
Con l’attivazione all’esercizio della nuova tratta Bicocca–Catenanuova, lunga 38 chilometri, la Sicilia compie un piccolo passo in avanti verso una rete ferroviaria più moderna e funzionale. Rammentiamo che si tratta del primo segmento completato della futura linea Palermo–Catania–Messina ad Alta Capacità, il principale asse infrastrutturale dell’isola e parte del corridoio europeo TEN-T Scandinavo–Mediterraneo.
Grazie all’apertura di questo tratto, la rete ferroviaria siciliana registra un incremento di 38 km di doppio binario elettrificato, portando il totale complessivo a 258 km.
Contestualmente, diminuisce la porzione di binario unico elettrificato, migliorando così la capacità e la fluidità complessiva del sistema. Considerando l’estensione totale della rete in esercizio, pari a quasi 1278 km, dal 2 novembre 2025 (ovvero dall’inizio dell’esercizio commerciale della nuova linea), la rete a doppio binario rappresenterà il 20,18% del totale, contro l’attuale 17,21%: quasi il 3% in più.
Non cambia nulla rispetto alla trazione elettrica, attiva su 792,3 km, pari al 62% del totale, a cui si aggiungono 485,6 km non elettrificati per il rimanente 38%.
L’attivazione della Bicocca–Catenanuova è il primo passo tangibile verso una rete più efficiente, capace di ridurre i tempi di percorrenza e offrire un servizio competitivo sia per i passeggeri che per le merci. Ma i vantaggi in termini di percorrenza resteranno ancora impalpabili, dato che da Palermo a Catania il treno impiegherà ancora poco meno di 3 ore (2h 57′), come accadeva prima che iniziassero i lavori.
Restano tuttavia le grandi sfide: completare i raddoppi ancora in corso, estendere l’elettrificazione alle linee regionali e, soprattutto, garantire la continuità logistica con il continente. Finché lo Stretto di Messina resterà una cesura fisica tra la Sicilia e il resto d’Italia, anche le infrastrutture più moderne rischiano di non esprimere tutto il loro potenziale, come abbiamo spiegato in un precedente articolo.