RADDOPPIO MESSINA-CATANIA, I NODI DA SCIOGLIERE E L’OPPORTUNITA’ DA COGLIERE

Nell’ambito del tavolo di confronto regionale sulla mobilità, tenutosi a Caltanissetta il 19 febbraio scorso alla presenza dell’Assessore Marco Falcone, responsabili Trenitalia e rappresentanti delle Associazioni dei consumatori, dei passeggeri e delle persone a mobilità ridotta, è emersa la problematica relativa all’approvazione del progetto di raddoppio della linea ferroviaria Messina-Catania, nella tratta Giampilieri-Fiumefreddo.


Come è noto, con il Parere 3166 dell’8 novembre 2019, la Commissione Tecnica di Verifica dell’Impatto Ambientale del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha approvato il progetto definitivo dell’opera, ma con ben 16 prescrizioni.


Tra queste, si rivelano particolarmente impegative:

  • la n° 2, con cui si chiede di “verificare che tutte le elaborazioni fatte rispondano alle nuove Norme Tecniche per le Costruzioni NTC 2018”: una sigla che sintetizza le corpose modifiche alle norme di sicurezza antisismica varate due anni or sono, che impongono criteri di calcolo più restrittivi per le strutture.

  • la n. 6, denominata “Recupero linea storica Alcantara-Randazzo” con la quale si prescrive che “dovrà essere definito e presentato il progetto di recupero dell’infrastruttura e del ripristino delle aree interessate dagli interventi di realizzazione. Il Proponente dovrà avviare e completare con gli enti locali per i progetti di utilizzo e sottoporre al MATTM il progetto condiviso”.

L’Assessore Falcone ha espresso tutta la sua preoccupazione per il rispetto dei tempi previsti dal crono programma dell’opera, inserita nel corridoio Messina-Catania-Palermo e già finanziata con 2,3 miliardi di euro nell’ambito del Progetto “Sblocca Italia” ; la gara di appalto era prevista per il prossimo mese di giugno.


Per quanto concerne la ferrovia dismessa Alcantara-Randazzo, è stato fatto notare dai presenti che la prescrizione può essere eseguita senza grandi difficoltà. Il parere, infatti, non impone la effettiva realizzazione dell’opera di ripristino ma soltanto la redazione del progetto, senza specificare il livello progettuale. Quindi, si può superare facilmente l’ostacolo redigendo un progetto di fattibilità, ovvero il livello meno impegnativo previsto dal vigente Codice dei Contratti Pubblici. Un elaborato che rappresenterebbe, peraltro, una grande opportunità per il trasporto ferroviario: per la prima volta, su un’infrastruttura siciliana, può essere attuata l’inversione di tendenza rispetto al paradigma che da sempre assegna alla ferrovia un ruolo secondario rispetto alla strada.


Il Ministero, infatti, ha ritenuto di prevedere il recupero della ferrovia come “opera compensativa”, nel rispetto di una sensibilità ambientale sempre più diffusa: essa potrà diventare un vettore di mobilità moderna e sostenibile a servizio dei cittadini della Valle, da affiancare ad una viabilità piuttosto carente. Diventa inattuabile, pertanto, qualsiasi tentativo di finalizzare il recupero della linea a fini esclusivamente turistici, come da più parti si continua a sostenere.


A tal proposito sappiamo da quanto dichiarato dall’Assessore Regionale che i costi del ripristino (stimati da RFI intorno ai 200 milioni di euro) sono tali da rendere conveniente l’intervento soltanto in presenza di flussi passeggeri tali da giustificare l’intervento. Esiste, in tal senso, uno studio che dimostra la fattibilità economica dell’opera, redatto da un esperto nel settore, l’ing. Roberto Di Maria, per l’Associazione Ferrovie Siciliane; esso, presentato pubblicamente in un convegno tenutosi a Giardini Naxos il 10 marzo 2017, ipotizza un sistema a rete che coinvolga la ferrovia Circumetnea, incrementando l’affluenza di viaggiatori sulla linea dell’Alcantara. Un’ipotesi condivisa dai rappresentanti delle comunità locali, in particolare i sindaci di Giardini Naxos, Nello Lo Turco, e di Randazzo, Francesco Sgroi, che in più occasioni hanno richiesto la riattivazione della tratta.


Desta invece grande preoccupazione la prescrizione che riguarda l’adeguamento alle nuove norme antisismiche, le già citate NTC 2018. In quel caso, occorre mettere mano a tutti i calcoli progettuali contenuti nel progetto del raddoppio ferroviario, che riguardano decine e decine di ponti, viadotti e gallerie, distribuiti in centinaia di elaborati tecnici. Un impegno enorme, che potrebbe prendere parecchi mesi, e che vanificherebbe tutto il lavoro fin qui svolto dai tecnici strutturisti che hanno lavorato per anni al progetto, applicando norme che, peraltro, risalgono soltanto al 2008!


Ovviamente, alla rielaborazione dei calcoli dovrà seguire un nuovo esame da parte del Genio Civile OOPP.; nel caso in cui i nuovi calcoli rendessero necessario modificare in maniera sostanziale le strutture interessate, occorrerebbe acquisire nuovamente tutti i visti connessi, oltre ad una nuova Valutazione di Impatto Ambientale. Un iter approvativo che, in sostanza , andrebbe rifatto daccapo, facendo perdere altri anni e, probabilmente, i finanziamenti disponibili.


A questo punto, appare necessario ciò che già stato ipotizzato dallo stesso Assessore Falcone al termine della discussione: chiedere l’annullamento della prescrizione contenuta nel Parere, ancora all’esame dei vertici ministeriali, con un provvedimento in deroga. Si potrebbe far leva, allo scopo, sul fatto che le nuove norme sono state varate a progettazione praticamente conclusa, nonché al difetto di competenza: la materia, infatti, non riguarda il Ministero dell’Ambiente ma il sopra citato Genio Civile, che non ha mai avuto nulla da ridire rispetto ai calcoli strutturali delle opere in questione.


Ci auguriamo che si riesca nell’intento, consapevoli dell’importanza per l’intera mobilità regionale del raddoppio ferroviario, con le relative ricadute positive in termini di sviluppo socio-economico.



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