
In un articolo a firma di Francesco Pipitone, pubblicato da VesuvioLive.it il 23 dicembre 2025, apprendiamo che un genitore ha segnalato un caso di “discriminazione culturale” nella scelta di un esempio didattico su un libro di testo per le scuole medie italiane.
Nel testo utilizzato per spiegare agli studenti come si scrive un articolo giornalistico, è stato selezionato un pezzo di cronaca intitolato “La banda dei Rolex in trasferta da Napoli”, in cui si evidenzia la provenienza napoletana dei rapinatori come elemento centrale. Il libro accompagna l’esercizio con note che ripetono che la banda sia formata da rapinatori provenienti da Napoli e che siano mossi dal valore economico dei Rolex e altri simboli di ricchezza, sottolineando così un presunto contrasto tra “terra del crimine” e “terra della prosperità”.
Secondo Pipitone, questa scelta non è casuale: tra decine di migliaia di articoli di cronaca pubblicati ogni giorno, è stato scelto proprio uno che enfatizza un pregiudizio territoriale. Nella sezione di lettura guidata, per un esercizio che dovrebbe essere neutrale, risulta ripetuto il messaggio secondo cui una parte d’Italia sarebbe associata alla criminalità e l’altra alla ricchezza. Ciò — sottolinea l’autore — contribuisce a instillare pregiudizi anti-napoletani e anti-meridionali nelle giovani menti, in un Paese dove tali narrazioni sono già estremamente diffuse e radicate nella percezione collettiva.
Pipitone porta esempi anche dalla rete e dai media: commenti sui social in cui turisti dichiarano di “non aspettarsi” che Napoli sia una città normale, dove non si spara o si ruba ad ogni angolo, come testimonianza dell’esistenza di un sistema di pregiudizi preformatosi nella mente di molti. Per l’autore, tale sistema non nasce spontaneamente, ma è alimentato da una narrazione nazionale in cui anche la scuola, involontariamente o no, finisce per partecipare attivamente.
La vicenda raccontata da VesuvioLive non è un semplice episodio isolato di una scelta didattica poco felice: è lo specchio di un problema culturale profondo e radicato nel nostro Paese. Scegliere un titolo come “La banda dei Rolex in trasferta da Napoli” per un esercizio scolastico — e presentarlo senza alcuna contestualizzazione — non è neutrale. Significa insegnare ai ragazzi, in modo subliminale, che il Sud è terra di criminalità e il Nord di prosperità. Ovvero una visione stereotipata che distorce la realtà, spesso ben diversa.
È l’ennesima conferma di quanto, nella narrazione mediatica italiana, il Sud sia spesso raccontato come degrado, illegalità e arretratezza, mentre il Nord viene implicitamente presentato come ordine, lavoro e modernità: un dualismo culturale che attraversa non solo i media, ma anche la scuola — il luogo dove si dovrebbe formare la coscienza critica delle nuove generazioni.
Per rompere questo circolo vizioso non bastano denunce isolate: serve un ripensamento complessivo della narrazione nazionale, a partire dai banchi di scuola. Inserire esempi didattici che riproducono e amplificano stereotipi territoriali equivale a insegnare che esistono italiani di serie A e di serie B. È una forma sotterranea di discriminazione culturale che va contrastata con strumenti pedagogici più consapevoli e con una riflessione critica sul racconto dell’Italia unita.