
fonte: https://concretenews.it/
Qualche giorno fa Sicilia in Progress ha evidenziato la distanza tra gli annunci della Regione e la reale produzione dei dissalatori. La risposta non si è fatta attendere: con un comunicato del 16 settembre 2025, Palazzo d’Orléans ha diffuso dati che descrivono un quadro quasi idilliaco. Ma i numeri sul campo – confermati anche da altre testate – continuano a raccontare un’altra storia.
Secondo la Regione Siciliana:
Un quadro ottimistico che presenta i dissalatori come motore principale della lotta alla siccità.
I dati raccolti da cittadini e giornalisti contraddicono in parte queste affermazioni:
Tutto questo a fronte di un fabbisogno, solo nel comprensorio di Agrigento e Porto Empedocle, è pari a circa 300 litri al secondo, ma bisognerebbe immetterne in rete molto di più. Le dispersioni nelle tubazioni vetuste, infatti, che in alcune zone superano il 50%. L’acqua prodotta dai dissalatori rappresenta quindi, finora, una minima parte del fabbisogno, addirittura irrisori secondo quanto leggiamo da La Sicilia. E, per giunta, è destinata in gran parte ad essere sprecata, a fronte di un costo di produzione che si aggira attorno ai 2 euro al metro cubo, come abbiamo riportato in un nostro precedente articolo, ovvero oltre cinque volte il costo medio della risorsa distribuita da rete idrica.
Ha senso immettere una quantità costosissima ma comunque irrisoria di prezioso liquido in rete, quando se ne perde la metà per strada? Non sarebbe il caso di mettere mano subito al rifacimento delle tubazioni, ricorrendo anche a procedure di emergenza? In una situazione che pullula di commissari e di strutture tecniche dedicate, ed in presenza di una “emergenza siccità” più dichiarata che reale (l’attuale piovosità è perfettamente in linea con le medie decennali), cosa si sta facendo in tal senso?
La Regione può continuare a snocciolare dati trionfali, ma i numeri verificati sul campo – dalle denunce di Il Fatto Quotidiano e Il Post fino alle verifiche riportate da La Sicilia su AICA – mostrano una realtà molto diversa: impianti che funzionano a scartamento ridotto, ritardi, turnazioni, e un’infrastruttura idrica incapace di valorizzare l’acqua prodotta.
Evidentemente, un conto sono le conferenze stampa, un altro è l’acqua nei rubinetti dei siciliani. E oggi, purtroppo, la distanza resta abissale.