18 milioni di metri cubi d’acqua, anche se negli ultimi anni i limiti di sicurezza hanno drasticamente ridotto la capacità effettivamente utilizzabile.
La diga insiste su un bacino idrografico di circa 191,7 km², dato che ne evidenzia la rilevanza nel sistema idrico locale.
Dal punto di vista agricolo, l’invaso è strategico: il comprensorio servito si estende su circa 6.000 ettari, in gran parte destinati alla viticoltura, con un fabbisogno idrico annuo stimato intorno ai 6 milioni di metri cubi.
Si tratta di numeri che spiegano il peso economico della diga, in un’area dove la disponibilità di acqua incide direttamente sulla produzione agricola e sulla stabilità del sistema produttivo.
Il via libera è stato reso possibile da interventi realizzati in regime di somma urgenza per un importo complessivo di circa 1,25 milioni di euro, dopo oltre quattordici mesi di attività istruttoria e verifiche tecniche.
Questi lavori hanno consentito di migliorare le condizioni di sicurezza dell’infrastruttura e di superare le limitazioni che avevano imposto un abbassamento drastico della quota operativa.
Resta però un punto fondamentale: si tratta di interventi provvisori. L’autorizzazione è infatti temporanea e subordinata a ulteriori verifiche e a interventi strutturali più profondi.
Proprio su questo aspetto si innesta la riflessione già proposta da Sicilia in Progress: per mesi la diga ha operato con una quota limitata, nonostante la disponibilità di acqua.
Una situazione che ha portato allo sversamento a valle di volumi significativi, mentre il territorio si preparava alla stagione irrigua con risorse insufficienti.
Il risultato è evidente: una parte dell’acqua che oggi si potrà trattenere è stata di fatto persa nei mesi precedenti, riducendo l’impatto immediato del provvedimento.
La diga Trinità, costruita negli anni Cinquanta, rappresenta un caso emblematico delle infrastrutture idriche siciliane: opere fondamentali ma spesso limitate da problemi strutturali e mancati adeguamenti.
Il progressivo interrimento del bacino, le limitazioni legate alla sicurezza e l’assenza di interventi definitivi hanno contribuito a ridurre nel tempo l’efficienza complessiva dell’invaso.
L’innalzamento della quota è un risultato concreto e positivo, perché consente finalmente di trattenere più acqua e di migliorare la disponibilità nel breve periodo. Ma non basta: La diga potrà tornare pienamente efficiente solo attraverso interventi strutturali, gestione dei sedimenti e una pianificazione capace di anticipare le criticità invece di inseguirle.