Ritirata la proposta adottata a giugno dopo le proteste dei Comuni e oltre cento ricorsi. Schifani: «Bene il ritiro, ora confronto con i territori». Si riapre il percorso prima della definizione del nuovo strumento di pianificazione.
La Regione Siciliana fa marcia indietro sul Piano paesaggistico della Città metropolitana di Palermo. L’assessore regionale ai Beni culturali, Francesco Paolo Scarpinato, ha deciso di ritirare l’attuale proposta, aprendo di fatto una nuova fase di confronto con i Comuni e con le comunità locali.
Il Piano era stato adottato con il decreto assessoriale n. 24 del 10 giugno 2026 e riguardava gli ambiti territoriali 3, 4, 5, 6, 7, 8, 10 e 12 della provincia di Palermo. La Regione ne aveva annunciato già ad aprile la conclusione dell’iter istruttorio, presentandolo come uno strumento destinato a stabilire regole uniformi per la tutela e la valorizzazione del territorio.
L’adozione non era un passaggio privo di conseguenze: con la pubblicazione negli albi pretori comunali entravano infatti in vigore le misure di salvaguardia previste dal Codice dei beni culturali e del paesaggio. La stessa Regione aveva ricordato che, da quel momento, nelle aree tutelate non sarebbero stati consentiti interventi in contrasto con le prescrizioni del nuovo Piano. Era stato inoltre previsto un termine di 120 giorni per la presentazione di osservazioni e documenti.
Le contestazioni dei Comuni
Proprio durante questa fase sono emerse numerose contestazioni. Sindaci e amministratori del Palermitano hanno segnalato criticità legate soprattutto all’introduzione e all’estensione dei diversi livelli di tutela e alle possibili conseguenze sulla pianificazione urbanistica e sulle attività economiche dei territori.
Il confronto era arrivato già l’8 settembre a Palazzo d’Orléans, dove Schifani aveva riunito Scarpinato, i vertici del dipartimento dei Beni culturali, la Soprintendenza di Palermo e una trentina di rappresentanti delle amministrazioni locali. In quella sede era stato concordato un tavolo tecnico per esaminare le criticità sollevate dai Comuni.
La pressione è aumentata nelle settimane successive. Secondo quanto riportato dalla stampa, contro il Piano erano stati presentati oltre cento ricorsi, mentre la richiesta di rivedere il provvedimento aveva coinvolto sia esponenti della maggioranza regionale sia dell’opposizione. Alla vigilia del ritiro, lo stesso Schifani aveva convocato una riunione con l’assessore per affrontare la questione.
Scarpinato: più tempo per il confronto
Scarpinato ha quindi annunciato il ritiro spiegando che la scelta serve a consentire «ulteriori e necessari approfondimenti» e a dare ai territori più spazio per formulare le proprie osservazioni. L’assessore ha precisato che l’obiettivo resta quello di arrivare a uno strumento condiviso con le amministrazioni locali, mantenendo ferma la tutela del patrimonio paesaggistico. la Repubblica
La decisione segna comunque una netta inversione rispetto alla linea seguita soltanto pochi mesi fa. A luglio lo stesso assessorato aveva difeso l’impostazione della pianificazione paesaggistica regionale, sostenendo che non vi sarebbe stato alcun allentamento automatico delle tutele e ribadendo la prevalenza della salvaguardia del paesaggio sulla pianificazione urbanistica. Regione Sicilia
Schifani: «Ora confronto con i territori»
Il presidente della Regione Renato Schifani ha accolto favorevolmente la decisione dell’assessore e ha annullato la riunione che aveva convocato sulla vicenda.
«Apprezzo la decisione dell’assessore Scarpinato, che va nella direzione auspicata da tempo da Palazzo d’Orléans. Il piano paesaggistico deve nascere dal confronto con i sindaci e le comunità locali, tenendo insieme la tutela del territorio e le esigenze di chi lo vive. Alla luce del ritiro della proposta, la riunione che avevo convocato per questo pomeriggio è annullata», ha dichiarato Schifani.
Il Piano, dunque, non viene definitivamente accantonato: viene ritirata la proposta adottata a giugno per riaprire il confronto e arrivare a una nuova formulazione. Resta ora da capire quali prescrizioni saranno riviste, quali osservazioni dei Comuni verranno recepite e con quali tempi la Regione tornerà a proporre il nuovo strumento di pianificazione paesaggistica.








