
L’annuncio della nascita di Etna Sky, reso pubblico a inizio dicembre, ha riaperto una discussione che in Sicilia non si spegne mai: quella sui costi e sulle difficoltà della mobilità aerea. La nuova compagnia, presentata come vettore «made in Sicily», punta ad affrontare il caro-voli e garantire un’offerta più competitiva sulle principali rotte nazionali.
Tra i promotori figura l’ex assessore al Turismo Manlio Messina, che ha illustrato una visione ambiziosa e orientata a dare finalmente un ruolo attivo alla Sicilia nel panorama dell’aviazione commerciale.
Per diventare operativa, Etna Sky dovrà ottenere il Certificato di Operatore Aereo (COA) da ENAC, passaggio tecnico e burocratico imprescindibile. L’obiettivo dichiarato è avviare i primi voli nel 2026, con basi operative a Catania-Fontanarossa e Palermo-Falcone Borsellino.
Le rotte iniziali dovrebbero collegare l’isola con le principali città italiane — Milano, Torino, Bologna, Roma, Pisa, Forlì — mentre sul fronte della flotta si ipotizzano Airbus A321 per il medio raggio e Airbus A330 per eventuali sviluppi futuri. Resta però da chiarire la struttura degli investitori, il piano economico e le tempistiche effettive del progetto.
Se da un lato l’annuncio ha suscitato entusiasmo, dall’altro è inevitabile registrare lo scetticismo dei siciliani: la storia recente è piena di tentativi falliti di creare un vettore regionale, rimasti sulla carta o naufragati prima di consolidarsi.
Per noi di Siciliainprogress la speranza è chiara e semplice: che Etna Sky non faccia la stessa fine dei precedenti progetti e possa invece rappresentare un’occasione reale per migliorare la mobilità, contenere i costi dei viaggi e offrire finalmente un servizio stabile e competitivo. Continueremo a seguire il percorso della compagnia con attenzione e con il nostro consueto sguardo critico.