
Dopo un lungo percorso parlamentare, l’Italia ha finalmente una nuova legge quadro sugli interporti. A trentacinque anni dalla storica legge 240 del 1990, che aveva istituito queste infrastrutture, la Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva la riforma che ridisegna il ruolo degli interporti all’interno del sistema logistico nazionale.
Il provvedimento, accolto con entusiasmo dall’Unione Interporti Riuniti (UIR), segna una svolta storica per il settore. La nuova normativa riconosce gli interporti come infrastrutture strategiche di interesse nazionale e ne offre finalmente una definizione univoca, colmando un vuoto giuridico che aveva creato incertezze e frammentazioni.
Con la riforma viene avviata anche una ricognizione ufficiale: oggi sono 25 gli interporti censiti, ma il numero potrà salire fino a un massimo di 30. Il testo introduce meccanismi di semplificazione amministrativa per agevolare gli interventi e prevede la creazione del Comitato nazionale per l’intermodalità e la logistica, un organo consultivo incaricato di coordinare e indirizzare le politiche del settore.
Un ruolo importante è affidato al Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, che entro sessanta giorni dovrà emanare un decreto per individuare i progetti prioritari di sviluppo e ammodernamento degli interporti. A sostegno di questi interventi sono già stati stanziati cinque milioni di euro per il 2025 e dieci milioni di euro all’anno per il biennio successivo.
La legge definisce inoltre la gestione degli interporti come attività di natura economico-industriale e commerciale, da svolgere in regime di diritto privato. I gestori saranno quindi responsabili sia della costruzione di nuove strutture sia dell’adeguamento di quelle esistenti, sempre nel rispetto dell’equilibrio di bilancio. Questa formulazione, tuttavia, ha suscitato alcune perplessità circa i possibili profili di legittimità costituzionale.
Il presidente dell’UIR, Matteo Gasparato, ha espresso soddisfazione per l’approvazione della legge, definendola una buona base su cui costruire ulteriori miglioramenti. «Ora inizia la fase più importante», ha dichiarato, «quella attuativa, in cui dovremo tradurre i principi della norma in azioni concrete, capaci di rendere più sostenibile, efficiente e competitivo il sistema interportuale italiano».
Il riconoscimento degli interporti come infrastrutture strategiche apre una nuova stagione per la logistica nazionale, ponendo le basi per una rete più integrata e moderna. Ma la vera sfida sarà rendere effettiva la riforma, trasformando le norme in cantieri, connessioni e investimenti. Solo allora si potrà dire che la legge ha davvero cambiato il volto della logistica italiana.