
Tracciato della futura tangenziale di Gela
Gela si prepara ad avviare uno dei cantieri infrastrutturali più importanti della Sicilia meridionale. Dopo anni di attese, iter autorizzativi e progettazioni, la nuova Tangenziale di Gela entra finalmente nella fase operativa e punta a ridisegnare i collegamenti stradali tra il sud dell’isola, il polo industriale gelese e le principali direttrici regionali.
L’opera avrà una lunghezza complessiva di circa 16 chilometri e completerà il sistema della SS 626 “Valle del Salso”, collegando lo svincolo di Butera con la SS 117 bis Gela-Catania, in prossimità della sottostazione Enel. Il nuovo asse sarà inoltre raccordato con la viabilità industriale dell’ex ASI, creando un collegamento diretto verso la rete autostradale e il sistema logistico della Sicilia orientale.
Dal punto di vista tecnico, la tangenziale sarà realizzata con una sezione stradale di categoria C1 extraurbana secondaria, con corsie da 3,75 metri e banchine laterali da 1,50 metri. L’investimento complessivo supera i 395 milioni di euro e, secondo le stime diffuse durante la firma del protocollo di legalità in Prefettura, il cantiere potrà impiegare fino a 650 lavoratori.
La nuova tangenziale rappresenta molto più di una semplice strada. Per Gela significa alleggerire il traffico urbano pesante, ridurre i tempi di percorrenza e migliorare l’accessibilità verso il polo industriale, il porto e le principali direttrici regionali. In una città che continua a soffrire gravi criticità infrastrutturali e collegamenti spesso insufficienti, la realizzazione di un asse viario moderno assume un valore strategico per cittadini e imprese.
L’intervento completa inoltre un tassello storico rimasto incompiuto della SS 626, infrastruttura fondamentale per il collegamento tra Gela e Caltanissetta. Una rete che, ancora oggi, mostra limiti evidenti per una delle aree produttive più importanti della Sicilia.
Nelle scorse settimane sono stati firmati specifici protocolli di legalità tra Prefettura, Anas, sindacati e impresa esecutrice, con particolare attenzione al controllo delle forniture, della manodopera e dei subappalti. Un passaggio considerato fondamentale per un’opera di queste dimensioni in un territorio storicamente delicato sotto il profilo delle infiltrazioni criminali.
Secondo le informazioni emerse nelle ultime settimane, il progetto esecutivo sarebbe ormai in fase conclusiva e i lavori dovrebbero entrare nel vivo entro l’autunno, con conclusione prevista intorno al 2030. Tempi lunghi, che confermano ancora una volta quanto in Sicilia anche le opere strategiche richiedano iter estremamente complessi prima di vedere la luce.