
Il Mezzogiorno d’Italia continua a pagare un prezzo alto per la mancanza di una rete infrastrutturale efficiente. Secondo il Rapporto SVIMEZ 2024, il divario tra Nord e Sud non è solo economico, ma fisico: strade, ferrovie, porti e collegamenti logistici restano al di sotto della media europea, generando un costo stimato in oltre 2 punti di PIL per inefficienza e isolamento.
La “questione infrastrutturale” del Sud è oggi più attuale che mai: mentre il PNRR e i fondi FSC finanziano nuove opere, la capacità di spesa e i ritardi cronici rischiano di vanificare gli obiettivi.
Nel 2025, solo il 13% della rete ferroviaria meridionale è a doppio binario, contro il 57% del Nord.
Le linee principali – Napoli–Bari, Palermo–Catania–Messina, Salerno–Reggio Calabria – sono in corso di ammodernamento, ma i tempi restano lunghi.
Il deficit ferroviario penalizza soprattutto i trasporti merci: meno del 10% delle merci italiane transita su ferro nel Sud, contro oltre il 40% nel Nord.
Il risultato è un costo logistico più elevato e minore competitività per i porti meridionali.
La rete autostradale meridionale è frammentata e disomogenea: la A2 “del Mediterraneo” è stata riqualificata, ma collegamenti trasversali e dorsali interne restano inadeguati.
Secondo Anas (Rapporto 2025), oltre il 40% delle statali del Sud necessita interventi strutturali.
Il tempo medio di percorrenza per 100 km nel Mezzogiorno è di 90 minuti, contro i 65 del Nord.
Il Sud ospita 11 porti core TEN-T, tra cui Gioia Tauro, Taranto, Augusta, Napoli, Bari, ma la maggior parte non è collegata in modo efficiente a ferrovie o interporti.
Il sistema delle Aree Logistiche Integrate (ALI) – attivato in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia – punta a coordinare gli investimenti, ma la mancanza di governance unitaria e la lentezza dei bandi frenano i risultati.
Le ZES (Zone Economiche Speciali), ora confluite nella ZES Unica Mezzogiorno, offrono incentivi fiscali e semplificazioni, ma senza reti di trasporto adeguate rischiano di restare “isole produttive” scollegate dai mercati.
Il Ponte sullo Stretto di Messina, inserito nel corridoio Scan-Med, è considerato da Bruxelles un tassello chiave della continuità logistica europea.
Con un investimento previsto di 14 miliardi di euro e cofinanziamento CEF, l’opera collegherebbe direttamente la Sicilia alla rete AV nazionale e ai corridoi TEN-T.
Ma, come ricordano SVIMEZ e Uniontrasporti, il ponte da solo non basta: senza il completamento delle linee ferroviarie e dei nodi logistici ALI, il beneficio rimarrebbe limitato.
Il PNRR destina 25 miliardi di euro a infrastrutture e trasporti nel Mezzogiorno, mentre il Fondo Sviluppo e Coesione (FSC) 2021–2027 ne aggiunge altri 32 miliardi.
Ma i dati del Ministero per la Coesione mostrano una capacità di spesa effettiva sotto il 40% per molte regioni.
Il rischio è che le opere restino nei piani, mentre i cantieri procedono a velocità disomogenea.
Secondo Svimez, la dotazione infrastrutturale del Sud è 30% inferiore alla media nazionale.
La conseguenza è un gap logistico stimato in 20 miliardi l’anno di costi aggiuntivi per imprese e cittadini (trasporti più lunghi, inefficienze, minore accessibilità).
Ogni chilometro non raddoppiato, ogni strada incompleta si traduce in un freno allo sviluppo e all’occupazione.
Il rilancio del Mezzogiorno passa da una visione integrata:
Solo trasformando i singoli cantieri in una rete coerente, il Sud potrà diventare un vero hub nel Mediterraneo, competitivo e connesso al resto d’Europa.