ETNA, IL VULCANO A PEDAGGIO

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Siciliainprogress
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Etna Sud, tra parcheggi privati e silenzi pubblici: chi tutela davvero il vulcano patrimonio dell’umanità?

L’ennesima segnalazione arriva dai social, questa volta dalla pagina “Inciviltà a Catania”:

“Tutti a guardare i Crateri Silvestri, ma il padroncino ne ha fatta un’altra e nessuno riferisce. Ha chiuso metà del piazzale davanti al Rifugio Sapienza, destinandolo a parcheggio per i dipendenti e togliendolo alla comunità che da sempre vi parcheggiava. Io ve l’avevo detto che prima o poi avrebbero messo un casello per arrivare a Etna Sud… L’Etna è un affare semplicemente più grande, ma è altrettanto sporco. Solo la lava ci può salvare.”

Il tono è amaro, ma la denuncia fotografa bene un sentimento diffuso: la percezione che sull’Etna si stia progressivamente restringendo lo spazio pubblico, a vantaggio di iniziative private che, pur legittime sul piano formale, rischiano di snaturare la fruizione collettiva del vulcano.

Solo pochi giornu fa avevamo raccontato, in un’inchiesta dal titolo “Scandalo ad alta quota: Etna, Crateri Silvestri a pagamento”, come anche la semplice sosta o passeggiata nei pressi dei crateri fosse stata subordinata al pagamento di un ticket. Oggi il copione si ripete, con la chiusura di parte del piazzale del Rifugio Sapienza — storicamente utilizzato dai visitatori — per destinarlo a parcheggio privato.

È vero: il proprietario delle aree agisce nell’ambito della legalità, esercitando diritti di gestione su suolo di sua pertinenza. Ma resta il nodo centrale: dov’è l’Ente Parco dell’Etna, istituito proprio per garantire la tutela, la pianificazione e la fruizione sostenibile di un sito UNESCO? E perché la Regione Siciliana, insieme ai Comuni coinvolti, tace di fronte a interventi che incidono sulla libera accessibilità di uno dei luoghi più iconici del patrimonio naturale nazionale?

L’Etna non è un “affare privato”: è un bene collettivo, un simbolo identitario e ambientale. Ogni decisione che ne modifica l’uso o l’accesso dovrebbe essere trasparente, concertata e compatibile con la vocazione pubblica del territorio.

Il rischio, se non si interviene, è quello di ritrovarsi presto con un vulcano a pedaggio, dove per salire, sostare o semplicemente godere del panorama si debba pagare un biglietto — e dove il paesaggio naturale si riduca a cornice di un business turistico senza regole.

Finché gli enti di tutela resteranno in silenzio, l’Etna continuerà a essere un terreno di conquista più che un patrimonio da custodire.

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