
I sindaci Enrico Trantino (Catania) e Roberto Lagalla (Palermo) hanno esaltato la partnership tra il quotidiano La Sicilia, media partner del Catania e sponsor del Palermo. I due primi cittadini hanno diffuso comunicati stampa chilometrici, degni di miglior causa, salutando l’iniziativa come un segnale di “lungimiranza”, capace di valorizzare l’identità siciliana e avvicinare città storicamente divise tramite il calcio. È stata definita un “gesto concreto di apertura, visione e responsabilità sociale” in grado di unire Palermo e Catania (lasicilia.it).
Eppure, mentre esultano per accordi mediatici tra stampa e squadre di calcio, la realtà sul territorio resta drammatica.
Il sindaco Trantino, a proposito dei rifiuti che sommergono la città, ha addossato gran parte della responsabilità ai cittadini, accusati di abbandonare sacchetti e ingombranti fuori dagli orari e dai punti di raccolta. Un approccio che scarica sui singoli colpe diffuse, mentre la città resta invasa dall’immondizia e con la raccolta differenziata inchiodata a livelli bassissimi.
Parallelamente, il sindaco ritiene opportuno dedicare tempo ed energie alla proposta di abbattere gli “Archi della Marina” per liberare il lungomare. L’idea, pur presentata come opinione personale, ha comunque indignato gran parte dei cittadini, da sempre affezionati a quella storica architettura che molti chiedono di tutelare come bene monumentale (turn0search7). Nessuna parola è stata spesa dal sindaco per la bruttezza della pista ciclabile di via Colombo che continua a suscitare polemiche, insieme ad altre infrastrutture simili, realizzate in maniera discutibile.
A Palermo i problemi non sono da meno: l’emergenza rifiuti non è risolta — Lagalla stesso ha ammesso che servirà almeno un anno per ritrovare una regolarità nel servizio. La cura del verde è ai minimi termini, e gli alberi, non potati da anni anche in pieno centro cittadino, invadono balconi e finestre dei palazzi prospicienti, facilitando l’accesso di topi ed insetti direttamente nelle case.
Non mancano ovviamente i problemi di traffico, gestito in maniera a dir poco superficiale: la centralissima Via Roma è stata resa di nuovo a senso unico dopo un confronto con i commercianti, come se una strada strategica servisse solo a una parte della città, e non fossero elementi vitali per la mobilità collettiva. Non deve sorprendere, quindi, che Lagalla, nella classifica di gradimento del Sole24Ore tra i sindaci ed i governatori italiani, si trovi al penultimo posto, l’ottantesimo.
Ma è l’ordine pubblico a preoccupare: sia Catania che Palermo affrontano un’escalation di violenza urbana, con episodi gravissimi di omicidi tra giovani, furti e rapine, anche a turisti, che alimentano il clima di insicurezza e sfiducia ponendo, ancora una volta, le due città sotto i riflettori della stampa internazionale.
Soltanto ieri i media davano notizia di una rissa a suon di bottiglie rotte nella centralissima via Maqueda, a Palermo, proprio in mezzo ai turisti. Rispondeva nella stessa giornata Catania con una sparatoria in piena regola nell’altrettanto centrale via Garibaldi.
È amara ironia: mentre si sprecano parole ed energie per celebrare simbolismi sportivi, non si riescono a trovare rimedi per città che cadono a pezzi. Strade dissestate, rifiuti invadenti, traffico paralizzato, patrimonio storico trattato come variabile d’arredo e sicurezza inesistente, non appaiono neanche sullo sfondo dei comunicati entusiastici dei primi cittadini.
Se davvero il calcio può unire, allora che serva ad unire le energie e i progetti concreti: i sindaci siciliani, non solo delle due città più grandi, si occupino meno dei rapporti tra società private e condividano gli sforzi per risolvere i problemi che le attanagliano, magari chiedendo, nelle sedi opportune, risorse straordinarie per ripulire i quartieri, restituire decoro, tutelare la storia, migliorare i trasporti, presidiare la sicurezza urbana.
Le parole non bastano più: c’è bisogno di azione, non di slogan.