STRETTO DI MESSINA, L’ULTIMA TROVATA: IL TRAGHETTAMENTO AD ALTA VELOCITA’

Le valutazioni dell'ing. Roberto Di Maria riportate ieri su "L'Eco del Sud" sul traghettamento dei treni AV.


Dopo la "Diagonale AV" rifilata dal governo come soluzione di tutti i problemi di trasporto del meridione, e dopo l’idea di sostituire il Ponte sullo Stretto con un bel tunnel subalveo a -250 m., pensavamo di non dover sentire altre idee geniali per un bel pezzo. Dimenticavamo che il nostro è un paese di santi, scienziati e, soprattutto, navigatori. O, meglio, traghettatori.


Sottovalutavamo, infatti, la capacità dell'italico stivale di sfornare sempre nuove proposte, nel campo dei trasporti, attinenti o meno alla logica. Pronte ad avere la massima eco da parte degli organi di stampa, soprattutto se utili al nopontismo militante, a corto di argomenti nuovi. Anche quelli più toccanti, come la storia delle balene fifone, terrorizzate dall’impalcato, o quella degli uccelli miopi, spiaccicati sulle torri, finiscono per fare il loro tempo.


Eccoci quindi serviti: il TGR Sicilia del 21 luglio scorso, alle ore 14:00 ci informa della proposta che possiamo certamente candidare a genialata del momento. Si tratterebbe, infatti, di traghettare i treni per intero, senza dividerli in gruppi di carrozze, come si fa adesso; operazione necessaria per caricare i vagoni, affiancandoli sul ponte delle navi traghetto, ben più corte di un treno normale. Ma questo è niente: si potrebbe adottare lo stesso metodo anche per i treni ad Alta Velocità, pur essendo elettrotreni a “composizione bloccata”, ovvero non scomponibili in carrozze.


Per elaborare questa originalissima idea si sono dovute mettere insieme ben sei Università (sic!) delle due regioni coinvolte, Sicilia e Calabria. Non deve essere stato facile, infatti, pervenire alla geniale soluzione da adottare che, da indagini segretissime che abbiamo condotto, risulterebbe essere la seguente: accorciare i treni!!


Poco importa, per chi ha perso le notti a concepire questa rivoluzionaria idea, che i treni ad alta Velocità siano normalmente lunghi quasi il doppio del ponte di un Ferry Boat. Volete che sia un problema, in tempi di Recovery Fund, costruire un’apposita flotta di Frecciarossa e, potete scommetterci, anche dei rivali Italo, “accorciati” fino alle dimensioni volute? Avremo finalmente l’Alta Velocità in Sicilia e con graziosi treni su misura, versione bonsai.

Il tutto porterebbe i tempi di traghettamento, pensate, a meno di un’ora (59 minuti, come ha dichiarato l’esperto intervistato) e consentirebbe di coprire l’intero tragitto Catania-Roma in 6 ore e mezza! Soltanto il doppio, o poco più, di un Roma-Milano! E con il vantaggio, impagabile, della rilassante sosta di un’ora, comprensiva di crociera sullo Stretto.


A questo punto, presi dall’entusiasmo, ci permettiamo di suggerire un’altra soluzione geniale, anch’essa originalissima: spendendo qualche centinaio di milioni di euro in più si potrebbero rendere le navi bidirezionali. Ciò consentirebbe di evitare le attuali, fastidiose manovre di inversione di marcia dei traghetti durante il viaggio, riducendo ancora i tempi complessivi di altri 2/3 minuti !!


Certo, i treni più corti renderebbero necessario aumentare le corse dei traghetti per mantenere inalterata l’offerta attuale, incrementandola, magari, con i nuovi trenini AV. Ma che problema c’è? I costi di ogni traghettamento, pressochè invariati rispetto ad oggi, sarebbero ripartiti sul prezzo dei posti disponibili. Certo, essendo questi ultimi più che dimezzati, ci sarebbe un discreto extra-costo per singolo passeggero; ma sicuramente, pensando ai salassi delle compagnie aeree, l’utente ferroviario non se ne accorgerebbe nemmeno.


Dell’inquinamento prodotto dai traghetti, poi, non gliene è mai fregato nulla a nessuno, tanto meno agli ambientalisti, troppo occupati dai possibili ostacoli lungo la rotta di volatili e cetacei… Figuratevi se qualche migliaio di tonnellate di CO2 in più possa sconvolgere gli studiosi delle sei università, per lo più lontane dallo Stretto, impegnate in questa monumentale attività di ricerca. Che, incentrata com’era sullo Stretto, ha perso di vista le tante utilissime fermate (Gioa Tauro, Scalea, Aversa, Formia...) che rallentano gli Intercity nel continente; come il fatto che i Frecciabianca devono essere instradati sulla linea “lenta” anche a nord di Salerno.


A proposito di Stretto, escogitate queste “rivoluzionarie” soluzioni trasportistiche, a chi volete che interessi più, il Ponte? Tutti soldi risparmiati, utilizzabili per opere finalmente utili… Come l’irrinunciabile autostrada Cispadana o il fondamentale raddoppio ferroviario Codogno-Mantova.

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