MAL, IL PROGETTO DIMENTICATO DEL COMUNE DI PALERMO




Come ricorderete, qualche mese fa l'Assessore alla Mobilità del comune di Palermo, promise ai nostri microfoni che avrebbe aggiornato il progetto della MAL in tempo per la presentazione della domanda di finanziamento dell'opera al Ministero per le Infrastrutture e Trasporti.

Come riporta Ilsicilia.it, richiamando una nota dell'ufficio stampa comunale, solo adesso il Comune chiede a Roma i fondi per l'adeguamento progettuale. Ammesso che questi fondi siano ottenuti, riuscirà l'amministrazione ad assegnare l'incarico, ed a presentare il progetto entro il termine previsto, prima fissato a giugno e successivamente prorogato al 30 ottobre 2020, causa COVID?

Abbiamo i nostri dubbi: stiamo parlando della stessa amministrazione dove da 1 anno e mezzo si è misteriosamente fermata una gara di appalto per il servizio di progettazione, quella per lo svincolo Perpignano, allo stato di seduta iniziale. Stesso destino, o quasi, per il ponte Corleone.

Ma c'è di peggio. Il progetto preliminare della MAL è stato redatto a partire dal 2004 (amministrazione Cammarata) ed è stato approvato nel 2014; anche in quel caso veniva pomposamente annunciata la richiesta di finanziamento al MIT. L'adeguamento progettuale, il cui finanziamento è stato richiesto due giorni fa, si rende necessario perchè negli ultimi 7 anni il progetto è rimasto segregato nei cassetti dell'Area Tecnica comunale, dimenticato da tutti. Soprattutto, ci verrebbe da dire, dalla stessa amministrazione comunale, che nel frattempo si dedicava anima e corpo a progettare il sistema di mobilità preferito: quello tranviario. Ben 11 linee, tali da portare la lunghezza complessiva dagli attuali 33 (4 linee) a 102 chilometri.

Peccato che, a differenza della Mal, già dotata di progetto preliminare, per il "sistema Tram 2" non esistevano, nel 2014, che poche righe su un foglio. E' per questo che, mentre il progetto MAL, bell'e pronto, ammuffiva nei cassetti, il Comune bandiva un concorso di progettazione per l'estensione della rete tranviaria che portava all'individuazione del raggruppamento professionale con capofila l’Ing. Ruggero Cassata, quale vincitore. Un’affermazione che destò non poche perplessità, anche perché, senza nulla togliere al merito, avvenuta a scapito di grandi gruppi nazionali, nonché di illustri professionisti locali, esperti di scienza e tecnica dei trasporti.

A tutt'oggi, a progetto definitivo consegnato, ma non approvato, nonostante i 6 anni in ghiacciaia possiamo affermare che la MAL è ancora, per gli effetti concreti, allo stesso livello progettuale del sistema tranviario: preliminare, ovvero “di fattibilità” secondo il nuovo Codice. Ma il tempo passa, e l'elaborato va aggiornato nei prezzi ed alle nuove normative nel frattempo intervenute.

In realtà, il Comune, incalzato da chi chiedeva che fine avesse fatto un'opera progettata e regolarmente inserita nel PRG, e nella vigente programmazione Triennale, qualcosa aveva fatto in tal senso. Inanellando un’incredibile sequenza di passaggi burocratici, che ci è rivelata da una nota del 13 maggio scorso in risposta ad un'interrogazione consiliare del gruppo OSO, capitanato da Giulia Argiroffi, ex Movimento 5 stelle.

Nel seguito vi descriveremo gli eventi, caratterizzati da tempi e modalità pressochè incomprensibili a chi non ha mai avuto a che fare con la burocrazia della Pubblica amministrazione. Preghiamo soltanto il malcapitato lettore di procurarsi una cospicua scorta di analgesici. Fatto? Possiamo andare avanti.



Le disavventure burocratiche dell'adeguamento progettuale

Nella nota leggiamo, che a fine 2018, esattamente in 15 novembre, il Comune (in particolare il Servizio Trasporto Pubblico di Massa dell’Area tecnica) intendeva affidare l'aggiornamento progettuale agli stessi progettisti pro-tempore della MAL (Associazione temporanea di Systra, Ingegneria y economia del trasporto, Lombardi, Perrault e Technital ) sulla base del contratto ancora in essere; perché? Semplice, per partecipare all’avviso del MIT per la ripartizione del Fondo Investimenti per il Trasporto Rapido di massa (TRM) istituito con la Legge di Bilancio per il 2017 (legge 232 dell’11/12/2016) con scadenza ravvicinatissima: 31 dicembre 2018! Solo 45 giorni per predisporre una documentazione tecnica articolata e complessa.

