Falda acquifera dei monti Iblei, Schifani inviterà ricercatore dell’Ingv a Palazzo d’Orléans. Ma era proprio il caso?
Qualche giorno fa abbiamo affrontato il tema del “giacimento idrico” individuato sotto i Monti Iblei in
un articolo a firma del nostro amministratore (pubblicato anche su Strettoweb.it)
ing. Roberto Di Maria. Il quale ha liquidato la “scoperta” come una
non-notizia, evidenziando le criticità di un eventuale sfruttamento di questa per nulla sconosciuta “risorsa” in presenza di più che abbondanti e mal sfruttate, (o non sfruttate del tutto) risorse in superficie.
A quanto pare, invece, il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, ci crede. Ecco cosa ha dichiarato in una nota stampa diffusa proprio oggi:
«Da mesi siamo a conoscenza dei risultati della ricerca sul mega-giacimento di acqua sotto i monti Iblei. L’Autorità di bacino della Presidenza della Regione ha chiesto una relazione alle Università siciliane che hanno evidenziato alcune criticità in merito sia alla effettiva utilizzabilità dell’acqua, sia alle difficoltà per il raggiungimento della falda a causa delle caratteristiche geomorfologiche del territorio soggetto a elevatissimo rischio sismico. In ogni caso, non vogliamo lasciare nulla di intentato e per questo, su mio input, il capo della nostra Protezione civile, Salvo Cocina, ha già chiamato il professor Lipparini per un primo contatto e per cominciare a inquadrare i risultati della ricerca portata a termine dall’Ingv e dalle Università di Roma 3 e di Malta. Nei prossimi giorni inviteremo l’esperto a Palazzo d’Orléans per approfondire con lui ogni aspetto della questione. Il mio governo sta lavorando per individuare ogni possibile nuova fonte di approvvigionamento idrico che consenta di attenuare l’emergenza in atto nell’immediato. Nel medio e lungo periodo, l’enorme giacimento potrebbe costituire un risorsa straordinaria, se le analisi ne attesteranno l’utilizzabilità».
Quante perplessità, e non solo nostre…
Fin qui la nota di Schifani, che, alla luce di quanto abbiamo evidenziato nel nostro articolo su questo tema, qualche perplessità la suscita. E non solo in noi, dato che, come già traspare dal breve accenno che se ne dà nella nota, sembra che anche le Università siciliane, chiamate ad approfondire le problematiche della questione qualche “criticità” l’abbiano rilevata.
Il
Presidente della Regione, per carità, è liberissimo, nel nobile intento di non “
lasciare nulla di intentato” di interpellare chi vuole, e sicuramente lo stimabile
prof. Lipparini è più che meritevole di un “contatto”. Fa riflettere, al proposito, che ad occuparsene sia stato chiamato proprio il capo della Protezione Civile,
ingegner Salvo Cocina, che in un suo recente post sul suo profilo Facebook ha evidenziato (anche lui), problematiche non da poco, per lo più assimilabili a quelle spiegate dall’ing.
Di Maria nel
citato articolo, a cui il tecnico regionale aggiunge anche la
difficoltà di trasporto del prezioso liquido verso le aree che ne hanno bisogno. Ecco, nel dettaglio, cosa si legge nel post di Cocina:
“Vista l’attuale crisi idrica, sto approfondendo, da qualche settimana, l’argomento e ho preso gli opportuni contatti. Ho però sentito diversi tecnici e docenti anche molto scettici e ricordo che di questa acqua fossile se ne parlava anche ai tempi della siccità del 2002.
Al di la del facile scetticismo, mi pare però doveroso valutare seriamente questa ipotesi.
Da una prima lettura del documento pubblicato, i punti critici riguardano la salinità dell’acqua che aumenta con la profondità (da 700 a 3000 m), e la profondità e quindi i costi di perforazione (tipo petrolifera) e i costi energetici per il sollevamento.
Poi, conoscendo i reali fabbisogni delle aree di crisi idrica, ulteriore problema da risolvere è quello di come farvi arrivare questa acqua. Il Gelese e Enna sud sono le aree a maggior bisogno idrico e più vicine.“
Non ci meravigliamo, avendo personale contezza della competenza dell’ing. Cocina. Sul comportamento della nostra classe politica, condividiamo quanto scritto nel citato articolo del nostro Amministratore: quanto sta succedendo, peraltro, lo conferma. Evidentemente fa più rumore avvalorare soluzioni improbabili che mettere mano, sul serio, alla scandalosa gestione delle risorse idriche in tutta la Sicilia.