PALAZZO D'ORLEANS, IL PARERE DI TERESA CANNAROZZO

Aggiornato il: 25 dic 2020

Riportiamo il giudizio della prof. Teresa Cannarozzo pubblicato pochi giorni fa su Repubblica, edizione Palermo



QUELLA LUGUBRE COLLANA DI PALLE E CATENE

di Teresa Cannarozzo


Da un bel po’ di anni a Palermo si fa fatica a esercitare il diritto di critica senza essere tacciati dai nostri amministratori comunali e regionali di essere “Nemici della contentezza” e cioè gente biliosa, rancorosa, ingrata sempre pronta a lamentarsi di tutto. E’ successo anche nel caso della nuova sistemazione del grande marciapiede antistante il Palazzo d’Orlèans, sede storica della Presidenza della Regione (gìà residenza della dinastia degli Orlèans) l’espansione degli uffici regionali nell’adiacente edificio multipiano, di scadente qualità architettonica, e la serie di edifici storici successivi per una lunghezza di circa 160 metri e una larghezza di circa 10.

Rischiando quindi di essere inserita in questa categoria antropologica, mi sembra quasi doveroso dare comunque un contributo al dibattito. Gli ingredienti adoperati per l’intervento sono il verde sotto la forma di arbusti, prato all’inglese e alberelli potati in stile bonsai, due fontane in stile antico, cioè non autentiche e una serie di grandi palle di pietra unite da grosse catene, più le luci apprezzabili in notturna. Questa lugubre collana di palle e catene che si snoda lungo tutto il bordo esterno dell’intervento è chiaramente un sistema difensivo e dissuasivo nei confronti dei possibili fruitori sia dal punto di vista percettivo che funzionale.

Desidererei sottolineare che lo spazio pubblico urbano appartiene a tutti i cittadini e dovrebbe essere sistemato per la migliore fruizione dello stesso dal punto di vista, estetico, percettivo e funzionale.

Se poi ci troviamo in un paesaggio urbano storico come quello del caso in specie, le cose si complicano perché la nuova sistemazione deve interagire con le preesistenze storiche che compongono il contesto di Piazza Indipendenza e in maniera diretta con il Monumentale Palazzo D’Orlèans.

Buon senso avrebbe voluto che la sistemazione fosse in quel punto fosse il meno invasiva possibile per non ridurre la visibilità della facciata del Palazzo. Invece il parterre si snoda impassibile e arcigno da un capo all’altro della cortina edilizia, senza dare la minima possibilità di essere penetrato da qualche nuova direttrice geometrica, proveniente dalle geometrie del contesto e senza offrire alcuna seduta a passanti e turisti.

L’Italia e l’Europa sono piene di esempi di sistemazione degli spazi storici aperti con elementi della contemporaneità realizzate per il godimento dei cittadini e dei turisti.

Ci sono fontane realizzate su lastre di vetro verticali che fanno scendere armoniose lamine d’acqua che poi si raccoglie in piccole conche scavate. Se si vuole, l’acqua può anche cambiare colore.

Ho in mente le fontane del quartiere della Défence a Parigi, ma anche una piccola ed elegante sistemazione di Gae Aulenti in una piazza di Gubbio. Per concludere, mi permetterei di dare qualche consiglio di minima al Presidente Musumeci: togliere le palle e le catene; Inserire qualche seduta, prevedere potature più rispettose della dignità degli alberi, abolire le fontane finte e farsi dare dai depositi annessi ai musei stracolmi di materiale, conche e vasche autentiche, nonchè qualche altro elemento decorativo storico da disporre sul parterre.

Infine sulla apprezzabile volontà espressa dal Presidente di costruire un giardino verticale per coprire la facciata dell’edificio multipiano adiacente, gli consiglierei di affidarsi a progettisti particolarmente competenti e specializzati, anche attraverso un concorso di architettura aperto ad architetti, paesaggisti, agronomi, ricordando che la prima condizione perchè un concorso riesca bene è che ci sia un bando ben fatto.




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