I progettisti, forti di un credito vantato nei confronti del Comune per le prestazioni rese a suo tempo, ma mai liquidate, risposero “picche” 5 giorni dopo. Più che prevedibile: chi lavorerebbe gratis per un cliente moroso, peraltro di somme non indifferenti? Fatto sta che la domanda di finanziamento per la MAL non venne mai presentata . Venne invece presentata la richiesta relativa alla seconda fase del sistema tram (linee D-E2-F-G), redatta con tutta calma sulla base del progetto di fattibilità, uscito dal concorso di progettazione 8 mesi prima (aggiudicazione: 8 maggio 2018).

I tecnici comunali, nonostante il treno perso, provarono successivamente a “convincere” i progettisti ipotizzando di liquidare loro, finalmente, le somme spettanti; ma non lo fecero. Prima, come da prassi consolidata in simili fattispecie, pensarono bene di chiedere un bel parere legale all’Avvocatura comunale. Si attivarono in tal senso soltanto il 4 giugno del 2019, ovvero la bellezza di 196 giorni dopo il diniego dell’ATI. A termini del bando MIT scaduti da 155 giorni.

Anche l’Ufficio Legale ci pensò un po’ su, e 56 giorni dopo (nota del 30/07/2019) chiese “ulteriori chiarimenti” al servizio tecnico. Richiesta a dir poco impegnativa, se è vero, come è vero, che tali chiarimenti vennero inviati ai legali comunali il 20/09/2019 (51 giorni dopo).

Nelle more di ricevere il parere richiesto (non abbiamo notizie sulla sua definitiva formulazione), ci si ricordava di un piccolo particolare: i soldi. Si, perché senza quelli, non ci sarebbe stato parere legale sufficiente a convincere i progettisti. Pertanto, con nota n. 1523742 del 28/10/2019, il Servizio avanzava richiesta delle risorse necessarie alla Ragioneria Generale, chiedendone la disponibilità e, in ratio extremis l’accesso, al Fondo di riserva del Sindaco. Risposta? Nessuna: in pratica, un silenzio-diniego, che equivaleva ad un altro “due di picche” incassato dai tecnici.

Dopo qualche settimana, i tecnici comunali tentavano un’altra strada: rivolgersi direttamente al Ministero delle Infrastrutture. Possiamo comprendere tale mossa, dal momento che, all'interno del Comune, gli stessi impiegati non avevano trovato molto riscontro. Richiedevano quindi al MIT di poter utilizzare le economie di ribasso del Servizio di Progettazione della MAL (risalenti al 2004), al fine di estendere l’incarico per l’elaborazione dei necessari documenti e studi, all’ATI progettista. Lo facevano con nota n. 1712991 del 18/12/2019 “integrata con nota n. 100826 del 04/02/2020 con calcolo delle risorse necessarie allo svolgimento dell’incarico, giusto proposta di spesa inoltrata a questo Ufficio dall’ATI progettista con nota n. 09 AAM/gt del 29/01/2020”. Traducendo quanto riportato, sembra proprio che l’ufficio comunale abbia prima chiesto le economie di ribasso al MIT, e dopo un mese e mezzo circa abbia specificato gli importi esatti necessari alle elaborazioni progettuali integrative.

Prendiamo atto, tuttavia, che dopo oltre un anno di note, pareri e dinieghi, si è giunti finalmente ad un accordo economico basato, con tutta evidenza, sulle richieste dell’ATI. Ma a questo punto ci chiediamo: a cosa è servito imbastire, con o senza parere legale, una trattativa economica con i progettisti se poi si sono accettate le loro stesse richieste, pedissequamente inviate al MIT?

Meno male che con nota del 05/03/2020, il Ministero delle Infrastrutture si esprimeva positivamente all’utilizzo delle risorse residue delle economie di ribasso, ma con una piccola, comprensibile, richiesta al Comune: il versamento di quelle stesse somme sul Bilancio dello Stato. Insomma, le somme necessarie il Comune le aveva già in cassa, ma non erano sue. Per utilizzarle doveva prima restituirle al legittimo proprietario: lo Stato. Che poi avrebbe provveduto ad erogarle. Tutto chiaro? Magari.


