IL TAVOLO PONTE REPLICA AD ACCORINTI E CAMINITI

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Roberto Palermo
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Riceviamo e pubblichiamo volentieri dai responsabili del Tavolo Ponte di Reggio calabria


I coordinatori del Tavolo Ponte di Reggio Calabria, dott. Alberto Porcelli e ing. Giovanni Mollica replicano a quanto dichiarato ieri dall’ex sindaco di Messina Renato Accorinti al quale ha fatto eco la sindaca di Villa S. Giovanni, Giusy Caminiti. Il primo proclama che il Ponte sullo Stretto è un’opera devastante, costosissima, criminogena, che non sarà mai finita. La seconda chiede risposte sul piano tecnico-scientifico, sulla localizzazione del pilone, del blocco d’ancoraggio e dei cantieri. Se quello che dicono fosse vero, sarebbe difficile dar loro torto.

Con il massimo rispetto per gli oppositori dell’opera, non si può tacere di fronte a notizie fuorvianti, ancorché inesatte.  Ormai quella in cui l’Area dello Stretto è immersa è una realtà nella quale la retorica e la demagogia del No a tutto non trovano posto. Al contrario, il Ponte è un’opera che – oltre ai tanti significati geopolitici e “mediterranei” – si propone di cambiare radicalmente un degrado e un’arretratezza che la stessa Ue ha certificato e che dovrebbe essere il primo obiettivo di amministratori responsabili. Spiace constatare come, ancora una volta, l’indubbia bellezza dei luoghi diventi una pietosa scusa per lasciare tutto com’è.

Per quanto attiene ai sondaggi, a differenza di quanto dichiarato, evidenziamo che altri rilevamenti altrettanto autorevoli sanciscono che è favorevole al Ponte il 62%  degli italiani.

Come può essere criminogena e devastante un’opera che inserisce Messina, Villa e Reggio nella rete globale di trasporto, di energia e di comunicazione? Come si può respingere un’opera che porta una pioggia di denaro su un territorio ristretto come il triangolo Messina-Villa-Reggio e lo pone al centro dei traffici mercantili mediterranei? Quando la marginalizzazione nella quale sono relegati da decenni è stata la principale causa di una disoccupazione e di uno spopolamento che il fascino dei luoghi non ha certo saputo frenare.

Gli abitanti di Villa, Reggio e Messina hanno un reddito pro capite inferiore alla metà di quello degli italiani che vivono nel Nord del Paese;  tra il 2018 e il 2023 la provincia di Reggio Calabria ha perso 21 mila abitanti e quella di Messina 18 mila e rischiano entrambe di crollare sotto i 500 mila entro pochi anni. E della malavita organizzata è meglio tacere. E’ legittimo che la sindaca di Villa (come, per altro, il sindaco di Reggio)puntino sul Reddito di Dignità – proposto dal loro candidato alle imminenti elezioni a Governatore della Calabria – per migliorare la situazione dei loro concittadini, ma è questo il modo migliore per rilanciare il territorio che amministrano? Quali alternative concrete al Ponte propongono e come intendono affrontare l’oggettivo isolamento infrastrutturale?

Il prof. Siviero, uno dei massimi esperti di ponti del mondo e non solo lui, sostiene che quello del Ponte sullo Stretto è il progetto più studiato e approfondito della storia dell’ingegneria civile. Vi hanno collaborato centinaia di esperti di fama mondiale, è stato oggetto di analisi attente per oltre cinquant’anni, ha superato il vaglio dei più prestigiosi organismi internazionali e proprio coloro che dovrebbero sostenerlo lo contestano con motivazioni sentimentalmente comprensibili ma risibili sul piano tecnico, economico e sociale.
E’ incompetenza o cinico calcolo politico?

Il presidente di Federlogistica afferma che il Ponte è “un’occasione unica per rinsaldare un Paese che è sempre stato diviso fra Nord e Sud, azzerare progressivamente un quadro di ingiustizie sociali e consentire all’Italia di sfruttare appieno la centralità mediterranea. In un’Europa troppo sbilanciata a nord”. Unioncamere Sicilia stima un impatto positivo di 23,1 mld sul Pil e 36.700 posti di lavoro stabili; il CIPESS ha dato via libera ai lavori e a dichiarazioni di tale portata, si controbatte che “senza la bollinatura della Corte dei conti i cantieri non possono aprire”. I contratti di appalto sono già firmati, pur subordinatamente alla pubblicazione sulla G.U. della delibera del CIPESS.

Negli ultimi cinquant’anni, Villa S. Giovanni è stata la vittima sacrificale del traghettamento tra Sicilia e continente europeo. Finalmente l’asservimento a un trasporto superato e deleterio sul piano ambientale e della qualità della vita può finire. Invece di tirare un sospiro di sollievo e puntare su un futuro migliore si sostengono le proteste di minoranze legate a un’identità che, al contrario, può essere esaltata dal Ponte e resa fruibile a un numero infinitamente maggiore di persone. Diventando il motore di una crescita equilibrata e diffusa.
Quali rimedi propongono i nemici dell’attraversamento stabile per evitare le code agli imbarchi di queste settimane?  E’ un rimedio efficace il potenziamento del traghettamento, con l’aumento esponenziale dell’inquinamento e la strage di pesci a causata delle navi che incrociano le loro rotte?
Un mondo che si apre di fronte a un territorio rassegnato e ad amministratori che non l’hanno ancora compreso. Amministratori che mostrano di avere un unico obiettivo: sopravvivere, magari con l’aiuto del Reddito di Dignità.
In questa situazione di muro contro muro, diviene inevitabile una domanda agli amministratori dell’Area dello Stretto: e se poi il Ponte si fa?
Se effettivamente, tra qualche mese si aprono i cantieri?
Quale idea di territorio proporranno ai loro concittadini? Cos’hanno fatto per la metropolitana di superficie che potrebbe rilanciare il Minniti, ampliandone a dismisura il bacino di utenza? Strumento di mobilità prezioso, che Messina ha ottenuto.
Quali sono i poli di attrazione turistica sui quali puntare, a cominciare da quello di Bolaro, già in fase di avanzata progettazione grazie all’impegno di privati lungimiranti, ma ignorato dalle amministrazioni?
Si stanno organizzando i Corsi di Formazione? Hanno pensato come integrare l’Offerta formativa degli Istituti Tecnici e professionali del territorio con le nuove figure richieste dai lavori specialistici del Ponte?
E’ stata riservata una quota di forniture di materiali e servizi alle imprese locali o quest’ultime saranno soltanto l’ultimo anello di sub-sub-sub appalti?
Queste sono le domande alle quali – pur nella contrarietà all’opera – devono rispondere la battagliera sindaca di Villa e la silente amministrazione Reggio Calabria. Non sarebbe meglio cercare di recuperare il tempo perduto analizzando le direttrici dello sviluppo sostenibile che sarà certamente innescato dall’VIII Meraviglia del Mondo?

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Roberto Palermo