PONTE SULLO STRETTO, CITYRAILWAYS: “C’E’ LA FERROVIA, CONVIENE”

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Siciliainprogress
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Ponte sullo Stretto: l’analisi di CityRailways sulla sostenibilità economica

Lo studio di CityRailways, pubblicato a QUESTO LINK, la nota rivista specializzata in mobilità, analizza la fattibilità economica del Ponte sullo Stretto, con un approccio prettamente scientifico. L’attendibilità e la competenza riconosciuta del sito ci restituiscono un’analisi profonda, dettagliata e priva di pregiudizi. Vediamo, nel dettaglio, quali sono le conclusioni raggiunte.

Il ruolo decisivo del vettore ferroviario

Secondo i dati raccolti, il Ponte sullo Stretto risulta economicamente sostenibile solo se sarà transitabile anche dai treni. Nel caso in cui l’opera fosse destinata unicamente al traffico stradale, persino ipotizzando una riduzione dei costi di investimento, la valutazione economica rimarrebbe negativa, con un rapporto benefici/costi fermo a 0,60. Al contrario, con l’integrazione ferroviaria, l’opera trova la sua sostenibilità.

Un altro punto cruciale messo in evidenza è il ruolo delle linee AV/AC. Tra i due grandi progetti previsti – la Salerno-Reggio Calabria e la Messina-Catania-Palermo – è proprio il secondo a rivelarsi decisivo per garantire la sostenibilità del Ponte. In altre parole, senza un collegamento ferroviario moderno e rapido tra le tre principali città siciliane, l’opera perderebbe gran parte della sua ragion d’essere. La valutazione economica del Ponte, quindi, non va considerata isolatamente, ma come parte integrante del completamento del corridoio AV/AC da Salerno a Palermo.

Interessante notare che, anche nello scenario cautelativo, il surplus economico generato dal Ponte rimane rilevante, pur non essendo indispensabile a rendere positiva l’analisi. Senza questo surplus, infatti, il rapporto benefici/costi si attesterebbe comunque attorno a 1,1. Nel cosiddetto scenario standard, i benefici principali derivano da tre elementi: i risparmi di tempo per i viaggiatori, la riduzione delle esternalità negative della mobilità (come inquinamento ed emissioni) e la variazione dei costi di esercizio per l’intero sistema del trasporto pubblico, che comprende treni, autobus, traghetti e aerei.

Più nello specifico, i calcoli mostrano che il Ponte produrrebbe una riduzione di 308.500 euro ogni mille passeggeri grazie alla diversione modale verso mezzi più efficienti. Inoltre, in termini di costi di esercizio complessivi dei vettori di trasporto pubblico, l’opera determinerebbe una riduzione pari a 28.500 euro ogni mille passeggeri annui che attraversano lo Stretto.

Le variabili sensibili e la ripartizione dei benefici

Un capitolo fondamentale dello studio è quello dedicato all’analisi di sensibilità, utile a comprendere quali variabili incidano di più sulla valutazione economica. Il grafico elaborato da CityRailways indica chiaramente come le variabili più determinanti siano il costo di costruzione (CAPEX) e la variazione nell’offerta complessiva di trasporto pubblico, con meno aerei e traghetti e più treni. Seguono, con peso inferiore, la riduzione dei tempi di viaggio in ferrovia e il surplus economico indotto. Ancora meno sensibili risultano la riduzione dei tempi di viaggio su strada, i costi operativi e il valore unitario del tempo.

Analizzando i benefici economici indotti dal Ponte, emerge che il 61% è attribuibile all’ottimizzazione dei flussi passeggeri di medio-lungo raggio, cioè alla migliore distribuzione tra aereo, strada e ferrovia. Un ulteriore 17% proviene dall’ottimizzazione dei flussi locali, il 12% dal surplus economico indotto dall’opera e solo il 9% dall’ottimizzazione del traffico merci. Quest’ultimo, quindi, riveste un ruolo secondario nel breve periodo, ma potrebbe diventare più rilevante in futuro se si concretizzerà il potenziamento del trasporto merci ferroviario.

Un approccio scientifico e di lungo periodo

Lo studio precisa anche che l’analisi economica non va confusa con quelle finanziarie di cui si è letto spesso negli ultimi mesi. Non affronta quindi direttamente il tema dei pedaggi, né le ricadute immediate sull’occupazione legata ai traghetti. Piuttosto, adotta un approccio generale e di lungo periodo, misurando la sostenibilità dell’opera dal punto di vista collettivo e ambientale. Vengono seguite le linee guida operative del MIT per le infrastrutture, integrate però con parametri specifici per un’opera di questa natura. Tra le varianti adottate ci sono l’estensione del periodo di analisi a 70 anni e l’inclusione delle previsioni Istat sul calo demografico in Sicilia e Calabria, per valutare realisticamente gli effetti futuri su costi e benefici.

La conclusione a cui arriva CityRailways è CHE la sostenibilità del Ponte sullo Stretto di Messina è legata in modo stretto alla componente ferroviaria e al completamento del corridoio AV/AC, soprattutto sul versante insulare. Il ruolo delle merci oggi appare secondario, ma nel lungo termine, con un rafforzamento del trasporto ferroviario, potrebbe aggiungere ulteriori benefici economici a un’infrastruttura unica nel suo genere.

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