
Nei giorni scorsi, in vista della manovra finanziaria del governo, si era insistentemente parlato di “definanziamento del Ponte sullo Stretto” per una cifra, addirittura, di 3,5 miliardi. Notizia che aveva allarmato, e non poco, ci sostiene la realizzazione dell’opera, facendo invece esultare i contrari. Proprio ieri sono arrivate le precisazioni, sia da parte del MIT che da parte della Società stretto di Messina.
Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini è determinato a realizzare il Ponte sullo Stretto e farà di tutto per velocizzare il via ai lavori.
Così una nota del Mit, in cui si precisa che il governo ha garantito la copertura finanziaria per l’opera: a causa dell’intervento della Corte dei Conti, sono in corso gli ulteriori approfondimenti richiesti e per questo i fondi sono stati ricollocati (in manovra, ndr) perché i cantieri saranno aperti nei prossimi mesi anziché entro fine anno come auspicato.
“Non c’è alcun definanziamento del ponte sullo Stretto di Messina, come ha confermato il ministero delle Infrastrutture. Si tratta di un dovuto adeguamento e allineamento temporale della copertura finanziaria al nuovo cronoprogramma realizzativo, conseguente alla mancata registrazione da parte della Corte dei conti della delibera Cipess di approvazione del progetto definitivo”. Così L’amministratore delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci, all’ANSA.
Ma ecco cosa è veramente successo. Il 15 dicembre scorso è arrivato all’esame del Parlamento l’emendamento del governo alla manovra con misure per 3,5 miliardi complessivi annunciato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. L’emendamento contiene diversi interventi, dalle Zes e Transizione per le imprese, all’adesione automatica alla previdenza complementare. Viene introdotto anche un articolo con disposizioni in materia di rimodulazione del Pnrr.
L’emendamento del governo alla manovra interviene anche sugli stanziamenti relativi al ponte sullo Stretto di Messina, allocando 780 milioni nel 2033.
L’emendamento, attraverso una modifica tabellare allo stato di previsione del Mit, “rifinanzia, alla luce dell’aggiornamento dell’iter amministrativo e del non perfezionamento degli impegni relativi alle somme iscritte in bilancio nell’anno 2025 in conto residui rinvenienti dall’anno 2024, gli stanziamenti relativi al Ponte sullo stretto di Messina – si spiega nella Relazione tecnica – prevedendo un incremento delle risorse nell’anno 2033 tale da lasciare inalterato il valore complessivo delle somme autorizzate”.
In sostanza, a causa delle lungaggini burocratiche che non hanno reso possibile l’avvio dei cantieri nel 2025, causando una economia nella spesa prevista, le relative somme sono state ricollocate oltre il termine dell’iter realizzativo dell’opera, previsto per il 2032, aggiungendo la somma “risparmiata” all’anno successivo. Quindi, si tratta semplicemente di una “traslazione” delle somme, causata dai ritardi nell’inizio dei lavori.