
Un hub di TPL è, per definizione, un luogo di concentrazione di persone, attraversamenti pedonali, tempi di attesa e scambio modale. Inserire queste funzioni in un’infrastruttura concepita per il traffico pesante è una contraddizione tecnica prima ancora che urbanistica. Eppure, sui social, qualcuno l’ha fatto, proponendo la creazione di un “hub” (parola che fa tendenza, sta bene su tutto) dei Trasporti Pubblici della città di Catania al Faro. Si, proprio nella rotonda che connette l’asse dei Servizi con l’ingresso del porto commerciale.
Le linee guida sulla sicurezza stradale e sulla progettazione dei nodi di interscambio per costoro sono un optional, ma parlano chiaro: i flussi logistici e quelli del trasporto collettivo vanno separati, non sovrapposti. E’ quello che, ad esempio, si sta facendo a Palermo, con l’interfaccia porto-città (QUI nostro filmato con drone)
Ma i superesperti da tastiera, laureati alla facoltà di ingegneria creativa dell’Università di facebook, sono andati oltre. Proponendo corsie preferenziali lungo via Domenico Tempio, già martoriata dalla più brutta pista ciclabile mai vista nell’orbe terracqueo. Dimenticando che detta strada, già intasatissima, costituisce il principale corridoio logistico tra il porto di Catania, la zona industriale e la rete autostradale. Destinata ad essere percorse da migliaia di mezzi pubblici diretti o provenienti dal mastodontico “hub” di cui sopra.
Come dicevamo prima, il Faro si trova esattamente nel punto in cui convergono i mezzi pesanti diretti dall’Asse dei Servizi verso il porto e, in senso opposto, quelli in uscita dallo scalo. È, di fatto, uno dei principali nodi di confluenza del traffico logistico cittadino.
Non solo: proprio in quell’area è previsto il nuovo accesso all’intera zona portuale commerciale, destinato a incrementare ulteriormente i flussi di camion e autoarticolati. Pensare di collocare qui un capolinea del TPL, con fermate, attese e attraversamenti pedonali, significa progettare deliberatamente un conflitto permanente tra utenti del trasporto pubblico e traffico pesante. Altro che mobilità sostenibile: è un problema di sicurezza annunciato.
A questo si aggiunge un errore concettuale di base: un hub del trasporto pubblico si realizza dove convergono le linee del TPL, non nel nulla infrastrutturale. Al Faro non esiste una stazione della metropolitana, non esiste una stazione ferroviaria, non esistono nodi di interscambio né previsioni in tal senso.
I veri nodi di scambio di Catania sono noti e già strutturati: piazza Alcalà, con la stazione “Porto” del passante ferroviario, ma soprattutto piazza Giovanni XXIII, dove convergono ferrovia, metropolitana, autobus urbani ed extraurbani. È lì che un hub ha senso, perché lì esiste la rete. Spostare questa funzione in un’area priva di connessioni significa ignorare i principi più elementari della pianificazione dei trasporti.
Si può anche comprendere l’incompetenza di chi formula proposte di questo tipo, ma se si vuole parlare di mobilità in una città complessa come Catania bisognerebbe almeno conoscere i fondamentali. In questo caso, l’impressione è che non si sappia nemmeno dove passano le principali direttrici di trasporto e quali funzioni assolvono.
La mobilità sostenibile non nasce da rendering suggestivi né da slogan, ma da analisi, gerarchia delle infrastrutture e separazione delle funzioni. Qui, invece, si sta semplicemente proponendo di far convivere autobus, pedoni e camion nello stesso punto critico della rete. Non una soluzione, ma una ricetta per il caos.