LA SICILIA PERDE 388 MILIONI, SCHIFANI:”NE ABBIAMO SALVATI 12″. IL DISASTRO DELLE CITTA’ METROPOLITANE

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Un sacco di soldi persi per incapacità di spesa, penalizzate anche le opere idriche. Città metropolitane disastrose, Messina la peggiore

La notizia è di quelle che, in un mondo normale, farebbero saltare sindaci, presidenti di regione, e manderebbero a casa il personale politico di interi Enti. Ma, a causa della radicata abitudine a non assumersi mai le proprie responsabilità, non suvccederà. Anzi, da ieri è cominciato lo scaricabarile.

Ma andiamo ai numeri: tra la Regione Siciliana e le città metropolitane di PalermoCatania e Messina sono stati revocati 338 milioni di euro di fondi destinati ai piani di sviluppo e coesione. Il Cipess, infatti, ha deciso di definanziare tali piani poiché non sono state create obbligazioni giuridicamente vincolanti nei bienni 2022 e 2023, non rispettando così le tempistiche previste per la realizzazione dei progetti.

Tra i progetti bloccati non vi sono soltanto sagre paesane e festival della salsiccia, ma anche opere che avrebbero permesso di affrontare l’emergenza idrica, quanto mai attuale in questi giorni piovosi (non osiamo pensare a cosa succederà in estate…). Ad esempio  la diga Disueri di Gela, che perde 20 milioni di euro, ma soprattutto la messa in sicurezza dell’invaso Rosamarina, tra i più grandi in Sicilia, che ne perde 2 milioni, oltre alla sistemazione di vasche e canali delle dighe Olivo, Sciaguana e Villarosa nell’Ennese, per un totale di 450 mila euro.

Palazzo d’Orléans: andavano impegnate entro dicembre 2022

Al proposito, Schifani si smarca. Ed in riferimento alla notizia del definanziamento complessivo di quasi 104 milioni di euro di risorse del Fsc 2014/20 di competenza della Regione, Palazzo d’Orléans precisa che si tratta di opere che avrebbero dovuto conseguire “un’obbligazione giuridicamente vincolante” entro il 31 dicembre 2022. Tempistica che ha reso nei fatti impossibile all’attuale governo regionale, entrato nelle piene funzioni il 16 novembre di quell’anno, completare l’intero iter amministrativo che aveva come presupposto la presentazione dei relativi progetti.

L’attuale amministrazione rivendica di avere fatto di tutto per “salvare il possibile”. Infatti, 10 dei 45 interventi definanziati, per un importo complessivo di 12 milioni di euro, sono stati recuperati grazie all’inserimento nella nuova programmazione Fsc 2021/27, sottoscritta con il governo nazionale a maggio scorso. Meglio che niente.

Ma spostare i finanziamenti delle opere al finanziamento successivo, aggiungiamo noi, non significa recuperare le somme, ma decurtarle da un programma impedendo di finanziarne altre. Insomma, restiamo al palo anzichè acquisire nuove risorse.

Ultim’ora: il presidente Schifani dispone un accertamento ispettivo urgente per verificare “le ragioni che hanno determinato la mancata assunzione delle obbligazioni giuridicamente vincolanti entro il 31 dicembre 2022 e il conseguente definanziamento di 45 interventi a valere sul Fsc 2014-20”. Agli ispettori auguriamo buona caccia.

Il disastro delle Città metropolitane.

Fra le città metropolitane non si salva nessuno, anche se la palma della peggiore va indubbiamente a Messina: ancorchè più piccola delle altre due, la città peloritana riesce nella difficile impresa di superarle in questa non invidiabile classifica dell’inefficienza e della sciatteria, perdendo qualcosa come 130 milioni di finanziamenti. Sarebbero serviti a finanziare un asilo a Sperone o gli svincoli autostradali di Santa Teresa Riva e di Alì Terme.

Palazzo Zanca, dove ancora riecheggia l’eco dell’eterna Commissione Ponte impegnata a decidere se il Ponte sullo Stretto deve essere fatto oppure no, come se la decisione non sia stata già presa da oltre 18 mesi con una decisione del Parlamento, balbetta qualche scusa, tirando in ballo persino l’ex Ministro Fitto. Ma ormai il danno è fatto: la città perde un sacco di soldi, più di tutte in Sicilia.

Palermo e le sue opere perdute

Se Messina piange, Catania e Palermo non ridono. Nel capoluogo ammontano ad oltre 57 milioni i finanziamenti di opere che non hanno dato luogo ad obbligazioni giuridicamente vincolanti. L’elenco è visualizzato nella tabella seguente: tra le opere che non si faranno più, almeno per il momento, due poli scolastici per 30 milioni, la greenway Palermo-Monreale (filmato nel nostro canale Youtube) ed il restauro del teatro Massimo.

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