
Porticciolo della Bandita, fonte: Balarm.it
Altro che “mancanza di fondi”. Il vero problema oggi è l’incapacità della Pubblica Amministrazione, soprattutto dei Comuni, di trasformare risorse già ottenute in cantieri reali. Palermo è diventata l’esempio lampante di questo paradosso: progetti pronti, finanziamenti assegnati, necessità urgenti… e tutto fermo.
Sono circa 25 milioni di euro in bilico. Risorse che rischiano di tornare indietro perché non si riesce a spenderle entro le scadenze.
L’asilo di Brancaccio vale 3,9 milioni di euro e rappresenta molto più che un edificio scolastico: è un presidio sociale in un quartiere delicato. Eppure rimane sulla carta.
Il porto della Bandita e il lungomare della Costa Sud, con interventi per oltre 5 milioni complessivi, dovrebbero restituire ai cittadini l’accesso al mare e riqualificare una parte della città da anni abbandonata. Anche qui, tutto fermo.
La piattaforma di trattamento dei rifiuti di Bellolampo, finanziata con 8,2 milioni di euro, sarebbe decisiva per uscire dall’emergenza cronica rifiuti. Ma la procedura avanza lentamente, tra continui rimpalli e rinvii. Lo stesso vale per il recupero della Bandita (3,9 milioni) e altri interventi di rigenerazione già annunciati e mai realmente partiti.
Il paradosso è evidente: mai come oggi sono arrivati così tanti fondi – PNRR, europei, nazionali. È un’occasione storica per modernizzare porti, scuole, strade, parchi, servizi. Ma la macchina amministrativa non è in grado di portarli a compimento.
E quando le opere restano ferme, succede sempre la stessa cosa: si perdono tempo e opportunità, i costi aumentano perché i prezzi cambiano nel frattempo, i finanziamenti rischiano di decadere e i cittadini continuano a vedere solo promesse, rendering e annunci, senza alcun cambiamento reale.
La verità è semplice e scomoda: abbiamo i soldi ma non la capacità di spenderli. Finché non si rafforzeranno gli uffici tecnici, non si stabilizzerà il personale competente, non si digitalizzeranno le procedure e non si stabiliranno responsabilità chiare, continueremo a vivere in un Paese dove le opere pubbliche si raccontano, ma non si realizzano.
Insomma, la priorità del Paese dovrebbe essere una: riformare la Pubblica Amministrazione. Parliamo del Paese, non solo di Palermo, della Sicilia o del sud ancorché, in queste realtà, il problema sia molto più grave, per motivi storici: pochi concorsi, poca competenza, assunzioni effettuate con criteri che nulla hanno a che fare con il merito.
Ma la politica da questo orecchio, non ci sente: meglio parlare di cose più interessanti, quanto lontane dalle reali esigenze del Paese: immigrazione, separazione delle carriere dei magistrati (che interessa lo 0,5% degli appartenenti alla categoria) o, magari, imbastire un bel dibattito Ponte si-Ponte no. Nel frattempo, i sindacati (che hanno colpe enormi sul disastro della P.A. e non solo) indicono un bello sciopero generale, magari su qualche guerra lontana.
E qualcuno continua a far credere che basta preannunciare un progetto in conferenza stampa per cambiare città e territori. Ma una città cambia quando si apre un cantiere. E quando quel cantiere si chiude.