IL MONOPOLIO DEI PRIVATI DENUNCIATO DAI NOPONTE: QUANTA IPOCRISIA SULLO STRETTO

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Siciliainprogress
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Il comitato No Ponte: “A Natale monopolio dei privati sullo Stretto”. Ma la causa è proprio l’assenza del Ponte

L’articolo pubblicato da la Repubblica sull’ennesima denuncia del Comitato No Ponte, che a Natale scopre l’esistenza di un “monopolio dei privati” nei trasporti sullo Stretto di Messina, lascia a dir poco interdetti, ma ci offre la possibilità di ristabilire un punto di verità che da anni viene eluso nel dibattito pubblico.

Scoprire a Natale che l’attraversamento dello Stretto di Messina è, di fatto, dominato da pochi operatori privati non è una rivelazione. È la presa d’atto, tardiva e imbarazzata, di una realtà che esiste da decenni e che In Progress documenta da anni con studi, analisi e confronti pubblici.

Il sistema dei traghettamenti non è diventato improvvisamente monopolistico: lo è per natura. È un modello chiuso, rigido, incapace di assorbire i picchi di domanda e strutturalmente fondato sulla rendita del tempo e dell’accesso. In questo quadro, la presenza dominante dei privati non è un’anomalia, ma la conseguenza inevitabile dell’assenza di un collegamento stabile.

Un monopolio che può rompersi colo con il Ponte

Qui sta l’ipocrisia della denuncia dei No Ponte. Chi per anni ha combattuto ogni ipotesi di superamento strutturale dello Stretto oggi si scandalizza per gli effetti di quella stessa scelta. È come difendere una strada sterrata per ragioni “ambientali” e poi protestare perché il traffico è lento, costoso e inquinante.

La verità è semplice e scomoda: l’unico modo reale di rompere i monopoli sullo Stretto è realizzare il Ponte. Non perché il Ponte sia una scorciatoia ideologica, ma perché è l’unico strumento che elimina il collo di bottiglia. Finché l’attraversamento resta affidato a navi, banchine e finestre orarie, qualcuno controllerà l’accesso. E chi controlla l’accesso controlla il mercato.

Il Ponte, al contrario, introduce continuità. Trasforma lo Stretto da barriera a passaggio. Abolisce la rendita del tempo perso, riduce drasticamente l’arbitrarietà del servizio, integra Sicilia e Calabria nei flussi nazionali ed europei. In altre parole, restituisce concorrenza dove oggi esiste solo dipendenza.

Il finto ambientalismo dei no Ponte

Anche sul piano ambientale, l’opposizione al Ponte continua a muoversi più per slogan che per dati. Il traffico navale concentrato, le lunghe attese, le deviazioni forzate e l’inefficienza complessiva producono un impatto che viene sistematicamente rimosso dal racconto No Ponte. Difendere l’esistente non significa proteggere l’ambiente: spesso significa solo proteggere un sottosviluppo già pagato a caro prezzo da cittadini e imprese.

Senza contare che, come abbiamo dimostrato nei nostri studi in cui abbiamo simulato la distribuzione del traffico Sicilia-continente su ferro prima e dopo la realizzazione del Ponte, quest’ultima opera, portando l’alta velocità in Sicilia, renderebbe competitivo il treno rispetto all’aereo, rompendo un altro monopolio.

Quello delle compagnie aeree che, oltre a costringere i siciliani a pagare fino a 1000 € per andare da Palermo a Milano o viceversa, rappresenta una formidabile fonte di inquinamento per l’alta atmosfera. Che trova, incredibilmente, sostenitori instancabili proprio nelle fila dell’ambientalismo nopontista.

Il Ponte è un’opera pubblica, non un mostro

Il Ponte sullo Stretto non è un totem, né una bacchetta magica, ma neanche un mostro da combattere a tutti i costi, anche a quello di coprirsi di ridicolo infrangendo ogni logica. È una scelta infrastrutturale razionale in un contesto che da troppo tempo vive di soluzioni provvisorie elevate a dogma. Chi oggi, in presenza di una volontà politica netta a favore del collegamento stabile sullo Stretto, denuncia il monopolio dei trasporti, lo fa con decenni di ritardo, visto che il sistema di traghettamento è lo stesso da 60 anni. Ma realizza un clamoroso autogol, visto che quel monopolio è figlio diretto dell’opposizione al Ponte.

Non ci aspettiamo che i militanti nopontisti se ne accorgano, accecati come sono dall’ideologia e dal fanatismo. Rimaniamo più sorpresi dai vari media che riportano questi tardivi e strumentali appelli al libero mercato ed alla protezione della natura, senza eccepire il minimo giudizio critico. D’altronde, questo è il Paese dei Talk show in prima serata, sui canali più seguiti, in cui ex gieffine e comici sono chiamati a discutere del più grande ponte a campata unica mai realizzato al mondo: di che meravigliarsi?

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