Piccola parentesi: ma a livello politico, gli amministratori pubblici, certamente a conoscenza di questi fatti, non potevano fare qualcosa di più per intervenire presso gli uffici che, a nostro sommesso parere, sembra siano stati lasciati un pò in balia di sè stessi? In genere la cosiddetta "volontà politica" interviene, come minimo, proprio per accelerare l'invio di certe note, o evitare certi silenzi. Sarò stato fatto?


Il mistero dei due finanziamenti


Nell’attesa che si svolgesse l'indispensabile passaggio contabile Comune-Stato-Comune sopra rammentato, gli uffici insistevano (con nota del 13/03/2020) nei confronti del MIT perché le somme del ribasso d’asta fossero ugualmente erogate. La nota dovrebbe essere quella citata dall’on. Varrica nella sua dichiarazione su Ilsicilia.it di ieri. A cui dovrebbe aver fatto seguito, se abbiamo compreso bene cosa intendeva Varrica, lo sblocco definitivo delle somme per 200.000 €.

Ma allora, se le somme sono “sbloccate”, e da tempo, a che servirà la domanda di finanziamento della progettazione inviata al MIT lo scorso 5 agosto? Per qualcuno, è un mistero. Ma forse potremmo avere una spiegazione, forti di qualche anno maturato dentro la Pubblica amministrazione, e dei conseguenti capelli bianchi. E’ solo un’ipotesi, ma a volte ci azzecchiamo…

E’ probabile che le somme richieste dai progettisti siano superiori al “residuo” disponibile per il famoso ribasso d’asta e che, quindi, siano necessarie ulteriori risorse. Ciò spiegherebbe questo tardivo tentativo di battere cassa presso il MIT, ma anche l’entità della somma richiesta, pari a “soli” 300.000 € per l’aggiornamento del progetto preliminare della MAL che prevede l’adeguamento di computi metrici, analisi prezzi, analisi costi/benefici oltre al relativo studio trasportistico, rimodulato secondo le schede de MIT. Se si considera che soltanto per la progettazione delle piste ciclabili sono stati chiesti al Ministero 600.000 €, e che la stessa progettazione preliminare della MAL ha comportato 6,3 milioni di € (valuta 2014), si può comprendere che si tratta di una cifra relativamente bassa.

Tutto ciò spiega, ma non giustifica, la situazione che attualmente vede la domanda per il finanziamento della MAL fortemente in discussione. Il 30 ottobre è molto più vicino di quello che sembra, anche perché siamo in pieno periodo di ferie estive. Il lavoro da fare è molto impegnativo e dei tempi burocratici abbiamo già trattato sopra, sperando di non aver abusato della sopportazione di chi ci legge. Rammentiamo che, comunque, qualsiasi affidamento, anche aggiuntivo ad un contratto in essere (con riferimento ai progettisti della MAL) deve seguire un suo iter approvativo. Soltanto successivamente si potrà dare seguito alle elaborazioni di progetto che prevedono, tra le altre cose, l’aggiornamento di uno studio trasportistico fermo al 2013, con i relativi rilevamenti sul campo.



La nostra speranza

Difficilmente, senza ulteriori proroghe (a cui scommettiamo che qualcuno sta già lavorando), si arriverà a presentare una domanda redatta secondo i criteri del MIT, che, come abbiamo visto, sono molto selettivi. E, questa volta ci vuole una documentazione che non lasci spazio a perplessità come quelle sollevate sulla seconda tranche del “sistema TRAM”: teniamo conto che i fondi sono limitati ed i contendenti parecchi. Ed agguerriti.


Riusciranno, al Comune di Palermo, a cambiare finalmente passo, dopo anni di tentennamenti, dinieghi, silenzi, amnesie? Noi lo speriamo, per il bene della città. Ma il racconto dei fatti che vi abbiamo proposto la dice lunga sulla reale volontà politica di questa amministrazione di portare avanti il progetto della Metropolitana Automatica Leggera. Soprattutto se raffrontata alla pervicacia con cui la stessa amministrazione ha voluto, e continua a volere, un sistema tranviario a dir poco discutibile.


376 visualizzazioni
  • Google+ Social Icon
  • Twitter Social Icon
  • LinkedIn Social Icon
  • Palermo in Progress
This site was designed with the
.com
website builder. Create your website today.
Start Now